Chi legge il bilancio di Oracle ha scelto le azioni

Iniziamo con un po' di finanza di base dicendo che un'opzione su azioni è il diritto di comprare un titolo a un prezzo fissato oggi, per un certo numero di anni. Se il titolo sale sopra quel prezzo la differenza è guadagno, se resta sotto l'opzione non vale nulla ma non costa nulla nemmeno a chi la tiene in tasca. Larry Ellison, che Oracle l'ha fondata nel 1977, ne ha ricevute lo scorso ottobre per un valore di 117,8 milioni con prezzo d'esercizio a 280 dollari. Clay Magouyrk e Mike Sicilia, promossi co-amministratori delegati nel settembre 2025 al posto di Safra Catz, le hanno ricevute pochi giorni dopo la nomina a 308 dollari per un valore di 621,7 e 248,7 milioni. Venerdì il titolo ha chiuso a 137 dollari, in calo del 53 per cento in dodici mesi. Alle opzioni dei due manca più del doppio per tornare a valere qualcosa.
Il consiglio d'amministrazione ha scritto agli azionisti che proprio questo dimostra che il piano funziona, dato che le opzioni sono uno strumento legato ai risultati e nessuno ha preso provvedimenti per compensare la perdita. Sul primo punto ha ragione. L'opzione è però uno strumento con una storia precisa, quella della Silicon Valley degli anni Novanta, quando le società di software pagavano con la promessa del rialzo, mentre oggi fra le grandi quotate americane è quasi sparita. Al suo posto si usano le azioni vincolate, che l'azienda consegna al dirigente un po' alla volta negli anni e che conservano un valore anche quando il titolo scende, oppure azioni che maturano solo se si centrano obiettivi dichiarati in anticipo.
La parte di cui voglio parlare sta in una novità introdotta proprio quest'anno che si chiama Equity Choice Program e funziona come un menu, perché per la parte di compenso legata alla permanenza in azienda ogni dirigente sceglie se riceverla tutta in opzioni, tutta in azioni vincolate oppure metà e metà. Chi sceglie le opzioni ne riceve quattro per ogni azione cui avrebbe avuto diritto, dato che un'opzione rende solo se il titolo sale e va quindi compensata con la quantità.
Sul valore di quelle opzioni il documento pubblicato venerdì riporta due cifre. Negli Stati Uniti si chiama proxy statement, da proxy che vuol dire delega. È il fascicolo che ogni società quotata deve depositare presso la SEC, l'autorità che vigila sulla Borsa americana, prima dell'assemblea annuale. Serve perché gli azionisti sappiano su cosa votano e possano delegare il proprio voto senza presentarsi, ragione per cui la legge obbliga a mettervi dentro i compensi dei vertici voce per voce. Il comitato che decide i compensi aveva approvato quelle opzioni per 400 milioni in tutto, mentre la contabilità le ha dovute iscrivere a 988. La stessa Oracle spiega che la differenza nasce soprattutto dalla volatilità del titolo inserita nel modello di calcolo, quindi più il prezzo balla più un'opzione vale sulla carta, il che a pensarci è già metà di questa storia.
Ellison e i due co-amministratori delegati il menu non l'hanno avuto, perché le loro opzioni le ha decise il consiglio. L'hanno avuto invece altri cinque dirigenti. Safra Catz, che l'azienda l'ha guidata fino al settembre 2025 e oggi ne è vicepresidente esecutiva, ha preso tutto in azioni vincolate. Lo stesso ha fatto il capo dell'ufficio legale Stuart Levey e così Douglas Kehring, responsabile delle operazioni, che fra settembre e aprile ha tenuto ad interim anche la direzione finanziaria. Hilary Maxson, arrivata il 6 aprile come direttrice finanziaria con un pacchetto azionario di 26 milioni, ha diviso a metà la parte che poteva scegliere e ha messo 10,4 milioni in azioni vincolate, mentre il resto è in opzioni con prezzo d'esercizio a 185 dollari, anche quelle oggi sotto il valore di mercato. Mark Hura, che guida la rete commerciale in tutto il mondo, ha preso tutto in opzioni per 30 milioni.
