Il prezzo della protezione

Quattro secondi. È il tempo che Peter Mandelson, allora segretario di stato per il commercio del governo britannico, impiegava per inoltrare a Jeffrey Epstein memo riservati del governo di Gordon Brown durante la crisi finanziaria del 2008. Non ore di riflessione, non il tormento di chi sa di violare un patto fiduciario: quattro secondi, il tempo di un riflesso condizionato. In quel gesto automatico, ripetuto decine di volte secondo i documenti del Department of Justice americano (il DOJ, l'equivalente del nostro Ministero della Giustizia ma con poteri investigativi e di enforcement che ne fanno di fatto il braccio operativo della legalità federale) c'è la radiografia perfetta di come funziona davvero la protezione reciproca nelle élite.
La vicenda Epstein è tornata prepotentemente al centro della scena con il rilascio di oltre tre milioni di pagine di documenti, duemila video e centottantamila immagini da parte del DOJ il 30 gennaio 2026. Ma il punto non è più Epstein, morto in una cella federale nel 2019 in circostanze che continuano a generare dubbi legittimi. Il punto è quello che questi documenti rivelano sul funzionamento strutturale del potere: un sistema in cui la protezione reciproca opera come un contratto implicito, fino al momento esatto in cui il costo di mantenere quel contratto supera i benefici.
Il caso Mandelson è il laboratorio perfetto per osservare questo meccanismo in tempo reale. La cronologia è istruttiva. Dicembre 2024: Keir Starmer nomina Mandelson ambasciatore a Washington, sapendo della sua amicizia con Epstein. I servizi di sicurezza condividono le loro preoccupazioni, ma la nomina procede ugualmente. Il calcolo è chiaro: Mandelson conosce il mondo di Trump, ha una rete di contatti tra i ricchi e i potenti, padroneggia quelle "arti oscure" della politica che lo avevano reso indispensabile già ai tempi di Blair. Il rapporto con Epstein? Un costo accettabile, gestibile, contenibile. Settembre 2025: emergono email che mostrano come Mandelson abbia incoraggiato Epstein a "lottare per il rilascio anticipato" dopo la condanna del 2008. Starmer lo licenzia. Il costo è diventato insostenibile. Febbraio 2026: i nuovi documenti rivelano che Mandelson passava informazioni governative sensibili a Epstein, incluso un memo che proponeva vendite di asset pubblici per venti miliardi di sterline e che Epstein effettuava pagamenti regolari a Mandelson e al suo compagno. La polizia metropolitana perquisisce due proprietà di Mandelson. Il "Prince of Darkness" si dimette dal Labour e dalla Camera dei Lord.
Ogni passaggio segue una logica precisa e non è una logica morale: è una logica di costi e benefici. Starmer non ha licenziato Mandelson perché ha scoperto che era amico di un pedofilo condannato; lo sapeva da prima. Lo ha licenziato quando il prezzo politico di proteggerlo è diventato superiore al valore della sua rete di relazioni. È lo stesso calcolo che la monarchia britannica ha fatto con il principe Andrea, spogliandolo del titolo nell'ottobre 2025, non quando le accuse sono emerse, ma quando le email con Epstein sono diventate impossibili da ignorare pubblicamente. Il re e la regina, interpellati pubblicamente sulla vicenda, rifiutano di rispondere. L'unico membro della famiglia reale ad aver commentato è il principe Edoardo, con una frase sulla necessità di "ricordare le vittime": il minimo indispensabile per segnalare consapevolezza senza ammettere nulla.
Il meccanismo è vecchio quanto il potere organizzato e si ripete con una regolarità che dovrebbe far riflettere chi ancora pensa in termini di buoni e cattivi. Funziona così: un individuo accumula capitale relazionale rendendo servizi a persone potenti. Quei servizi creano legami di reciprocità che operano come assicurazioni implicite. Finché il valore dei servizi futuri supera il rischio reputazionale dell'associazione, la protezione regge. Quando il rischio supera il valore, l'individuo viene sacrificato e chi lo sacrifica si presenta come vittima dell'inganno: "non sapevamo", "ci ha mentito", "nessuno poteva immaginare".
Starmer ha usato esattamente questo copione: "Mandelson ha tradito il nostro paese, il nostro parlamento e il mio partito. Ha mentito ripetutamente." Eppure i servizi di sicurezza avevano segnalato il problema prima della nomina. Il Cabinet Office aveva condotto una verifica. L'amicizia con Epstein era nota pubblicamente da anni. Il punto è che il costo della verità , nel dicembre 2024, era superiore al beneficio: perdere Mandelson a Washington significava perdere un asset nei rapporti con l'amministrazione Trump. Nell'equazione del potere, le vittime di Epstein pesavano meno di un canale diplomatico efficiente.
Questo è il dato strutturale che vale la pena trattenere, al di là dello scandalo specifico. I sistemi di protezione reciproca nelle élite non funzionano per cospirazione organizzata: funzionano per allineamento di incentivi. Nessuno deve ordinare a nessuno di tacere; il silenzio è la strategia dominante per ogni attore finché i costi restano bassi. Mandelson non aveva bisogno di ricattare nessuno ed Epstein probabilmente non ricattava Mandelson: il legame funzionava perché era reciprocamente vantaggioso. Epstein otteneva accesso a informazioni governative di valore finanziario. Mandelson otteneva denaro e accesso a una rete internazionale di potere. Le vittime, in questa architettura, non sono un problema morale: sono un'esternalità , un costo che nessuno degli attori principali ha interesse a internalizzare.
