Il corpo che si prepara per il codec

Sono un boomer e come tale sono stato cresciuto con l'idea che un uomo i peli se li tenga. Barba, baffi, torace, gambe, dovunque siano, restano lì e per sessant'anni non mi è sembrata una posizione da difendere perché non risultava esistesse la posizione contraria. Lo dichiaro subito, così il lettore sa da dove sto guardando e su questo non sono negoziabile per cui quello che segue non è un tentativo di sembrare neutrale ma il tentativo di capire perché milioni di uomini fanno esattamente l'opposto di quello che mi hanno insegnato e soprattutto perché la ragione che danno non è quella vera.
La ragione dichiarata è l'igiene ma non regge trenta secondi di esame. Se il pelo fosse sporcizia il primo a cadere sarebbe quello in testa, che invece è l'unico la cui perdita produce disperazione documentata, cliniche a Istanbul e un mercato di minoxidil che cresce ogni anno. Non stiamo parlando di pulizia, stiamo parlando di superficie visibile e la differenza è tutta lì.
Prima di costruirci sopra qualcosa conviene fissare i numeri, perché la stampa di costume racconta da anni un ritorno dell'uomo peloso che nei dati non esiste. La sola rilevazione su larga scala mai condotta, quella di Mintel nel Regno Unito, indicava il 46 per cento degli uomini che rimuove almeno una parte dei peli sotto il collo. Il fatto che i giornali britannici continuino a citarla oggi dice tutto sulla qualità della base empirica disponibile. Sul versante americano una rilevazione Ipsos su campione probabilistico dell'aprile 2023 trova il 46,7 per cento di uomini che ha rimosso il pelo pubico almeno una volta e il 29,2 per cento che l'ha fatto negli ultimi trenta giorni. Il mercato dei rasoi corpo per uomo cresce di poco più del quattro per cento l'anno e il segmento maschile è quello che tira l'intero comparto della depilazione. Nessuna inversione, quindi, nessun ritorno del petto villoso se non nelle didascalie delle sfilate.
Il dettaglio interessante di quella rilevazione non è però la percentuale, che di per sé non dice niente, ma sono le variabili che risultano statisticamente associate alla pratica come l'età, l'attività sessuale recente, l'orientamento e l'uso dei social media. L'ultima è quella su cui vale la pena fermarsi, perché è l'unica che non ha niente a che vedere con il corpo e tutto a che vedere con la sua rappresentazione.
La spiegazione che circola nelle palestre è che il pelo nasconde il muscolo ma posso dire di aver passato abbastanza tempo in ambienti dove il corpo è strumento di lavoro per sapere che è vera solo in condizioni molto strette. Il pelo cancella la definizione quando la luce è dura e frontale, quando la percentuale di grasso è da gara, quando quello che deve leggersi non è il volume ma la striatura e il decorso venoso. Sul palco di una competizione di body building conta, ma fuori da lì il pelo lavora nella direzione opposta, ovvero aggiunge densità apparente al torace e segnala una maturità ormonale che in palestra non si costruisce. Un uomo peloso e allenato non sembra meno allenato, magari sembra più vecchio, il che è un'altra faccenda.
Questo apre lo scarto che mi ha fatto scrivere il pezzo. Una tecnica nata dove produceva un effetto misurabile è migrata dove quell'effetto non esiste. Al bar il torace liscio non rivela muscoli che altrimenti resterebbero invisibili ma rivela la disponibilità a essere guardato come se ci fossero. E la domanda diventa: guardato dove, esattamente?
La risposta credo stia in un posto che nessuno associa alla depilazione, ovvero nell'ingegneria della compressione video e sono serissimo. Il pelo è, in termini di segnale, dettaglio ad alta frequenza ed è esattamente la categoria di informazione che un codec elimina per prima quando deve ridurre il peso di un file. Il quantizzatore lavora su blocchi e scarta le componenti che l'occhio nota meno in media e le trame fini sono le prime a sparire, ad esempio capelli, erba, tessuti a trama stretta. Il risultato non è che il pelo si vede meno bene ma che diventa una macchia sporca. Nei bordi in movimento compare quello che i tecnici chiamano mosquito noise, uno sfarfallio di punti attorno alle transizioni nette che sul fotogramma fermo non si vede e in riproduzione sì. Chiunque abbia caricato un video su una piattaforma social e l'abbia riguardato dopo la ricompressione conosce l'effetto senza conoscerne il nome: la pelle regge, il pelo si sfalda.
