Il prezzo del posto a tavola

by Rollo


Il prezzo del posto a tavola

A cena prima o poi capita di sentirlo dire, di solito da qualcuno sopra i cinquanta: "mio padre con uno stipendio manteneva quattro persone e si è comprato casa, mentre oggi in due non ce la si fa". Segue quasi sempre una spiegazione pronunciata con il tono di chi ha capito tutto, secondo cui una volta ci si accontentava mentre oggi vogliamo il telefono nuovo ogni due anni e le vacanze dall'altra parte del mondo. Ammetto che per molto tempo l'ho pensata anch'io, perché ha il pregio di essere semplice e il difetto ancora più comodo di dare la colpa agli altri.

I numeri però non sono della stessa opinione e i numeri, si sa, vincono sempre. All'inizio degli anni Duemila Elizabeth Warren, allora professoressa di diritto fallimentare a Harvard che da anni studiava le famiglie finite in insolvenza (sarebbe poi diventata senatrice del Massachusetts), scrisse con la figlia Amelia Warren Tyagi un libro uscito nel 2003 con il titolo The Two-Income Trap, cioè la trappola del doppio reddito, che smonta proprio la tesi dei consumi. Rispetto alla generazione precedente una famiglia di quattro persone spendeva al netto dell'inflazione il 22% in meno in cibo, pasti fuori compresi, mentre per i vestiti la spesa era scesa del 21% e per gli elettrodomestici del 44%.

I soldi erano finiti in quattro voci fisse, ovvero il mutuo, l'assicurazione sanitaria, l'asilo o la scuola e la seconda auto per andare al lavoro. La famiglia con due redditi guadagnava il 75% in più di quella monoreddito degli anni Settanta, eppure dopo aver pagato quelle voci le restava meno in termini reali, perché le cose superflue erano diventate più economiche mentre quelle indispensabili diventavano ogni anno più care.

Per capire il perché di questo fenomeno, ci serve un concetto che Fred Hirsch aveva messo a fuoco nel 1976 in Social Limits to Growth, ossia i limiti sociali della crescita. Hirsch era un economista britannico nato in Austria, già consigliere del Fondo monetario internazionale e poi professore all'università di Warwick, che distingueva i beni moltiplicabili dalla crescita economica da quelli che restano scarsi per natura, da lui chiamati beni posizionali. Un frigorifero si può produrre per tutti, mentre la casa a dieci minuti dal lavoro nel quartiere con la scuola buona esiste in quantità fissa. Quando il reddito di tutti sale i primi costano meno perché la produzione si adegua, laddove i secondi si limitano a cambiare prezzo, dato che vengono messi all'asta e se li aggiudica chi offre di più.

Aggiungiamo adesso il secondo stipendio, che per la singola famiglia è una scelta perfettamente razionale perché con due entrate si può offrire di più per quella casa. Il guaio è che lo stesso ragionamento lo fanno tutte le famiglie del quartiere nello stesso momento, per cui quando il doppio reddito diventa la norma il prezzo dei beni scarsi si riallinea sul nuovo totale e il vantaggio sparisce. Il secondo stipendio smette così di comprare più casa e diventa il prezzo d'ingresso per partecipare all'asta. Chi resta con un solo reddito non è diventato più povero dei suoi genitori in termini assoluti, però è rimasto fuori dalla gara.

In Svizzera questo meccanismo è persino scritto nelle regole. Le banche concedono un'ipoteca solo se i costi dell'abitazione, calcolati con un tasso teorico del 5% a cui si sommano ammortamento e manutenzione, non superano un terzo del reddito lordo dell'economia domestica, cioè della coppia e non del solo capofamiglia. Il secondo stipendio entra quindi direttamente nel calcolo di quanto si può prendere in prestito, mentre ciò che si paga per una casa dipende proprio da quanto i compratori riescono a farsi prestare, per cui i prezzi lo seguono. Quando qualcuno ha proposto di abbassare quel 5% per riaprire la proprietà alla classe media, un'obiezione ricorrente è stata che servirebbe solo ad aumentare la domanda e quindi i prezzi, lasciando i compratori esattamente dove sono. Si tratta di un'ammissione notevole perché descrive con precisione quello che è già successo con il secondo reddito. Secondo uno studio di UBS del 2024 solo il 15% delle economie domestiche svizzere poteva permettersi un'abitazione di prezzo mediano, contro il 60% di vent'anni prima.

