Canada e Svizzera, stesso status e due prezzi?

by Rollo


Canada e Svizzera, stesso status e due prezzi?

Nell'agosto del 2024 sono rientrato in Ticino con un permesso B per persone senza attività lucrativa, titolo ALC/UE e per ottenere tutti i documenti ci sono volute meno di due settimane. Ho dimostrato di avere mezzi economici sufficienti e un'assicurazione malattia, il Cantone ha controllato e il permesso è arrivato, perché l'accordo sulla libera circolazione del 1999 mi riconosceva un diritto e l'ufficio non aveva niente da decidere. Un canadese della mia età con gli stessi mezzi sarebbe passato dall'articolo 28 della legge sugli stranieri, quello dei redditieri, che in più chiede un'età minima e legami personali particolari con la Svizzera e lascia comunque l'ultima parola all'apprezzamento dell'autorità. In pratica io ho compilato un modulo e lui avrebbe presentato una domanda.

Ci pensavo mercoledì mattina guardando quello che succedeva a Strasburgo. Nel discorso sullo stato dell'Unione von der Leyen ha offerto al Canada lo status di primo membro associato con Carney seduto in prima fila, primo capo di governo straniero invitato a quel discorso. Lui si è alzato e l'ha abbracciata, poi Giovedì ha parlato dalla stessa aula e ha detto che il Canada accoglie la proposta, che la nomenclatura definitiva spetta a Bruxelles e che il testo finale andrà al voto del parlamento di Ottawa. Per tutto il tempo ha usato la parola alleanza e ha insistito sul fatto che la sovranità canadese ne uscirà rafforzata. Cosa voglia in concreto lo ha fatto sapere una fonte del governo canadese sentita da Associated Press, secondo la quale Ottawa punta a un accordo che permetta ai suoi cittadini di vivere e lavorare in Europa senza visto. E qui noto che c'è dell'ironia legata alla storia del Canada ed al Regno Unito, oltre che alla figura di Carney, ma è argomento per un altro post.

Ma torniamo a Berna, dove quella richiesta si legge al contrario dato che la libera circolazione è la voce che alla Svizzera è costata di più sul piano politico, quella su cui il 9 febbraio 2014 è passata l'iniziativa contro l'immigrazione di massa e su cui il Paese è tornato a votare nel settembre 2020. Il Canada la mette in cima alla lista dei vantaggi e invece per la Confederazione è sempre stata la prima riga della fattura.

Qui la parola "primo" regge solo se la si prende alla lettera. I trattati non prevedono la membership associata, però prevedono l'associazione, all'articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell'Unione. L'accordo di Ankara con la Turchia la usa dal 1963 e sulla stessa base poggia lo Spazio economico europeo, dentro il quale Norvegia, Islanda e Liechtenstein recepiscono le regole del mercato interno senza votarle. La Svizzera la parola l'ha già messa per iscritto. Il 10 novembre 2025 il Consiglio federale ha firmato l'accordo sui programmi dell'Unione che la fa partecipare come Stato associato a Orizzonte Europa, a Euratom e a Europa Digitale, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2025.

Il percorso per arrivarci è istruttivo soprattutto per l'ordine in cui sono arrivate le cose. Il 26 maggio 2021 il Consiglio federale ha interrotto i negoziati sull'accordo quadro e la ricerca svizzera si è ritrovata fuori da Orizzonte, trattata da Paese terzo non associato. I negoziati sul nuovo pacchetto sono ripartiti a marzo 2024, si sono chiusi nella sostanza il 20 dicembre dello stesso anno e il testo è stato firmato il 2 marzo 2026. Il messaggio al Parlamento tocca 36 leggi federali, quindici delle quali in modo sostanziale. Poi c'è il conto, che è scritto con precisione. Dal 2025 alla fine del 2029 la Svizzera versa 130 milioni di franchi l'anno come contributo transitorio di coesione, dal 2030 al 2036 i milioni diventano 350 e l'importo si ridefinisce ogni sette anni. A parte si pagano i programmi, che Ignazio Cassis ha stimato in circa 650 milioni l'anno per la ricerca e 165 per Erasmus+. Fu lui a dire che l'accesso al mercato interno non è gratis: prima la fattura, poi l'etichetta.

