La diagnosi e la ricetta

C'è un paragrafo sul debito pubblico americano che compare, quasi identico, in due note di ricerca della stessa banca pubblicate a pochi giorni di distanza che indica la stessa cifra, il costo netto del debito che salirebbe al diciannove per cento delle entrate entro il 2031 contro il quattordici stimato dal Fondo Monetario. Indica anche lo stesso meccanismo descritto, quello per cui costi più alti generano nuove emissioni che spingono i rendimenti ancora più su. La prima volta quel paragrafo serve a suggerire un po' d'oro come protezione dentro un portafoglio azionario, la seconda serve a giustificare l'oro come tesi a sé stante. Stesso reperto, due conclusioni diverse e qui c'è già quasi tutto quello che vale la pena sapere su come si legge la nota di una grande banca privata tra le prime al mondo, ovvero che l'argomento non porta alla conclusione; la conclusione va in cerca di argomenti che la reggano.
Lo dico per esperienza di lettura, non per sospetto ideologico dato che quelle note le ricevo da anni, le ho lette quando il mio mestiere era un altro e le leggo adesso che il mio mestiere è guardare i sistemi da fuori. Sono scritte bene, da gente che sa cosa scrive, ll problema non è la qualità , anzi è esattamente l'opposto: la qualità è la confezione che fa scendere il filtro critico di chi legge. Una nota piena di percentuali precise, di correlazioni a meno zero virgola sei tra rendimenti e oro, di tonnellate di acquisti delle banche centrali al decimale, comunica rigore e il rigore comunica disinteresse. In pratica sembra il referto di un laboratorio ma non lo è.
Prendo i tre documenti che ho davanti, tutti della stessa settimana di fine maggio. Lunedì le azioni hanno spazio per salire, gli utili sostengono il rialzo, mercoledì le azioni restano interessanti, obiettivo sull'indice americano rivisto e compare il paragrafo sul debito a sostegno di un po' d'oro nel portafoglio, in mezzo, la nota sull'oro: obiettivo di fine anno limato dopo che il metallo era sceso del quindici per cento e di nuovo lo stesso paragrafo sul debito, stavolta a sostegno dell'oro come tesi autonoma. Tre asset, tre note, stessa manciata di giorni e la raccomandazione operativa è sempre identica, che poi sarebbe restate posizionati, anzi comprate. Non esiste, in nessuno dei tre, la parola vendete.
Questo è il punto che si vede solo mettendo le note in fila e che non si vede mai leggendone una alla volta nel momento in cui arriva. Quando i rendimenti salgono e contraddicono sia la tesi azionaria sia quella sull'oro, la risposta non è rivedere la direzione ma è suggerire duration corta e un filo d'oro in più ed a quel punto la raccomandazione non è una variabile che dipende dai dati ma una costante, mentre sono i dati a essere la variabile che le si adatta intorno.
Il meccanismo più sottile sta in due parole che ricorrono nella nota sull'oro: ciclico e strutturale. La domanda fiacca degli investitori, i dazi indiani saliti al quindici per cento, i deflussi dai fondi quotati, tutto questo viene classificato come ciclico, rumore di breve periodo. Gli acquisti delle banche centrali, che invece confermano la tesi rialzista, diventano supporto strutturale. La stessa categoria, ciclico contro strutturale, non viene assegnata in base alla natura del dato ma in base a se quel dato conferma o smentisce la conclusione già scritta. Il dato che piace è tendenza di fondo mentre il dato che disturba è oscillazione passeggera. È la coda che muove il cane ed è scritto nero su bianco in un documento prodotto da una delle istituzioni più serie del settore.
C'è poi la mossa che chiamo l'oroscopo. La nota sulle azioni raccomanda, nello stesso paragrafo, la catena del valore dell'intelligenza artificiale, gli industriali, l'automazione, lo spazio, la Cina continentale, Singapore, il Giappone, le azioni svizzere, la sanità , i beni di consumo discrezionali, l'informatica, la Germania. C'è dentro tutto e quando una raccomandazione contiene ogni cosa non sta selezionando niente, sta coprendo. È costruita come un oroscopo: abbastanza ampia da risultare sempre in parte azzeccata, mai abbastanza precisa da poter essere smentita. Un consulente che dice mi piace tutto non ha espresso una posizione, ha solo dato al lettore il permesso psicologico di restare dov'è già , su qualunque cosa abbia già in portafoglio.
E qui arriva la riga che spiega tutto il resto, in fondo alla nota sulle azioni, dove il lettore arriva ormai persuaso ecco che, cito: "gli investitori possono approfittare dei rialzi dei grandi titoli tecnologici per ribilanciare verso investimenti strutturati e strategie multifattoriali". Eccola. Diciotto righe di crescita degli utili al diciannove per cento, di Asia al sessantadue, di elettrificazione europea, tutte convergono lì, su una riga sola che sposta il cliente verso prodotti a margine più alto per chi li colloca. Le diciotto righe non sono l'analisi a cui la riga finale fa da postilla ma sono la legittimazione intellettuale che rende quella riga finale accettabile, in pratica il referto di laboratorio esisteva per far firmare la ricetta.
Niente di tutto questo richiede malafede ed è la parte che fatico a far capire a chi si aspetta una denuncia. Chi scrive quelle note fa benissimo il proprio mestiere. Il mestiere, però, non è quello che il lettore crede di star leggendo dato che una banca che gestisce patrimoni ha un interesse strutturale a tenere il cliente investito, perché il cliente che vende e va liquido smette di pagare commissioni di gestione e smette di comprare prodotti. La previsione non è l'esito di un processo conoscitivo che potrebbe concludersi con un vendete ma è il prodotto ed un prodotto progettato bene non mente quasi mai; semplicemente seleziona, inquadra, accentua e omette in una direzione sola, quella compatibile con chi lo produce.
Lo spostamento del primo taglio dei tassi a dicembre, dopo che per mesi era atteso prima, viaggia infilato in una subordinata, senza una riga che ammetta che fino a poco prima si diceva altro. L'obiettivo sull'oro che scende del sette per cento dopo un calo del quindici e la raccomandazione che resta: "comprare". La diagnosi si aggiorna in continuazione, la prescrizione mai e quando vedo una diagnosi che cambia e una prescrizione che non si muove, ho imparato a fidarmi della prescrizione come segnale di cosa serve davvero a chi scrive, non a me.
Leggere queste note allora non significa diffidarne, sarebbe un'altra ingenuità , significa fare un'operazione che il documento è costruito per scoraggiare: separare la diagnosi dal collocamento. La diagnosi spesso è ottima, vale la pena leggerla. Il collocamento è la riga in fondo e va letto sapendo che è la ragione di tutte le righe sopra. Chi tiene insieme due o tre note della stessa settimana e cerca il paragrafo che si ripete identico al servizio di conclusioni opposte, ha già fatto metà del lavoro. L'altra metà è ricordarsi che da quel lato del tavolo, dove la nota viene scritta, nessuno è seduto per conto vostro.
Iscriviti alla newsletter The Clinical Substrate
Ogni venerdì, pattern recognition attraverso i layer che altri non vedono.