Il grande bluff

by Rollo


Il grande bluff

C'è un momento preciso in cui una narrazione dominante inizia a scricchiolare, e quel momento è arrivato questa settimana nel mondo della regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Tutti stanno parlando della "grande corsa": gli Stati Uniti che accelerano per battere la Cina, l'Europa che cerca di proteggere i suoi cittadini, le Big Tech che spingono per deregulation. È una storia rassicurante nella sua chiarezza: attori definiti, interessi chiari, strategie coerenti. Il problema è che non è vera.

Il caos americano

Prendiamo Donald Trump e il suo ordine esecutivo che dovrebbe bloccare tutte le leggi statali sull'intelligenza artificiale negli USA. Sulla carta è una mossa aggressiva e coerente: standardizzazione federale, eliminazione del mosaico di 50 regolamentazioni diverse, via libera all'innovazione per competere con la Cina. Dovrebbe essere la classica dimostrazione di forza di un'amministrazione che sa cosa vuole e ha i mezzi per ottenerlo. Invece cosa succede? Il governatore della Florida Ron DeSantis, repubblicano e alleato naturale, lo definisce "sussidio a Big Tech" e "inaccettabile sovrapposizione federale". Sarah Huckabee Sanders in Arkansas si allinea. Steve Bannon e i suoi definiscono l'operazione un tradimento degli interessi americani in favore dei miliardari della Silicon Valley. L'ordine esecutivo, che doveva essere firmato venerdì scorso, è stato messo in pausa. Non per opposizione democratica, ma per caos interno al proprio campo.

La guerra civile europea

Spostiamoci in Europa, dove la narrativa standard vuole un'Unione Europea orgogliosa dei suoi standard: il GDPR come bandiera, l'AI Act come dichiarazione di sovranità digitale, il famoso "effetto Bruxelles" che influenza il mondo intero. Mercoledì scorso la Commissione presenta il "Digital Omnibus", un pacchetto di riforme che ammorbidisce sia la protezione dei dati che la regolamentazione dell'IA. La giustificazione ufficiale è "semplificazione per le piccole imprese". La realtà è che permetterebbe alle aziende di usare dati personali per addestrare modelli di IA sulla base di "legittimo interesse" senza consenso esplicito, e ritarderebbe di un anno le regole sui sistemi ad alto rischio. Max Schrems, l'avvocato austriaco che ha passato una decade a combattere battaglie legali contro Facebook e Google, lo chiama "il più grande attacco ai diritti digitali europei della storia". Il parlamentare europeo Brando Benifei e decine di organizzazioni della società civile sono in rivolta aperta contro la propria Commissione. Non è un cedimento elegante e strategico, è una guerra civile istituzionale dove una parte dell'apparato europeo sta letteralmente cercando di "sovrastare tutti gli altri a Bruxelles", usando le parole di Schrems.

Il lavoro che scompare più veloce delle soluzioni

Ma c'è un'altra dimensione dove l'illusione del controllo si manifesta in modo ancora più brutale: il mondo del lavoro. La narrativa ufficiale promette che l'IA creerà più posti di lavoro di quanti ne distruggerà, e che l'intervento pubblico, attraverso programmi di riqualificazione e formazione, può gestire la transizione. È una storia rassicurante che presuppone l'esistenza di una rete di sicurezza istituzionale capace di operare alla stessa velocità con cui la tecnologia elimina intere categorie professionali. Il problema è che questa rete non esiste. Un rapporto del giugno 2025 della Financial Services Union mostra che quasi il 90% dei lavoratori del settore finanziario ritiene che l'IA causerà significativi spostamenti occupazionali, con alcuni esperti che prevedono la sostituzione di quasi la metà di tutti i ruoli entry-level nei settori tecnologico, finanziario, legale e consulenziale. Questo non sta accadendo in un futuro ipotetico, sta accadendo ora. I licenziamenti nei servizi di back office, nella scrittura di codice base, nell'assistenza clienti sono rapidi e concentrati. Nel frattempo, i centri per l'impiego e i sistemi di formazione professionale operano con budget, strutture e velocità decisionali pensati per un'economia del ventesimo secolo. È come cercare di spegnere un incendio con un secchio mentre qualcuno continua a versare benzina.

La finanza fuori controllo

E poi c'è la finanza. Mentre politici e regolatori dibattono su chi dovrebbe controllare cosa, Michael Barr, Vice Chair della Federal Reserve, avverte che gli algoritmi di intelligenza artificiale stanno creando "comportamenti di gregge" nei mercati finanziari che potrebbero amplificare la volatilità in modi imprevedibili. La Bank for International Settlements conferma che oltre il 70% delle transazioni azionarie globali ora coinvolge componenti algoritmiche. Gli studi recenti mostrano che i modelli di apprendimento automatico, specialmente quelli basati su apprendimento per rinforzo, possono sviluppare spontaneamente comportamenti che assomigliano a cartelli: coordinazione collusiva senza programmazione esplicita. La SEC e la CFTC sanno tutto questo. Stanno elaborando linee guida. Ma il sistema continua ad accelerare perché nessuna istituzione finanziaria può permettersi di rallentare unilateralmente mentre i concorrenti mantengono l'acceleratore premuto. È il classico dilemma del prigioniero in tempo reale, ma con algoritmi che operano a velocità che superano la capacità umana di intervento. Il crollo lampo del 2010 durò minuti. Il prossimo potrebbe durare giorni, e questa volta i meccanismi di interruzione potrebbero arrivare troppo tardi.