Il plea deal del 2008 in Florida è l'esempio più cristallino. Alexander Acosta, allora procuratore federale, negoziò un accordo che permise a Epstein di dichiararsi colpevole di due reati di prostituzione a livello statale invece di affrontare un'incriminazione federale per traffico di minori. Tredici mesi in una prigione di contea con permesso di uscita per sedici ore al giorno, sei giorni su sette. Immunità per tutti i co-cospiratori, nominati e non. L'FBI aveva identificato decine di vittime, ma l'indagine fu interrotta prima di completarla. Il Dipartimento di Giustizia, nella sua revisione del 2020, definì l'accordo frutto di "scarso giudizio" senza riscontrare corruzione. Una formula che dice tutto e niente: non corruzione esplicita, ma un sistema in cui un finanziere con avvocati potenti e amicizie ai vertici ottiene un trattamento che nessun imputato ordinario avrebbe mai ricevuto. Il sistema funzionò esattamente come progettato; semplicemente, non era progettato per proteggere le vittime.
L'ironia più amara è che i documenti stessi, nel loro rilascio, hanno replicato il pattern. Il DOJ ha pubblicato per errore immagini non oscurate di giovani donne, nomi completi di vittime minorenni al momento degli abusi, indirizzi di casa visibili nelle ricerche per parole chiave. Gli avvocati delle vittime hanno definito il rilascio "la più grave violazione della privacy delle vittime in un singolo giorno nella storia degli Stati Uniti". Il sistema che avrebbe dovuto fare giustizia ha inflitto un danno ulteriore alle stesse persone che diceva di voler proteggere. Ancora una volta, le vittime come esternalità .
Ma qualcosa sta cambiando nella meccanica del sistema e questo è forse l'aspetto più significativo per chi osserva le dinamiche strutturali. Il caso Epstein sta producendo conseguenze reali in una geografia del potere che attraversa continenti e istituzioni. Mandelson è sotto indagine penale per misconduct in public office, un reato che in Gran Bretagna prevede fino all'ergastolo. Il principe Andrea è stato privato di tutti i titoli. La principessa ereditaria di Norvegia si è scusata pubblicamente. Il consigliere per la sicurezza nazionale della Slovacchia si è dimesso. Sarah Ferguson ha chiuso la sua fondazione benefica. Starmer stesso è in una posizione politicamente fragile come non lo era mai stato, con membri del suo stesso partito che ne chiedono le dimissioni.
Cosa è cambiato? Non la moralità dei potenti, certamente. Quello che è cambiato è il costo della protezione. Tre milioni di pagine di documenti digitali, rilasciate pubblicamente, consultabili da chiunque, analizzabili da giornalisti investigativi con strumenti che nel 2008 non esistevano. Il tax attorney Dan Neidle che ricostruisce in pochi giorni un decennio di email tra Mandelson ed Epstein. CBS News che analizza i log video della sorveglianza carceraria e trova incongruenze con le dichiarazioni ufficiali. La trasparenza forzata ha alterato radicalmente l'equazione costi-benefici della protezione. Non perché i potenti siano diventati più etici, ma perché il prezzo del silenzio è diventato insostenibile.
È una dinamica che si osserva in molti contesti dove la tecnologia dell'informazione modifica le strutture di potere esistenti. I Panama Papers, i Pandora Papers, WikiLeaks: ogni ondata di trasparenza forzata produce lo stesso schema. Primo, negazione. Secondo, minimizzazione. Terzo, sacrificio selettivo degli elementi più esposti. Quarto, promesse di riforma. Quinto, ricostruzione del sistema con protezioni aggiornate. Il ciclo si ripete perché l'incentivo di base non cambia: chi detiene potere ha interesse a proteggerlo e la protezione reciproca resta la strategia più efficiente finché i costi restano sotto una certa soglia.
La lezione, per chi deve prendere decisioni in contesti complessi, non è morale: è strutturale. Ogni sistema di protezione reciproca ha un punto di rottura e quel punto si raggiunge sempre più velocemente in un ambiente informativo dove i segreti hanno una vita media decrescente. Il calcolo che Starmer fece nel dicembre 2024, nominando Mandelson nonostante i segnali d'allarme, era probabilmente razionale in base alle informazioni disponibili e all'orizzonte temporale previsto. Ma era fragile, nel senso tecnico del termine: esposto a un singolo evento ad alta intensità capace di rendere insostenibile l'intera posizione. Quell'evento è arrivato sotto forma di tre milioni di pagine e il sistema di protezione è collassato nel giro di settimane.
Chi opera ai vertici delle decisioni, in qualsiasi settore, farebbe bene a considerare questo: nell'era della trasparenza forzata, la domanda non è se le informazioni emergeranno, ma quando. E quando emergono, il costo non è proporzionale alla gravità dell'atto originale; è proporzionale alla distanza tra la narrazione pubblica e la realtà documentata. Mandelson non è caduto perché era amico di Epstein: è caduto perché per anni ha dichiarato di conoscerlo appena, mentre i documenti mostravano un rapporto intimo, finanziario, operativo. La bugia ha amplificato il danno in modo esponenziale. È una lezione che vale ben oltre il caso specifico, per chiunque debba gestire il rapporto tra reputazione e realtà in un mondo dove la distanza tra le due si accorcia ogni giorno.
Photo by Jeff Overs/BBC/Reuters
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