Come si arriva alla follia un passo razionale alla volta

by Rollo


Come si arriva alla follia un passo razionale alla volta

C'è un'isola di 1,2 milioni di abitanti che in questo momento guida l'agenda politica di 450 milioni di europei. Ha firmato un patto militare trilaterale con Israele e Grecia. Ha incassato un attacco con drone iraniano su una base britannica nel suo territorio. Ha 10.000 iraniani filo-regime nella parte dell'isola che non controlla. E ora riceve fregate francesi, greche e tedesche per sua difesa, senza che nessuno dei 450 milioni abbia votato nulla in merito.

Benvenuti a Cipro, presidente di turno del Consiglio dell'Unione Europea.

La prima reazione è ridere. La seconda è chiedersi come sia possibile. La terza, quella che vale, è capire il meccanismo che ha prodotto questo risultato, perché non è un incidente, non è incompetenza, non è nemmeno sfortuna. È la conseguenza logica e prevedibile di un sistema di incentivi che nessuno ha mai avuto il coraggio di riformare.

Partiamo dai fatti nella loro sequenza. Cipro negli ultimi anni ha costruito con pazienza un'architettura di alleanze nel Mediterraneo orientale: accordi di difesa con Israele, acquisti di sistemi missilistici israeliani, esercitazioni congiunte con Atene e Tel Aviv, un piano d'azione militare firmato a dicembre 2025 che impegna i tre paesi a coordinamento aereo e navale nel 2026. Ogni singola decisione, presa in isolamento, sembrava prudente. Un'isola piccola, non membro della NATO perché la Turchia pone il veto, con una parte del suo territorio occupata dal 1974, che cerca alleanze dove le trova. Razionale.

Nel frattempo l'Iran ha interpretato questa architettura come quello che oggettivamente è: un sistema pensato per contenere la sua influenza regionale, con Cipro come nodo di intelligence e proiezione per gli americani e gli israeliani. E ha risposto colpendo la base britannica di Akrotiri, minacciando ulteriori attacchi, attivando quella che le autorità cipriote descrivono come una rete di potenziali terroristi tra i 10.000 iraniani filo-regime residenti nel nord dell'isola, quella parte che Ankara occupa dal 1974 e che Nicosia non controlla.

Ogni passo nella sequenza è stato razionale per chi lo ha fatto. Il risultato aggregato è che l'Europa si trova a schierare mezzi militari per coprire le conseguenze di scelte geopolitiche prese da un membro da solo, senza mandato collettivo, nell'esercizio della sua legittima sovranità nazionale.

Questo è il punto strutturale che vale la pena capire: l'Unione Europea non ha meccanismi per distinguere tra un membro che subisce una minaccia esterna imprevedibile e un membro che ha assunto rischi deliberati per conto proprio e ora presenta il conto alla collettività. La solidarietà si attiva automaticamente. I costi vengono socializzati. Le decisioni rimangono nazionali. È un moral hazard istituzionalizzato, incorporato nel DNA del sistema, e nessuno lo chiama con il suo nome perché farlo significherebbe ammettere che la solidarietà europea ha un prezzo che dipende dalle scelte di chi la invoca.

La Turchia, in tutto questo, è l'attore che non deve fare niente. Occupa il nord di Cipro da mezzo secolo, il che le garantisce leva permanente su qualsiasi negoziato. Blocca l'ingresso di Cipro nella NATO, il che mantiene l'isola militarmente dipendente da alleanze informali. Ospita involontariamente nel territorio occupato una comunità che oggi costituisce un vettore di minaccia per il sud, minaccia che Ankara può negare di controllare senza mentire, perché effettivamente non la controlla, e senza risolvere, perché risolverla significherebbe cedere leva geopolitica. E nel frattempo viene corteggiata da Bruxelles come partner necessario per la sicurezza del fianco sud della NATO, in un momento in cui l'Europa deve fare da sola perché Trump ha reso l'ombrello americano opzionale.

Ankara non ha costruito questa posizione con un piano machiavellico. L'ha costruita un passo razionale alla volta, esattamente come Cipro ha costruito la sua. Il sistema premiava certi comportamenti e loro li hanno adottati. Il risultato è un equilibrio che nessuno ha scelto consapevolmente ma che tutti stanno mantenendo perché uscirne costerebbe più che restarci.

C'è un termine tecnico per questa struttura: stallo redditizio. Non è una situazione che si risolve perché nessuno degli attori chiave ha un incentivo reale alla risoluzione. La Turchia beneficia dell'ambiguità. Cipro beneficia della solidarietà automatica. L'Iran beneficia della tensione come deterrente. L'UE beneficia dell'apparenza di coesione. Il problema è che i benefici sono asimmetrici e i costi vengono scaricati su chi non ha voce in capitolo: i contribuenti europei che finanziano le fregate, i ciprioti del sud che vivono con una minaccia terroristica concreta, i ciprioti turchi del nord che sono strumento di una partita geopolitica più grande di loro.

Vale la pena soffermarsi un momento sul ruolo britannico, che è il più silenzioso e il più rivelatore. Il trattato di garanzia del 1960 designa UK, Grecia e Turchia come garanti della Repubblica di Cipro. La base di Akrotiri è territorio britannico sovrano, non cipriota, non europeo. Quando l'Iran la colpisce, colpisce tecnicamente il Regno Unito. Londra ha risposto in modo deliberatamente basso profilo, senza invocare il trattato, senza escalation, con la discrezione di chi preferisce non essere ricordato degli obblighi formali che ha verso un'isola complicata in un momento complicato. Il garante che non vuole garantire è forse la sintesi più onesta dell'intera vicenda.

Il paradosso finale, quello che chiude il cerchio, è questo: Cipro presiede il Consiglio UE. Quindi non solo riceve la copertura collettiva, ma guida l'agenda delle riunioni ministeriali europee, fissa le priorità, conduce i negoziati legislativi. È il passeggero che ha acceso il fuoco nell'auto che coordina i pompieri.

Nessuno di questi passaggi, singolarmente preso, è scandaloso. La presidenza rotante è un meccanismo legittimo. La solidarietà tra membri è un principio fondante. Le alleanze bilaterali sono esercizio di sovranità. Il problema non è nei pezzi singoli: è nell'architettura che li mette insieme senza un sistema di responsabilità che colleghi le decisioni alle conseguenze per chi le prende.

I sistemi senza questa connessione non crollano di solito in modo spettacolare. Si logorано lentamente, accumulando stalli, socializzando costi, producendo un cinismo diffuso che erode la legittimità dall'interno. La follia non arriva con un colpo solo. Arriva un passo razionale alla volta.

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