Chi controlla i watt controlla il futuro
Una delle regole fondamentali dell'analisi sistemica è osservare cosa fanno gli attori, non cosa dicono. Quello che dicono è narrazione. Quello che fanno è strategia. La distanza tra le due cose rivela la struttura reale del gioco.
Prendiamo la transizione energetica.
La narrazione è nota: il futuro è elettrico, distribuito, pulito. Pannelli solari sui tetti, comunità energetiche, democratizzazione della produzione. Una storia coerente, attraente, ripetuta ovunque.
Quello che davvero succede è diverso.
I data center americani hanno consumato 183 terawattora nel 2024. La proiezione per il 2030 è 426 terawattora, un aumento del 133%. A livello globale il consumo dei data center raddoppia nello stesso periodo. Stati Uniti e Cina rappresentano l'80% di questa crescita. L'intelligenza artificiale, che oggi pesa tra il 5 e il 15% del consumo dei data center, arriverà al 35-50% entro fine decennio.
Questo è il dato di domanda. Ora il dato di offerta.
L'amministrazione Trump ha firmato un ordine esecutivo che esclude solare ed eolico dagli incentivi per alimentare i data center. Le fonti ammesse sono gas naturale, carbone, nucleare, geotermico, definite "fonti baseload dispatchable". I data center per l'intelligenza artificiale sono stati designati "critical defense facilities". L'obiettivo dichiarato è quadruplicare la capacità nucleare americana da 100 a 400 gigawatt entro il 2050.
Un osservatore superficiale potrebbe leggere questo come politica energetica. Un osservatore sistemico riconosce un pattern diverso: selezione deliberata di fonti che richiedono concentrazione di capitale, competenze specializzate, infrastrutture centralizzate, supply chain controllabili.
Il solare e l'eolico hanno una caratteristica strutturale che li distingue: sono distribuibili. La barriera all'ingresso è bassa. Chiunque con un tetto e un po' di capitale può diventare produttore. Il potere si disperde.
Il nucleare ha la caratteristica opposta. Richiede investimenti nell'ordine dei miliardi, cicli di sviluppo decennali, competenze che esistono in pochi luoghi, autorizzazioni statali complesse. È centralizzabile per natura. Il potere si concentra.
Non è una cospirazione. È selezione strutturale. Se devi scegliere quali fonti incentivare e scegli sistematicamente quelle che richiedono concentrazione, il risultato è concentrazione. Indipendentemente dalle intenzioni dichiarate.
Il secondo livello del meccanismo riguarda la distribuzione.
Nella maggior parte degli stati americani le utility elettriche operano come monopoli regionali regolati. Solo 13 stati su 50 hanno programmi che permettono ai generatori di vendere elettricità direttamente ai consumatori finali. Negli altri 37, ogni transazione passa attraverso l'utility locale.
Nel 2025 il valore delle acquisizioni nel settore energetico americano è stato di 141,9 miliardi di dollari, contro 28 miliardi nel 2024. Un fattore cinque in dodici mesi. Constellation ha acquisito Calpine per 29 miliardi. NRG ha acquisito asset di LS Power per 12,5 miliardi. La documentazione di questi deal indica esplicitamente come motivazione "assicurarsi generazione dispatchable per soddisfare la domanda dei data center".
Il pattern è consolidamento accelerato nella generazione, su un substrato di monopoli esistenti nella distribuzione.
Il terzo livello riguarda i consumatori industriali di scala.
Google ha acquisito Intersect Power per 4,75 miliardi di dollari, ottenendo capacità di sviluppare generazione e data center in modo integrato. Amazon investe direttamente in progetti nucleari. Microsoft ha finanziato la riapertura della centrale di Three Mile Island per alimentare i propri data center.
Questi non sono acquisti di energia. Sono acquisti di posizione nella catena del valore. La logica è lineare: chi dipende da altri per un input critico è vulnerabile. Chi controlla l'input è protetto.
La struttura che emerge ha tre strati.
Primo strato: competizione tra incumbent energetici per riposizionarsi. TotalEnergies ha 19 gigawatt di capacità rinnovabile e punta a 120 terawattora di produzione elettrica entro il 2030. Shell ne ha 4. BP e le americane restano concentrate sui fossili. Non c'è coordinamento: c'è competizione per capire quale configurazione di asset sopravvive alla transizione.
Secondo strato: consolidamento tra utility e generatori indipendenti. Chi controlla generazione e distribuzione controlla il flusso. I monopoli regionali esistenti si rafforzano attraverso acquisizioni verticali e orizzontali.
Terzo strato: integrazione verticale da parte dei grandi consumatori. I tech giants stanno internalizzando la produzione energetica perché hanno identificato la dipendenza esterna come rischio strategico.
Il risultato è una struttura a imbuto. Molti consumatori finali, pochi controllori di flusso, pochissimi controllori di generazione di scala.
C'è un ultimo elemento da considerare: la distribuzione dei costi.
I data center nel mercato elettrico PJM, che copre un'area dall'Illinois alla Carolina del Nord, hanno già contribuito a un aumento stimato di 9,3 miliardi di dollari nei costi di capacità per il 2025-2026. L'impatto sulle bollette residenziali è nell'ordine di 15-20 dollari mensili in alcune aree. Le proiezioni indicano aumenti medi dell'8% entro il 2030, con punte del 25% nelle zone a maggiore concentrazione.
Il meccanismo è strutturale: i grandi consumatori industriali firmano contratti a lungo termine a prezzi stabiliti. L'aumento della domanda fa salire i prezzi marginali. Gli investimenti in infrastruttura di rete vengono recuperati attraverso le tariffe regolate, distribuite su tutti gli utenti. I benefici sono concentrati. I costi sono distribuiti.
Non è un difetto del sistema. È il sistema.
Una nota finale sulla narrazione.
Negli ambienti specializzati dei data center la metrica di riferimento sta cambiando. Non si parla più primariamente di efficienza energetica, misurata in PUE. Si parla di "tokens per watt per dollar": quanta capacità computazionale, tradotta in output di modelli linguistici, si ottiene per unità di energia e di costo.
È un cambio di frame significativo. L'energia non è più un costo da minimizzare. È un input strategico. Chi ne controlla di più, processa di più. Chi processa di più, addestra modelli più potenti. Chi ha modelli più potenti, cattura più valore.
La transizione energetica sta avvenendo. Solo che la direzione non è verso la distribuzione. È verso una nuova forma di concentrazione, con packaging aggiornato.
Chi vince e chi perde in questa struttura non è determinato da intenzioni maligne o buone. È determinato dalla posizione nella catena: chi controlla generazione di scala, chi controlla distribuzione, chi controlla consumo industriale. Gli altri pagano il conto.
Non è complotto. È architettura.
Iscriviti alla newsletter The Clinical Substrate
Ogni venerdì, pattern recognition attraverso i layer che altri non vedono.