I filtri di bellezza fanno il resto e lo fanno in modo più brutale, perché il loro compito dichiarato è uniformare la superficie cutanea. Un algoritmo che leviga la pelle non distingue tra un poro dilatato e un pelo. Ogni volta che qualcuno passa un filtro su un torace, quel torace viene praticamente depilato dal software e il corpo che ne esce non è mai stato peloso.
I sistemi generativi chiudono il cerchio. Chi lavora con i modelli video sa che le zone pelose sono il punto di rottura tipico: il pelo contro il cielo sfarfalla, si arrotola, cambia direzione tra un fotogramma e l'altro. La letteratura tecnica lo dice apertamente, la ricostruzione ad alta frequenza è il problema irrisolto anche nei sistemi neurali di compressione e la prima raccomandazione pratica che gira tra chi genera video è di sfocare le trame fini prima di darle in pasto al modello. Sfocare prima. È esattamente quello che fa un rasoio elettrico su un torace.
Messo così il quadro cambia natura e la depilazione maschile di massa non è un'estetica, ma diventa preprocessing. È l'eliminazione a monte, nella carne, dell'informazione che la catena di trasmissione non sa gestire a valle. In sostanza il corpo si prepara per il codec.
Non c'è nessuna intenzione dietro e questa è la parte che trovo strutturalmente interessante. Nessuno ha deciso niente. Nessun ingegnere di Cupertino ha stabilito che il torace debba essere liscio, nessun art director ha diramato istruzioni. È solo accaduto che un dato tipo di corpo rendesse meglio in un dato tipo di condotto, che quel corpo generasse più risposta, che la risposta selezionasse quei corpi e che i corpi si adeguassero. Merton lo chiamava conseguenza non anticipata dell'azione sociale intenzionale. In altre parole ogni singolo passaggio è razionale e nessuno ha voluto il risultato.
E non è nemmeno la prima volta. Il corpo si è sempre adattato al medium dominante e chi ha fatto il mio mestiere abbastanza a lungo lo ha visto succedere in altre forme. Ho lavorato nel passaggio dall'analogico al digitale in ambienti dove l'immagine era il prodotto e ricordo bene la fase in cui si riprogettava tutto in funzione di quello che il nuovo supporto reggeva. Non si discuteva di gusto ma di cosa sopravviveva alla catena. Il torace levigato delle campagne di intimo dei primi anni Novanta arriva in un momento preciso di quella storia, quando la stampa patinata e il ritocco cominciano a definire un ideale che nessun corpo reale possiede. Il digitale a bassa risoluzione degli anni Duemila ha poi generalizzato il criterio a chiunque avesse una fotocamera e il video verticale compresso lo ha portato addosso a tutti.
Da qui discende la cosa che rende la tesi qualcosa di diverso da una lettura suggestiva, ovvero la sua condizione di morte. Se il meccanismo è quello che ho descritto, il miglioramento della resa tecnica dovrebbe allentare la pressione e dovrebbe farlo prima nei segmenti più mediati. I codec di nuova generazione gestiscono meglio le trame fini, i modelli generativi stanno chiudendo il divario proprio sulle alte frequenze e la risoluzione media di ciò che guardiamo continua a salire. Se fra qualche anno il pelo sarà reso correttamente e la depilazione continuerà comunque a crescere, la mia spiegazione è sbagliata e il driver era un altro, tipo una norma ormai sedimentata, che si trasmette per imitazione e non ha più bisogno della causa che l'ha prodotta. Le norme sopravvivono regolarmente alle condizioni che le hanno generate e sarebbe un esito perfettamente ordinario.
Resta il punto che mi pare valga la pena portarsi via e cioè che chi si depila non sta scegliendo un'estetica contro un'altra, sta eseguendo un adattamento a un'infrastruttura che non ha progettato e di cui non discute i vincoli. E chi difende il pelo in nome della naturalezza sta commettendo un errore simmetrico, perché il torace di Burt Reynolds non era natura, era la convenzione di un decennio che aveva bisogno di distinguere l'uomo adulto dal ragazzo ed è invecchiata come invecchiano tutte le convenzioni.
Io i miei peli me li tengo e non perché siano naturali, ma perché non ho nessuna intenzione di fare lavoro di preparazione gratuito per una macchina che non mi ha assunto.