Diecimila miliardi che non stanno fermi

by Rollo


Diecimila miliardi che non stanno fermi

La presidente della Commissione europea ha chiesto che i diecimila miliardi di euro depositati sui conti correnti delle famiglie europee vengano messi al servizio delle imprese del continente, fissando una scadenza, a fine  anno. Ha aggiunto che se i 27 non trovano l'accordo si andrà avanti con quelli che sono pronti e per descrivere quel denaro ha usato la parola inattivo.

La sede era la Rencontre des Entrepreneurs de France, l'assemblea annuale del Medef, che è la Confindustria francese. Il testo integrale sta sul sito della Commissione e si legge riga per riga. L'Europa ha dei risparmi, purtroppo quei risparmi sono inattivi, oggi diecimila miliardi di risparmio delle famiglie giacciono su conti bancari e una quota consistente viene investita fuori dal continente. Il pacchetto già presentato, su cartolarizzazione, investimenti di banche e assicurazioni, integrazione e vigilanza dei mercati, dovrebbe sbloccare fino a 470 miliardi di investimenti aggiuntivi.

Ho letto l'originale perché i titoli italiani parlavano già di prelievo forzoso e volevo vedere dove fosse la frase vera. Nessun prelievo e ad dire il vero c'è qualcosa di più interessante.

Nel frattempo il discorso è finito dentro un'altra storia. Il primo settembre il governo tedesco ha attribuito formalmente ai servizi russi il drone carico di esplosivo trovato il 4 agosto sulla pista di Lipsia/Halle, a pochi metri da un cargo ucraino e ha chiuso il consolato di Bonn a partire dal 18 settembre. Guerra ibrida, ha detto il ministro dell'interno Dobrindt, precisando che non siamo in guerra. La lettura che gira e che ho sentito fare in due conversazioni diverse nella stessa settimana, è che l'allarme sulla minaccia esterna serva a preparare gli europei a pagare il riarmo, risparmi inclusi.

La cronologia però non la sostiene perché il piano d'azione sull'unione dei mercati dei capitali è del settembre 2015, commissario Jonathan Hill e da allora è stato rilanciato due volte senza mai arrivare a destinazione. Nel marzo 2025 la Commissione lo ha ribattezzato unione del risparmio e degli investimenti, che è lo stesso cantiere con un nome che parla ai cittadini invece che ai banchieri d'affari. Il pacchetto sulla cartolarizzazione è di giugno 2025. Undici anni di lavoro tecnico che precede di parecchio i droni di Lipsia, quindi chi costruisce il nesso causale semplice viene smontato in tre minuti da chiunque abbia una linea del tempo davanti.

Quello che invece è sostenibile è un'altra cosa e cioè il meccanismo di sblocco. Una riforma che è morta due volte sull'unanimità e sulla resistenza degli Stati a cedere la vigilanza sui propri mercati trova nella minaccia esterna la sola leva capace di sciogliere un veto. Non serve nessuna regia qui, basta che l'urgenza securitaria abbassi il costo politico di una cosa che i governi non avrebbero mai concesso in tempo di pace. Il segnale non sta nella retorica sulla guerra ibrida, sta in quella frase sui volenterosi: dopo undici anni si è disposti a procedere a geometria variabile su materia finanziaria, che è esattamente il modo in cui l'Unione fa le cose quando il canale ordinario ha smesso di funzionare. Poi c'è la parola. Inattivi, nel testo inglese idle, tradotto dalla stampa francese con paresseux, pigri.

Tecnicamente è falso e non per un dettaglio dato che i depositi non stanno fermi ma sono il funding con cui le banche fanno credito, sono il passivo che finanzia l'attivo e ogni euro sul conto corrente di una famiglia di Bologna o di Lilla sta già lavorando dentro un mutuo o un prestito a un'impresa. È la partita doppia, che ha cinquecento anni ed è ancora lì, quindi chiamare pigro quel denaro significa una cosa sola, cioè che è intermediato dalle banche invece che dal mercato dei capitali. La proposta sposta il canale ma non attiva materiale inerte.

Che il problema esista non lo discuto. Piero Cipollone della Bce ha ricordato che in Europa esistono trentuno depositari centrali di titoli e trecentoventitré sedi di negoziazione, il che è un modo educato per dire che il mercato unico dei capitali non è mai stato unico. Un'impresa che quota a Milano e una che quota a Francoforte vivono in due mondi amministrativi diversi. Il costo di quella frammentazione lo pagano le aziende che crescono e quando smettono di pagarlo è perché si sono vendute a un americano.

Il primo strumento del pacchetto però è la cartolarizzazione e qui torno su un meccanismo di cui ho già scritto a giugno a proposito dei prestiti vitalizi ipotecari inglesi. Ci torno perché lì guardavo il singolo prodotto, mentre adesso la stessa macchina viene proposta come infrastruttura continentale. La funzione della cartolarizzazione è liberare capitale regolamentare nei bilanci bancari trasferendo il rischio a chi compra le tranche. Chi le compra, in Europa? Assicurazioni e fondi pensione, cioè lo stesso risparmio delle famiglie, con la differenza che sul conto corrente c'è la garanzia sui depositi e nella tranche junior non c'è niente.

Resta l'aritmetica, che è la parte meno commentata e la più eloquente. Il fabbisogno di investimento strategico che la Commissione stessa stima è di 750-800 miliardi l'anno, che il rapporto Draghi stima. I 470 miliardi del pacchetto non sono annui, sono il totale che l'intera operazione dovrebbe sbloccare, quindi anche riuscendo perfettamente e sappiamo che nessuna riforma finanziaria europea è mai riuscita perfettamente, si copre poco più di metà di un anno di fabbisogno. Questo dice che l'unione del risparmio non è la risposta al problema di finanziamento ma la premessa di qualcos'altro che si chiama debito comune, il quale infatti compare nello stesso discorso sotto forma di prossimo bilancio pluriennale.

C'è un dettaglio riguardo a quei diecimila miliardi che non sono distribuiti in modo omogeneo. L'Italia è il paese con il maggiore stock di risparmio privato in rapporto al reddito e simultaneamente quello con il debito pubblico che più ha bisogno di compratori domestici. Un pezzo consistente del risparmio italiano già oggi non è pigro affatto, perché è parcheggiato in BTP, ma se lo mobiliti verso la crescita, chi compra i titoli di Stato l'anno prossimo? La domanda non ha una risposta nel discorso di Parigi e forse non ce l'ha nemmeno altrove.

Il punto di questa storia non è la cartolarizzazione, né i 470 miliardi. È che in una frase, davanti agli industriali francesi, il deposito bancario privato ha smesso di essere una scelta individuale legittima ed è diventato un'allocazione subottimale a livello continentale. Il denaro resta di chi ce l'ha, nessuno lo tocca, la proprietà non è in discussione, ma la sua destinazione è entrata nel perimetro delle cose di cui si discute a Bruxelles e le cose che entrano in quel perimetro non ne escono più.

Cosa guardare, adesso? Se entro dicembre l'accordo passa a 27, la lettura del meccanismo di sblocco è sbagliata e lo ammetterò volentieri, se invece passa con un gruppo di volenterosi o non passa affatto e viene ripresentato in primavera con il pacchetto difesa attaccato, allora la leva era quella.