Il manuale giusto sul terreno sbagliato

by Rollo


Il manuale giusto sul terreno sbagliato

Mi è arrivato su Linkedin un messaggio che ormai conosco a memoria. Una riga sola, cortese, da manuale: "come generi la maggior parte delle tue opportunità?" La domanda sembra innocua e invece contiene già la diagnosi di chi la pone, perché presuppone che le opportunità siano l'output di un'attività di volume, una cosa che si macina, si misura in invii e si ottimizza per conversione. Chi scrive così non sta facendo una domanda, sta dichiarando il proprio modello di mondo e il suo modello di mondo, per come funziona il mercato in cui opero io, è semplicemente quello sbagliato.

Va detto subito, perché altrimenti il pezzo scivola nella solita lamentela contro l'outreach a freddo perchè il problema non è che lei venda a volume. Il volume è una strategia perfettamente razionale in interi settori e chi la disprezza per principio non ha capito la matematica che la sostiene. Il problema è un altro, più interessante, ovvero che esistono mercati dove il volume non è meno efficiente, ma strutturalmente controproducente e applicarlo lì non ti rende e ti squalifica. La distinzione che quasi nessuno fa è quella tra mercati di flusso e mercati di posizione.

Nel mercato di flusso il prossimo cliente vale quanto il precedente, i clienti sono in larga misura intercambiabili, il valore di ciascuno è prevedibile e contenuto, la relazione conta poco perché la transazione si esaurisce in fretta. In un contesto così la logica del funnel è ineccepibile: aumenti gli invii, accetti un tasso di rifiuto altissimo e fai i conti sui numeri grandi. Chi ti dice no oggi non ti costa niente, perché non ti serviva e domani ne arrivano altri mille. Qui contare gli invii è la cosa giusta da fare e chi storce il naso lo fa per snobismo, non per analisi.

Nel mercato di posizione la matematica si rovescia. Il valore non sta nel singolo contatto ma nella relazione specifica e nella reputazione che si accumula nel tempo dentro una comunità piccola e a memoria lunga. Private banking, family office, real estate di pregio, advisory ai patrimoni complessi: sono tutti ambienti dove i decisori veri si contano, si conoscono, si parlano. In un posto così ogni messaggio mal calibrato non è neutro come nel funnel. Brucia un'opzione. Il prospect che ti archivia come "uno dei tanti che scrivono" non si riapre più e quel giudizio non resta chiuso nella sua casella di posta, circola. Il volume sembra efficiente perché conta gli invii; quello che non conta, perché non sa nemmeno di doverlo contare, sono i ponti che chiude a ogni invio.

Qui arriva il punto che mi interessa davvero. In un mercato di posizione il modo in cui apri una conversazione è già la conversazione. La domanda da manuale non chiede informazione, comunica una posizione precisa e la posizione che comunica suona più o meno così: non so chi sei, non mi sono dato la pena di scoprirlo e ti contatto comunque perché sei una riga nella mia lista. In altre parole, il segnale precede il contenuto e prima ancora di leggere cosa proponi, l'interlocutore qualificato ha già letto come ti sei mosso e il come gli dice tutto quello che gli serve sapere sul tuo livello di comprensione del suo mondo. Il filtro non è il testo del messaggio ma è il messaggio in quanto tale.

Tutto questo non lo dico da una posizione morale, perché la persona che mi ha scritto non sta facendo niente di disonesto. Sta facendo bene un lavoro pensato per un terreno diverso dal mio. Ha imparato un manuale e il manuale è corretto; lo applica però dove le regole sono altre e lì il manuale da manuale produce l'effetto opposto a quello che cerca. È l'errore più sottile che ci sia, perché non nasce da incompetenza ma da una competenza fuori contesto. Confondere un mercato di flusso con uno di posizione è un errore di lettura, non di esecuzione e gli errori di lettura sono i più difficili da vedere proprio perché chi li commette sta eseguendo benissimo.

L'ho visto succedere in passato, in un'epoca completamente diversa. Quando il cinema passava al digitale, a cavallo degli anni Duemila, arrivò una generazione di venditori che trattava le sale cinematografiche come trattavi qualsiasi altro cliente B2B: lista, telefonate, demo, chiusura. Numeri grandi, approccio industriale, senza capire che quel mercato era fatto di poche centinaia di esercenti che si conoscevano tutti, si vedevano alle stesse fiere e si scambiavano opinioni su chi era serio e chi no. Chi entrava col playbook del volume bruciava la propria reputazione nel giro di una stagione, perché il primo esercente trattato male raccontava agli altri come era stato trattato. Chi invece entrava capendo che stava parlando a una comunità, non a una lista, costruiva relazioni che reggevano anni. Stesso prodotto, stesso prezzo, esito opposto. La differenza non era nella qualità della vendita, ma nella lettura del terreno.

Per questo le risposte stizzite a questo tipo di messaggi sono un errore tattico anche quando sono meritate. Rispondere con sarcasmo, spiegare perché la domanda è sbagliata, alzare la voce: tutto questo dimostra che il messaggio ti ha raggiunto, che ti ha spostato la giornata, che sei un destinatario disponibile. La distanza vera è quella che non registra nemmeno il colpo. In un mercato di posizione l'autorità si costruisce per accumulo di apparizioni rilevanti e per coerenza di registro, non per la brillantezza della singola replica e ogni volta che ti abbassi al frame di chi ti ha scritto stai erodendo esattamente la cosa che ti rende cercabile.

Chiudo, come quasi sempre, con una domanda che chi vende a volume non si pone mai, perché il suo modello non gliela permette nemmeno. Quanti dei prospect che hai contattato negli ultimi sei mesi ti riaprirebbero la porta oggi, se ne avessi bisogno davvero? Nel mercato di flusso la risposta non importa, perché ne arrivano altri. Nel mercato di posizione quella porta chiusa potrebbe essere l'unica che contava.

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