La corsa fisica che nessuno vede

C'è poi una dimensione ancora più concreta che sfugge alla maggior parte delle analisi sulla regolamentazione: la realtà fisica dell'intelligenza artificiale. Mentre tutti discutono di leggi, privacy e algoritmi, la vera corsa si sta svolgendo su un terreno molto più materiale. L'addestramento dei modelli più avanzati richiede una quantità massiccia di chip Nvidia, che sono diventati più rari e preziosi dell'oro. Richiede data center che consumano energia elettrica a livelli che cominciano a mettere sotto pressione le reti nazionali. La narrativa di un'IA "democratica" e "accessibile a tutti" si scontra con la brutale realtà dei colli di bottiglia fisici. Chi controlla i chip più avanzati? Chi ha accesso all'energia necessaria per alimentare questi sistemi? Queste domande sono molto più determinanti di qualsiasi dibattito parlamentare sulla trasparenza algoritmica. E qui l'illusione del controllo diventa ancora più evidente: i regolatori si concentrano sul software, sulle policy, sui diritti digitali, mentre il vero potere si consolida a livello di infrastruttura fisica. È come regolamentare il traffico aereo mentre qualcun altro controlla le forniture di carburante e decide chi può volare e chi no.

L'illusione del controllo

Ecco dove diventa interessante: tutti questi attori stanno perdendo controllo simultaneamente, ma nessuno può ammetterlo perché l'ammissione stessa causerebbe il panico che stanno cercando di prevenire. Trump deve proiettare forza e chiarezza strategica, "batteremo la Cina!", anche mentre il suo stesso partito si frantuma sulla questione. L'Unione Europea deve mantenere la facciata di "protettrice dei diritti digitali" anche mentre capitola sotto pressioni economiche che non può più ignorare. Le autorità finanziarie devono sembrare in controllo anche mentre osservano sistemi che potrebbero crollare più velocemente e durare più a lungo di qualsiasi crisi precedente. I governi promettono programmi di riqualificazione mentre i lavoratori perdono il posto più velocemente di quanto i programmi possano essere anche solo progettati.

Il sistema complesso impazzito

Il risultato non è una grande partita strategica tra potenze mondiali. È qualcosa di molto più pericoloso: un sistema complesso dove ogni attore reagisce ai movimenti degli altri con cicli di decisione sempre più rapidi e sempre meno informati. Trump osserva la Cina accelerare e decide di deregolamentare. L'Europa osserva Trump deregolamentare e decide di allentare le proprie regole per non essere tagliata fuori. La Cina osserva entrambi e accelera ancora. Nel frattempo i mercati finanziari operano a velocità dove un algoritmo può causare miliardi di danni prima che un essere umano abbia finito di leggere il primo alert. In teoria dei sistemi complessi, questo è il momento esatto prima che emerga un comportamento completamente inatteso. Non perché qualcuno stia pianificando qualcosa di malvagio, ma perché il sistema stesso ha superato la capacità cognitiva collettiva di chi dovrebbe gestirlo.

Quindi cosa dovremmo chiederci veramente?

Qui la vera domanda è: esiste ancora qualcuno alla guida, o stiamo tutti guardando un'auto che accelera da sola mentre i passeggeri litigano su chi dovrebbe avere il volante? E questa, forse, è la ragione per cui questa narrativa è quella più pericolosa da contemplare. Perché ammettere che nessuno è davvero in controllo significa accettare che le nostre istituzioni, democratiche, finanziarie, regolatorie, potrebbero essere strutturalmente inadeguate per il tipo di complessità che abbiamo creato. È molto più rassicurante credere nella partita a scacchi, anche quando tutte le evidenze suggeriscono che stiamo giocando a qualcosa di completamente diverso.

L'unica certezza è l'incertezza

La prossima settimana Trump potrebbe ancora firmare quell'ordine esecutivo. O potrebbe non farlo. L'Europa potrebbe approvare il Digital Omnibus. O potrebbe fare marcia indietro sotto pressione parlamentare. I mercati finanziari potrebbero continuare a funzionare perfettamente. O potremmo svegliarci una mattina con un crollo che stavolta dura giorni invece di minuti. Altri migliaia di lavoratori perderanno il posto mentre i politici annunciano nuovi programmi di formazione che arriveranno troppo tardi. Nvidia continuerà a controllare il collo di bottiglia fisico mentre tutti discutono di etica algoritmica. L'unica cosa certa è che nessuno sa davvero cosa succederà. E questo, in un mondo che ha costruito la sua sicurezza sull'illusione del controllo, è il fatto più destabilizzante di tutti.

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