Sulle ragioni individuali si può discutere a lungo, perché una scelta di questo tipo dipende anche dalle tasse e dal patrimonio che uno ha già, ma resta che il menu dei compensi è il sondaggio più onesto che un'azienda possa fare sulle aspettative dei propri dirigenti, visto che chi risponde paga di tasca propria se sbaglia. In questo sondaggio chi passa le giornate sui conti e sui contratti ha chiesto protezione mentre chi vende ha chiesto leva. Maxson ha scommesso a metà e la metà prudente le ha salvato qualcosa, infatti le sue azioni vincolate valevano 12,7 milioni a fine maggio e 7,7 alla chiusura di venerdì. Le opzioni valgono zero.
Per capire cosa si vede dall'ufficio della finanza basta un conto semplice. Nell'ultimo esercizio, mentre correva a costruire data center per l'intelligenza artificiale, Oracle ha speso 55,7 miliardi in investimenti chiudendo con un flusso di cassa libero negativo per 23,7 miliardi. Vuol dire che, pagata la gestione e pagati gli investimenti, dalla cassa sono usciti quasi 24 miliardi più di quanti ne siano entrati. La differenza l'hanno coperta i creditori con 43 miliardi di nuove obbligazioni e poi in estate gli investitori, che hanno comprato 20 miliardi di azioni nuove a 141 dollari l'una. Venerdì il titolo valeva quattro dollari meno di quel prezzo.
Non è un'azienda in crisi di vendite. Il fatturato del cloud è cresciuto del 39 per cento a 34 miliardi e i contratti firmati ma non ancora eseguiti sono passati in un anno da 138 a 638 miliardi. Il nodo sta nei tempi, perché contratti così di solito diventano incassi man mano che la capacità viene consegnata, cioè dopo che i data center sono stati costruiti e pagati. Questa settimana Oracle ha invocato la forza maggiore su un impianto in New Mexico, ovvero ha dichiarato di non poter rispettare certi impegni per cause che non dipendono da lei. Secondo Bloomberg il costo per assicurarsi contro il rischio che Oracle non ripaghi i propri debiti è salito al livello più alto mai registrato.
Il meccanismo sotto è elementare. Un'opzione guadagna quando il prezzo sale molto e non perde niente quando crolla, quindi premia chi aumenta le oscillazioni. Darla a chi guida una scommessa finanziata a debito di queste dimensioni significa pagarlo per spingere sull'acceleratore, mentre se la scommessa va male il conto lo pagano gli azionisti entrati a 141 dollari e chi ha comprato le obbligazioni. È come affidare la cassa comune a un giocatore di poker lasciandogli una parte delle vincite e nessuna delle perdite, dato che anche il più onesto finirà per giocare in modo diverso da come giocherebbe coi soldi suoi.
Ellison possiede il 38,2 per cento di Oracle, sicché un pacchetto di opzioni in più o in meno per lui conta poco. Contava invece il simbolo, dato che prendeva uno stipendio base di un dollaro, il gesto con cui un fondatore dichiara di voler guadagnare soltanto se guadagnano anche gli azionisti. Nell'anno in cui le opzioni si sono azzerate lo stipendio è salito a 950'000 dollari come quello dei due co-amministratori delegati. Tutti e tre hanno poi incassato 4,9 milioni di bonus in contanti.
Ai piani bassi quasi tutte le opzioni distribuite ai dipendenti sono sott'acqua e il compenso del dipendente mediano è sceso da 98'899 a 94'740 dollari.
Chi siede in un consiglio che disegna i compensi nel pieno di un grande ciclo di investimenti farebbe bene a non leggere le opzioni sott'acqua come la prova che il piano punisce i dirigenti. Le punisce finché nessuno compensa in contanti, cosa che quest'anno è già successa sotto forma di stipendio e di bonus. Prima ancora dei numeri del budget converrebbe guardare cosa hanno scelto dal menu le persone che quel budget lo conoscono meglio di chiunque.
Gli azionisti voteranno il piano dei compensi il 18 novembre.