Il dolce che non hai preso

by Rollo


Il dolce che non hai preso

Il conto arriva sul piattino, qualcuno lo gira verso di sé e prima ancora che il cameriere si sia allontanato ha già aperto la calcolatrice del telefono. Poi arriva la frase, sempre la stessa con poche varianti: "io però non ho preso il dolce". A volte è il vino che lui non beve, oppure l'antipasto che ha soltanto assaggiato e da quel momento la cena è finita anche se il caffè deve ancora arrivare, perché attorno al tavolo cominciano a girare cifre e arrotondamenti mentre qualcuno guarda nel vuoto aspettando che passi.

Quando succede io di solito prendo il conto e pago per tutti. So che il gesto si presta a una lettura sgradevole, quella di chi tira fuori la carta per far sentire piccolo il contabile davanti agli altri, né escludo che a una persona molto suscettibile possa arrivare proprio così, tuttavia il motivo è più semplice, perché quello che pago a quel punto è la fine decente della serata, nel senso che non compro la gratitudine di nessuno, compro l'interruzione della scena.

Il fatto è che contare a tavola è volgare, per una ragione che con la cifra non ha niente a che vedere. La tavola è uno dei pochi posti in cui per un paio d'ore si sospende la contabilità tra le persone, tant'è che ci si invita a cena invece di vedersi in ufficio. Chi apre la calcolatrice rimette in mezzo ai bicchieri il registratore di cassa e trasforma gli amici in controparti e che la differenza sia di sei franchi o di sessanta non cambia niente, dato che il messaggio passa lo stesso.

Sarebbe comodo liquidare il contabile come un tirchio, tuttavia qualche ragione ce l'ha e qualcuno l'ha anche misurata. Nel 2004 Uri Gneezy, economista israeliano che da anni studia come il modo in cui si paga cambia il modo in cui ci si comporta, pubblicò con Ernan Haruvy e Hadas Yafe sull'Economic Journal un esperimento fatto in un ristorante di Haifa. Gruppi di sei sconosciuti venivano invitati a cena con regole diverse per il conto. Chi pagava per sé ordinava in media 37 shekel di cibo, chi divideva in parti uguali arrivava a 51 e chi sapeva che avrebbe pagato tutto lo sperimentatore saliva a 82. Quando il totale si divide ognuno paga soltanto un sesto di quello che ordina in più, per cui ordina di più e alla fine chi ha mangiato poco finanzia chi ha preso l'aragosta. Il contabile, insomma, ha dalla sua la teoria economica.

Ce l'ha però su un tavolo di sconosciuti. Gneezy aveva fatto sedere insieme persone che non si erano mai viste e che non si sarebbero più riviste, proprio per togliere di mezzo le conseguenze sociali, dato che il suo scopo era usare il ristorante come laboratorio e non descrivere una cena tra amici. Tra persone che si rivedranno il gioco cambia, perché chi ordina l'aragosta a spese degli altri la paga dopo in reputazione, mentre chi conta i centesimi paga anche lui in un'altra valuta.

Quella valuta l'ha descritta meglio di chiunque Marcel Mauss, antropologo francese, nipote e allievo di Émile Durkheim, che in Francia la sociologia l'aveva praticamente fondata. Nel "Saggio sul dono", uscito nel 1925, Mauss mise a confronto i costumi di popoli lontanissimi tra loro, dalla Melanesia alla costa nord-occidentale del Nordamerica. Ovunque trovò lo stesso schema: chi riceve un dono è obbligato a ricambiare e finché non ricambia resta legato a chi gli ha dato. Il debito tiene insieme le persone, tipo stasera pago io e la prossima volta tu, oppure non succede niente per un anno e poi un giorno arriva un favore che nessuno aveva chiesto. Il conto resta aperto e con lui resta aperta l'amicizia.

Chi divide al centesimo appena arriva lo scontrino fa l'operazione contraria. Salda tutto davanti a testimoni e dice senza saperlo che tra noi non resta niente in sospeso, cioè che domani potremmo anche non rivederci. La frase del dolce viene quasi sempre da qualcuno che tiene molto a sembrare corretto e corretto lo è davvero, nel senso in cui è corretta una fattura.

Ogni lingua, peraltro, scarica il vizio su un vicino. Gli inglesi dicono "go Dutch", cioè fare all'olandese, in Sudamerica si paga "a la americana" mentre noi l'abbiamo attribuito ai romani, che con ogni probabilità non c'entrano più di altri.

Mauss però aveva visto anche il lato oscuro del dono, motivo per cui questo non vuole essere un elogio di chi offre sempre. Tra i Kwakwaka'wakw della Columbia Britannica, che ai suoi tempi venivano chiamati Kwakiutl, il potlatch era una festa in cui il capo distribuiva o distruggeva ricchezze, coperte e lastre di rame, per mettere il rivale nella condizione di non poter ricambiare. Il dono che non si può restituire umilia chi lo riceve, perché lo lascia in debito per sempre. Il governo canadese vietò il potlatch nel 1885 e il divieto rimase in vigore fino al 1951. Anche al ristorante c'è chi paga sempre per tutti con lo stesso spirito e chi è seduto al tavolo di solito se ne accorge benissimo.

Per questo la differenza non passa tra chi ha soldi e chi non ne ha. Passa tra chi conta a tavola e chi i conti li ha fatti prima di sedersi. Se una cena non me la posso permettere non ci vado, perché accettare l'invito significa mettere in conto che stasera il conto potrebbe toccare a me, intero. Non deve toccare sempre alla stessa persona e anzi è meglio che non succeda, dato che chi paga ogni volta finisce per togliere agli altri la possibilità di ricambiare con la bottiglia offerta la volta dopo o con un invito a casa loro. La possibilità di pagare tutto però va accettata prima, quando si dice di sì all'invito, non scoperta al momento dello scontrino.

Fare alla romana, del resto, cioè dividere il totale per il numero dei presenti senza discutere, è spesso la soluzione più civile che esista. Una pizzeria con otto ventenni che campano con il lavoro estivo non è il posto per i gesti magnanimi, mentre il totale diviso per otto è un modo elegante di non contare. Il bersaglio è il rito della calcolatrice con il dolce scorporato, che è il momento esatto in cui la cena smette di essere una cena.

Resta da dire che cosa ci guadagna chi non conta, perché qualcosa ci guadagna, anche se proprio qui bisogna stare attenti. Se paghi pensando che una piccola perdita stasera ti renderà molto di più tra qualche anno sei soltanto un contabile con un orizzonte più lungo e chi ti siede di fronte prima o poi se ne accorge. Il ritorno arriva, l'ho visto arrivare parecchie volte, ma arriva dopo come conseguenza di un gesto che non lo cercava. Le persone si ricordano per anni chi a tavola non ha contato, anche quando non ricordano più dove fosse la cena né che cosa avessero mangiato.