Anche le vie di fuga riportano dentro

C'e' n tipo di resilienza che non si trova nei manuali di management. Non è la capacità di resistere agli attacchi, né quella di adattarsi al cambiamento. È qualcosa di più sottile e, francamente, più inquietante: la capacità di trasformare l'opposizione in nutrimento.
I sistemi veramente robusti non combattono i loro critici. Li integrano.
Il caso di studio che abbiamo sotto gli occhi
Ho osservato questo pattern per decenni attraverso settori diversi, ma l'illustrazione più elegante ce l'abbiamo davanti proprio in questi giorni. Il Natale commerciale ha fatto qualcosa di notevole: ha creato una nicchia di mercato per i propri detrattori. Il libro contro il consumismo natalizio si vende a dicembre. Il podcast sulla pressione sociale delle feste trova il suo picco di ascolti durante le feste. L'articolo che smaschera la manipolazione emotiva del marketing stagionale genera engagement stagionale.
La critica è diventata parte del prodotto.
Il meccanismo dell'attrattore
Questo non è un fallimento del pensiero critico. È il successo di un sistema che ha raggiunto massa critica sufficiente da funzionare come attrattore gravitazionale. Qualunque energia gli si avvicini, sia essa entusiasmo, cinismo, ironia o rifiuto ostentato, viene catturata e convertita in partecipazione.
Il meccanismo si replica ovunque esistano sistemi sufficientemente densi.
L'industria del benessere vende la soluzione allo stress che essa stessa amplifica. I festival "alternativi" costano quattrocento euro e richiedono sponsor corporate per esistere. La critica accademica del capitalismo produce carriere accademiche, pubblicazioni, conferenze: un'economia parallela che dipende dall'esistenza di ciò che critica. I social media monetizzano anche chi li usa per denunciare i social media.
Il pattern sottostante è sempre lo stesso: quando un sistema raggiunge sufficiente densità economica, emotiva e sociale, smette di avere un "fuori". Ogni posizione diventa una posizione interna.
Perché alcuni sistemi digeriscono e altri no
Qui emerge la domanda interessante: perché alcuni sistemi sviluppano questa capacità di assorbimento e altri no?
La Pasqua non ha generato una contro-narrativa strutturata. Il Ferragosto nemmeno. Nessuno scrive saggi sulla tirannia del pranzo pasquale o sul consumismo del quindici agosto. Eppure sono rituali con elementi simili: famiglia, cibo, aspettative sociali, spesa.
La differenza sta nella stratificazione. Il Natale ha accumulato strati: religioso, familiare, commerciale, culturale, emotivo. E qui sta il punto cruciale: ogni strato copre l'angolo cieco dell'altro. Sfuggi al commerciale, ti prende il familiare. Rifiuti il familiare, ti aggancia il culturale. Ignori il culturale, resta il religioso. O l'emotivo. O semplicemente il calendario condiviso che rende impossibile non sapere che giorno è.
Non è un singolo gancio che ti cattura. È una rete in cui ogni filo compensa la debolezza degli altri. Più superfici ha un sistema, più modi esistono di interagirci, incluso il modo oppositivo. E ogni interazione, anche quella critica, alimenta il sistema.
Una lezione per chi progetta
C'è un'implicazione operativa per chi progetta sistemi organizzativi o analizza dinamiche di mercato: la robustezza non viene dalla purezza ma dalla complessità stratificata. Un sistema mono-dimensionale può essere attaccato e distrutto. Un sistema multi-strato converte gli attacchi in feedback.
Ma questo crea un problema epistemologico serio.
Il problema di chi osserva
Se la critica di un sistema diventa funzionale al sistema, come distinguiamo l'analisi genuina dalla partecipazione inconsapevole? Come sappiamo se stiamo osservando il gioco o giocandolo?
Il test che uso è questo: la critica produce defezione reale o solo segnalazione di appartenenza a una tribù diversa?
La defezione reale è costosa e silenziosa. Chi davvero esce da un sistema non ne parla, perché parlarne significa restare in relazione con esso. Il critico pubblico, invece, mantiene il legame attraverso l'opposizione. Ha bisogno del sistema per definire la propria posizione.
Questo spiega perché i sistemi ad alta densità sono così difficili da riformare dall'interno. Ogni tentativo di riforma diventa una variante del sistema, non un'alternativa. Le rivoluzioni che annunciano la fine di un ordine spesso ne preparano la prossima versione.
Cosa farsene
Non sto suggerendo che la critica sia inutile o che ogni opposizione sia cooptata per definizione. Sto osservando un meccanismo che vale la pena riconoscere prima di decidere come muoversi.
La consapevolezza del pattern cambia le opzioni disponibili.
Se sai che il sistema digerisce l'opposizione frontale, puoi scegliere strategie diverse. Puoi operare negli interstizi invece che sui fronti dichiarati. Puoi costruire alternative invece di combattere l'esistente. Puoi, semplicemente, smettere di nutrire ciò che critichi con l'energia della critica.
Oppure puoi decidere che va bene così. Che partecipare al gioco, anche dalla posizione del critico, produce comunque valore per te. L'importante è saperlo.
Il punto, alla fine
Il sistema del Natale sopravviverà a questo post come ha assorbito tutti i suoi predecessori. E va bene. L'obiettivo non era abbatterlo: era capire come funziona.
Perché lo stesso meccanismo opera in sistemi che ci interessano di più: mercati, organizzazioni, istituzioni, paradigmi tecnologici. Riconoscerlo lì è più utile che lamentarsi dei regali obbligati.
I sistemi che durano non sono quelli che eliminano il dissenso. Sono quelli che lo digeriscono. E le vie di fuga? Portano tutte dentro.
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Ogni venerdì, pattern recognition attraverso i layer che altri non vedono.