Il lavandino del settantacinquesimo piano

by Rollo


Il lavandino del settantacinquesimo piano

A volte ci sono cose a cui uno non fa caso se non, come me stamattina, mentre ero in doccia, quando osservi il tuo habitat che vedi tanto spesso da non renderti più conto che ci sono cose quantomeno strane. Il palazzo dove mi trovo ha settantacinque piani e duecentotrentanove metri, ha un cinema al primo, un giardino panoramico e un'area giochi per bambini al ventisettesimo, una palestra con studio di yoga e una sala da pranzo privata al cinquantaseiesimo, due giardini pensili al settantacinquesimo. Cinque piani interi di città verticale. E il lavandino del mio bagno è un oggetto su cui un adulto lava a fatica due mani insieme.

La prima reazione è quella sbagliata, ovvero pensare che gli inglesi facciano i lavandini piccoli. Non è vero, e basta aprire un catalogo britannico per vederlo: il lavandino da bagno di famiglia sta fra i cinquecento e i seicento millimetri, e il seicento viene dichiarato senza esitazione come lo standard nazionale. Esattamente le misure che troveresti a Como o a Rotterdam. La ceramica non ha nazionalità e l'industria inglese produce lavandini normali per chi ha una stanza normale in cui metterli.

Quello che l'industria inglese produce in più, e che da noi semplicemente non esiste come categoria merceologica, è il micro basin. I fabbricanti lo chiamano proprio così: mobiletti da duecentocinquanta millimetri di larghezza e duecento di profondità, lavandini fra i duecentocinquanta e i quattrocentocinquanta, rubinetto singolo spostato di lato perché al centro non ci sta, e la scelta della mano destra o sinistra come opzione d'ordine. Non è un ripiego improvvisato da un installatore in difficoltà, è una linea di prodotto matura con la sua nomenclatura e i suoi accessori dedicati. Esiste perché esiste una stanza che la richiede, il cloakroom, il gabinetto al pianoterra sotto le scale, e quella stanza sta in circa sette milioni di case britanniche. Un metro e ottanta quadrati, dice la manualistica di settore. Fra i due e i due e mezzo se sei fortunato.

Ed è qui che la faccenda smette di riguardare l'idraulica e comincia a riguardare il modo in cui questo paese conta le cose. Perché il cloakroom non è arrivato per caso, e nemmeno l'en-suite, che è l'altra stanza dove il lavandino scende di taglia, dai quattrocento ai cinquecento millimetri secondo le stesse guide. Sono arrivati perché qualcuno li ha voluti, e sappiamo chi. In un sondaggio di Direct Line agli agenti immobiliari, il settanta per cento ha risposto che per massimizzare il valore una casa deve avere due bagni ogni tre camere. Non due bagni buoni: due bagni. Il numero è la risposta. La domanda non prevedeva la dimensione perché la dimensione non è una risposta possibile.

Il conto lo paga qualcuno, e sappiamo anche questo. Uno studio pubblicato su Building Research & Information ha analizzato le domande di licenza edilizia di centocinquantatré sviluppi residenziali inglesi, per un totale di novemilaottocentosettantasei unità completate e messe sul mercato nel 2021. Distingue le tipologie di edilizia sociale da quelle di mercato e osserva che nelle prime i bagni sono tenuti al minimo, il gabinetto di sotto e il bagno di sopra, mentre nelle seconde compare regolarmente l'en-suite alla camera padronale in aggiunta al bagno completo, perché è quello che i compratori vogliono. Poi mette la frase che chiude la questione: i bagni aggiuntivi vengono di norma ricavati al costo di una camera da letto più piccola. Non è la mia inferenza da uno specchio appannato. È una constatazione misurata su quasi diecimila appartamenti da gente che leggeva le piante.