Sul modo di approvarla il Paese discute da quasi un anno e mezzo. Il 30 aprile 2025 il Consiglio federale ha proposto il referendum facoltativo, dove basta la maggioranza del popolo. La commissione competente degli Stati ha risposto con un'iniziativa parlamentare per ancorare il pacchetto nella Costituzione, con doppia maggioranza di popolo e Cantoni. L'11 giugno il plenum ha rimandato la questione in commissione. Il 12 agosto il governo ha ribadito la sua linea e nello stesso giorno ha raccomandato di respingere l'iniziativa bussola, consegnata con oltre 111.000 firme valide, che vorrebbe rendere obbligatorio il referendum su ogni trattato che preveda il recepimento di norme. A Strasburgo lo status lo hanno offerto con un applauso in piedi.

Com'è la condizione di associato vista da dentro lo ha mostrato quest'estate un dossier che in Ticino conoscono tutti. Il 7 luglio il Parlamento europeo ha approvato con 511 voti favorevoli la revisione del regolamento 883/2004 sul coordinamento della sicurezza sociale. Con le nuove norme l'indennità di disoccupazione del frontaliere la paga lo Stato dell'ultimo impiego e non più quello di residenza, che finora veniva rimborsato per un massimo di cinque mesi. La SECO stima per la Svizzera un costo aggiuntivo fra 600 e 900 milioni di franchi l'anno, con cifre che la stessa Segreteria definisce molto approssimative. Nel primo trimestre del 2026 i frontalieri erano 413.320, poco meno di 78.500 dei quali in Ticino. L'anno scorso Berna ha rimborsato agli Stati confinanti 283,3 milioni, di cui 21,1 all'Italia. Il regolamento fa parte dell'accordo sulla libera circolazione e per entrare in vigore in Svizzera richiede un assenso esplicito nel comitato misto, quindi Berna può rifiutarlo. Il pacchetto in discussione prevede però che un rifiuto possa essere seguito da misure di compensazione proporzionate sotto il controllo di un tribunale arbitrale. A maggio il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha definito la riforma inaccettabile e ha accusato Bruxelles di aver violato il modus vivendi concordato per il periodo in cui il pacchetto è davanti al Parlamento e al popolo. Nessuno a Berna aveva votato quel testo, ma la discussione arriva dopo, con la calcolatrice in mano.

Fra le due apparizioni a Strasburgo Carney ha trovato il tempo di volare nel nord dell'Inghilterra per il primo incontro formale con Andy Burnham. I due hanno parlato di difesa all'Hill Dickinson Stadium e poi sono rimasti a vedere Everton contro Wolves in EFL Cup. Quando l'Everton ha segnato l'unico gol, all'ottantesimo, si sono abbracciati anche loro.

Del Canada ho scritto l'11 settembre, a proposito di Bombardier e del dazio americano al cinquanta per cento firmato il 20 luglio. Ci torno perché quel pezzo guardava il cancello dal lato di Washington mentre questo guarda il partner a cui Ottawa si sta rivolgendo. Lunedì 21 settembre il Comprehensive Economic and Trade Agreement con il Canada compie nove anni di applicazione provvisoria. Dieci Stati membri non lo hanno ancora ratificato, fra cui l'Italia e la Francia. Cipro ha votato contro. L'Unione propone uno status nuovo a un Paese con cui in nove anni non è riuscita a chiudere il trattato commerciale, quindi qualunque cosa ne esca dovrà passare dalle stesse capitali.

Carney a Strasburgo ha elencato quello che il Canada porta: energia su scala enorme, una delle maggiori dotazioni mondiali di minerali critici, capitale pensionistico fra i più esperti, geografia artica. La Svizzera, dal canto suo, ha portato al tavolo il proprio mercato e i propri conti. Da qui le due letture possibili, che il vertice UE-Canada di fine ottobre a Montréal permetterà di separare.

Se il testo che uscirà da Montréal conterrà recepimento dinamico delle regole, un contributo finanziario ricorrente e un meccanismo di risoluzione delle controversie con la Corte di giustizia sullo sfondo, allora il Canada sta imboccando la via svizzera con un nome migliore e l'abbraccio di mercoledì era l'apertura di una trattativa sul prezzo e questa è la lettura che mi aspetto di veder smentita. Se il testo non conterrà niente di tutto questo, l'Unione avrà mostrato di avere due tariffe per lo stesso status, una per i vicini svizzeri che hanno bisogno del suo mercato e una per i partner lontani canadesi di cui ha bisogno lei. Il modo in cui Carney ne ha parlato giovedì, con la sovranità rafforzata, il voto finale a Ottawa e l'idea di un'alleanza aperta ad altre democrazie, spinge verso la seconda.

In quel caso i 350 milioni l'anno smettono di essere il costo dell'accesso al mercato interno. Diventano il costo di stare in mezzo all'Europa ed essere piccoli, che è un'altra voce e si negozia in un altro modo. Mi aspetto che qualcuno lo dica in aula prima che gli Stati votino.