Vale la pena ricordare quanto sia recente tutto questo, dato che fino al 1988, quando entrò in vigore il nuovo diritto matrimoniale approvato in votazione popolare nel 1985, in Svizzera una donna sposata aveva bisogno del consenso del marito per lavorare fuori casa. La famiglia con un solo stipendio non era soltanto un'abitudine culturale ma in parte un assetto giuridico, per cui il passaggio al doppio reddito si è consumato nell'arco di una sola generazione, la stessa che oggi racconta a cena di come il padre ce la facesse da solo.

C'è poi un costo che nei bilanci non compare e che riguarda la riserva. Nella famiglia degli anni Sessanta il secondo adulto funzionava da scorta, perché se il marito perdeva il lavoro o si ammalava la moglie poteva entrare nel mercato. Oggi quella scorta è già impiegata a coprire costi fissi che non si possono comprimere, come una rata o una retta, sicché basta un imprevisto su uno dei due redditi per far saltare l'equilibrio. Warren aveva visto chiaramente che costruire il bilancio attorno a due lavoratori rende la famiglia molto più esposta a qualsiasi scossone. È lo stesso errore che si vede nelle aziende quando la liquidità tenuta da parte per i periodi difficili viene trasformata in struttura, cioè in sedi più grandi e organici più pesanti, per cui il fatturato cresce mentre il margine di sicurezza sparisce e ci si scopre fragili proprio quando ci si sentiva più solidi. L'ho visto succedere più di una volta guardando i conti di chi era convinto di essere cresciuto.

Non voglio dire che l'intuizione da cui siamo partiti sia del tutto sbagliata. Le case oggi sono più grandi e lo standard di ciò che consideriamo normale si è spostato verso l'alto, anche se a guardarlo bene questo fa parte della stessa asta, poiché lo standard è relativo e nessun genitore vuole essere quello che offre ai figli meno di quanto offrono gli altri. Spiega quindi una parte dell'aumento ma non il meccanismo che lo produce.

La conseguenza più scomoda è che nessuna famiglia può uscirne da sola e chi decide di accontentarsi rinunciando al secondo reddito non torna alla vita dei propri genitori, dato che quella vita aveva un prezzo calcolato su un mondo in cui quasi tutti vivevano con uno stipendio, per cui si ritrova semplicemente a competere con mezzi dimezzati per gli stessi beni. Per questo le prediche sul consumismo sono inutili quando non dannose, poiché chiedono a ciascuno di disarmarsi da solo in una corsa agli armamenti dove gli altri continuano a spendere.

L'errore più comune è cercare la soluzione nel taglio delle piccole spese, che è il consiglio di quasi tutti i manuali di finanza personale e che sposta pochissimo, visto che le piccole spese non sono mai state il problema. Quello più costoso è costruire il bilancio familiare dando per scontato che entrambi gli stipendi ci saranno sempre, ovvero impegnare in costi fissi proprio la riserva che dovrebbe proteggerci. Warren e Tyagi alla fine suggerivano qualcosa di molto meno eroico del ritorno a una vita frugale, cioè comprare una casa più economica di quella che la banca è disposta a finanziare. Sembra poco, mentre in realtà significa uscire volontariamente dall'asta nel punto in cui tutti spingono per entrare, tenendo il secondo stipendio per la funzione che aveva una volta, quella di assicurazione della famiglia.