Il fondo è uguale, il terreno no

by Rollo


Il fondo è uguale, il terreno no

L'Italia non resta indietro sui fondi europei perché le manchino i soldi, infatti ne ha 73,5 miliardi, assegnati per il ciclo di coesione 2021-2027, tra quota comunitaria e cofinanziamento nazionale e nessuno glieli toglie. Il punto che la Commissione ha messo nero su bianco nelle raccomandazioni di primavera del Semestre europeo, presentate da Valdis Dombrovskis il 3 giugno, è di tutt'altra natura. Bruxelles parla di governance frammentata tra livello centrale e regionale e di una capacità amministrativa troppo debole per reggere il ritmo dei progetti. Il vincolo che morde non è la dotazione ma piuttosto il terreno su cui quella dotazione dovrebbe attecchire.

Da qui parte un'osservazione che, a mio avviso, il racconto corrente non sta facendo.

I numeri del ciclo precedente dicono senza ambiguità che nel 2014-2020 le regioni del Centro Nord hanno chiuso con un tasso di impegni del 105,94%, programmando più progetti della dotazione iniziale pur di non perdere nulla; i pagamenti effettivi si sono attestati intorno al 70,57%. E come sempre accade, il Mezzogiorno è rimasto sotto, di parecchio. Stesso fondo, stesse regole, stessa scadenza europea; esiti che divergono a seconda di chi riceve. La variabile non è il denaro, che è costante, ma piuttosto l'architettura amministrativa che lo intercetta e lo trasforma in cantieri e in opere consegnate.

Perché il Mezzogiorno resti sistematicamente indietro è una domanda enorme e meriterebbe un pezzo tutto suo e qui mi fermo prima di entrarci, perché quello che mi interessa non è la diagnosi territoriale ma il meccanismo che la rende quasi inevitabile.

La capacità di assorbire e di spendere bene non è una leva che si attiva firmando un decreto ma è uno stock che si costruisce nel tempo, per sedimentazione di competenze e di uffici che sanno scrivere un bando senza farlo poi impugnare al primo ricorso. Dove quello stock esiste, il fondo entra e diventa sviluppo, dove non esiste, il fondo entra e ristagna, oppure scade.

Più clinicamente, un trasferimento di risorse uguali lungo un gradiente di capacità diseguale non è neutro rispetto al divario che dovrebbe colmare. In altre parole chi parte prima assorbe meglio e rendiconta nei tempi; chi parte dopo fatica a portare a casa perfino la quota che gli spetta di diritto. Il risultato è che lo strumento nato per avvicinare le periferie al centro finisce per premiare chi al centro era già vicino. La coesione, in questa configurazione, porta dentro di sé una spinta anticoesiva.

Lo dico con la cautela che la cosa impone, non come legge inesorabile ma come tendenza da tenere sotto osservazione. C'è una tradizione di studi, da Elinor Ostrom in avanti, che insiste su un punto semplice e scomodo: i sistemi che funzionano dipendono dalla capacità istituzionale di chi sta sul posto più che dalla quantità di risorse calate dall'alto. Applicato qui significa una cosa sola e cioè che puoi spostare miliardi per via di bonifico, non puoi spostare allo stesso modo la competenza amministrativa che serve a usarli.

E il momento in cui questa tara si fa sentire è il peggiore che si potesse scegliere. Il debito italiano, secondo le stesse previsioni della Commissione, sale dal 137,1% del 2025 al 138,5% di quest'anno, in rotta verso il 139,2% del 2027. La crescita è debole, il Fondo per la transizione giusta va speso entro la fine del 2026 o si perde. Ogni euro assegnato e non convertito in opera è sviluppo mancato proprio quando lo sviluppo mancato costa di più e non perché i fondi siano prestiti resi più cari dal rialzo dei tassi, no, sono trasferimenti a fondo perduto, ma perché l'occasione persa pesa in proporzione a quanto è stretta la finestra in cui la lasci sfuggire. E oggi la finestra è strettissima.

Come sempre per onestà intellettuale dico che esiste un modo netto per sapere se questa lettura tiene o se sto vedendo un disegno dove non c'è. Alla chiusura del ciclo 2021-2027 basterà guardare se il tasso di assorbimento del Mezzogiorno si sarà avvicinato a quello del Centro Nord oppure se il distacco sarà rimasto identico, se non più largo di prima. Se i due convergono, vuol dire che gli interventi di rafforzamento amministrativo hanno corretto la spinta e la mia tesi va ridimensionata, mentre se il distacco regge, il gradiente avrà lavorato indisturbato.

Resta una questione che non ha una risposta rapida e con cui chiudo senza la pretesa di scioglierla. Se il bene davvero scarso non è il denaro ma la capacità di trasformarlo, allora la questione che nessun bando ha saputo affrontare fino in fondo è se quella capacità si possa finanziare. Un ponte si compra, un software si compra, un ufficio che converte un'assegnazione in un'opera consegnata nei tempi, quello non arriva con il bonifico e finché non impareremo a costruirlo, continueremo a versare acqua su un terreno che in certi punti la trattiene e altrove la lascia scorrere via.

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