Adesso metti insieme i due fatti. L'Inghilterra ha le abitazioni nuove più piccole dell'Europa occidentale, attorno ai settantasei metri quadri contro i centoquindici olandesi, e dentro quella superficie moltiplica i bagni invece di allargarli. Ogni bagno che si aggiunge non arriva da fuori: arriva dalla camera accanto, e poi si divide con gli altri bagni quello che resta. Il bagno medio britannico sta a quattro metri quadri e quaranta. La guida di settore assegna tre metri all'en-suite e uno e otto al cloakroom. In quelle stanze il lavandino da seicento non ci entra, e allora si compra quello da quattrocento, e quando non entra nemmeno quello si compra quello da duecentocinquanta con il rubinetto storto. Il lavandino non è stato rimpicciolito da nessuno. È il lavandino corretto per la stanza che è avanzata.

Guardala dal lato dell'annuncio e smette di sembrare avarizia. La ragione per cui succede sta tutta in un'asimmetria fra quello che un annuncio può contenere e quello che una casa può avere. Su Rightmove ci sono due campi che comandano tutto, beds e baths, e sono numeri interi. La valutazione li usa, la ricerca li filtra, il compratore li confronta. Non esiste un campo per la larghezza del lavandino, non esiste per la parete su cui appoggerai l'armadio, non esiste per il fatto che nel tuo en-suite devi entrare di sbieco. Il costruttore non è uno sciocco né un truffatore: risponde all'unica domanda che il mercato gli fa, che è quanti, e ignora l'unica che il mercato non gli fa, che è quanto grandi. Un bagno in più è un incremento di prezzo documentabile. Un bagno vivibile è un aggettivo, e gli aggettivi non stanno nei filtri.

Il palazzo dove sono stamattina è la stessa logica portata al suo estremo educato. Gli studi partono da quattrocentotré piedi quadri, che fanno trentasette metri e quattro. Il minimo di legge per un monolocale a Londra, dove lo standard nazionale sulle superfici diventa vincolante attraverso il piano urbanistico cittadino, è trentasette metri esatti. Quattro decimi di margine su una torre di duecentotrentanove metri. Non è un appartamento piccolo per sbadataggine: è un appartamento costruito sul bordo esatto di quello che la legge consente, dentro un edificio che ha regalato cinque piani interi al collettivo. E la cosa più bella è che quei cinque piani li paghi in proporzione ai metri del tuo appartamento, nove sterline e settanta al piede quadro di service charge. Paghi la città che condividi con il righello dello spazio che non hai.

Lo standard che fissa il minimo dei trentasette metri, per inciso, prescrive anche la camera singola a sette e mezzo, la doppia a undici e mezzo, l'altezza dei soffitti, i ripostigli. Del bagno non dice niente. Le uniche misure di bagno che stanno in una norma inglese sono quelle del documento sull'accessibilità, e sono minimi per far girare una sedia a rotelle, non standard di comodità per un signore che si lava la faccia. Quindi il bagno è l'unica stanza della casa che nessuna regola difende e nessun campo del database registra, ed è per questo che è la stanza che paga per tutte le altre.

Da italiano ho impiegato anni a capire che qui non stanno risparmiando. Un compatriota davanti a questi bagni pensa alla taccagneria del costruttore, che è la spiegazione più naturale e più sbagliata, perché il costruttore quel metro quadro non se l'è messo in tasca: l'ha spostato dove qualcuno lo contava. In una villetta di periferia lo ha spostato in un secondo bagno che aggiunge una riga all'annuncio. Qui lo ha spostato in un giardino tropicale al ventisettesimo piano che aggiunge una fotografia alla brochure. La direzione è sempre la stessa, verso quello che si può contare o fotografare, e la sorgente è sempre la stessa, cioè le stanze in cui stai da solo e in cui nessuno passerà mai a vedere.

Non ho ancora deciso se sia una cosa buffa o una cosa seria. Stamattina mi sono lavato le mani una alla volta, guardando un pezzo di Londra che nessuno guarderebbe da un lavandino grande.

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