Il prezzo di quello che esiste per un cliente solo

Porsche AG ha fatto valutare la propria controllata di consulenza informatica da un perito esterno con data di riferimento 19 giugno 2024. Metodo dei flussi di cassa attualizzati, standard IDW S1, il protocollo tedesco per le perizie di valutazione aziendale. Risultato: 1.591 milioni di euro. Il numero compare nel bilancio individuale HGB di Porsche AG per il 2024, dove serviva a giustificare il conferimento del 100 per cento di MHP dentro una holding lussemburghese, operazione che ha prodotto una plusvalenza contabile di 1.326 milioni. EY ha classificato quella valutazione come questione fondamentale di revisione, annotando di aver discusso con il management, testualmente, l'attesa evoluzione di fatturato e margine di MHP.
Il 24 agosto 2026, ventisei mesi dopo, la stessa società è stata venduta a Tata Consultancy Services per un enterprise value di 320 milioni. Nello stesso periodo il fatturato è sceso da 830 a 742 milioni, quindi del 10,6 per cento. Il valore è sceso dell'ottanta.
Questa sproporzione non è un errore di calcolo e neanche una svista del perito. È la misura di una cosa che i bilanci non sanno registrare, cioè la differenza tra quanto vali e quanto vali per chi ti possiede.
MHP nasce a Ludwigsburg nel maggio del 1996, fondata da Ralf Hofmann e Lutz Mieschke. Porsche entra al 49 per cento nel 1999 e ci mette ventiquattro anni ad arrivare al controllo totale, comprando nel luglio 2023 la quota residua di Hofmann per 255 milioni. Hofmann ha scelto bene il momento di uscire, perché tre anni dopo l'intera azienda che aveva fondato vale poco più del pacchetto di minoranza che lui aveva venduto. Nel 2025 MHP fatturava 742 milioni con 4.500 dipendenti, di cui 3.200 in Germania. Ottava nel ranking automotiveIT per ricavi di settore. Numeri da azienda vera.
Quei flussi di cassa scontati nella perizia li generava la decisione di Porsche di comprare da MHP. Finché il proprietario e il cliente principale coincidono, la distinzione è invisibile perché non c'è nessuno che possa metterla alla prova. Nel momento in cui li separi, il mercato prezza quello che resta, cioè una società di consulenza tedesca ad alto costo del lavoro dentro un settore automobilistico in contrazione, con un cliente dominante che è appena uscito dal capitale.
La conferma arriva dalla bocca dell'amministratore delegato. Michael Leiters, intervistato da Business Standard il 24 agosto insieme a Krithivasan di TCS, risponde a una domanda diretta su quanto possa crescere il contratto quinquennale da 1,25 miliardi firmato contestualmente alla cessione: "We will be very opportunistic on both sides. But we have defined this based on the services we are taking today from MHP."
Il contratto è dimensionato sui servizi che Porsche già comprava. Duecentocinquanta milioni l'anno per cinque anni sono la misura del rapporto esistente, messo per iscritto verso un fornitore terzo invece che verso una controllata. Il comunicato congiunto parla di un AI Mobility Centre of Excellence dedicato a Porsche, ma il denaro è quello di prima con un'altra intestazione.
Tre giorni prima dell'annuncio la Börsen-Zeitung aveva pubblicato un pezzo sulla lunga ricerca di un compratore per MHP che spiegava il meccanismo senza sapere di descrivere l'operazione in arrivo. Per attenuare il rischio che il cliente principale si ritiri, scrive il giornale, si ricorre alle garanzie di saturazione, con cui il venditore assicura di continuare ad acquistare una certa capacità di servizi per un periodo determinato. E poi la frase che chiude il cerchio: quelle garanzie generano pagamenti che devono riflettersi in anticipo nel prezzo d'acquisto.
Prezzo basso e impegno alto sono lo stesso numero visto da due lati. Porsche ha incassato 320 milioni perché ha promesso di comprare per 1,25 miliardi. Se avesse promesso meno avrebbe incassato di più ma senza la promessa non l'avrebbe comprata nessuno, perché comprare MHP senza Porsche significa comprare 4.500 consulenti in cerca di clienti nel mercato automobilistico tedesco del 2026.
Poi c'è il modo in cui la cosa è stata comunicata. Il comunicato Porsche del 24 agosto non contiene nessuna cifra, né i 320 milioni né gli 1,25 miliardi. È una EQS-News ordinaria, non una comunicazione privilegiata ai sensi dell'articolo 17 del regolamento sugli abusi di mercato. La formulazione tedesca dice che Porsche e TCS pianificano una collaborazione e tutti i numeri stanno nel documento che TCS ha depositato presso le borse di Bombay e di Delhi, dove la formulazione è che Porsche ha firmato un accordo quinquennale del valore di 1,25 miliardi. Due racconti dello stesso fatto, con l'obbligo di disclosure che pesa tutto da una parte sola. Handelsblatt scrive che al prezzo si aggiungono ordini fermamente concordati per poco meno di un miliardo, cifra che si spiega solo se il quotidiano tedesco legge gli 1,25 miliardi del filing indiano come comprensivi dei 320 milioni di prezzo. TCS li presenta invece come due voci distinte. Le due letture non possono essere entrambe corrette e nessuna delle due parti ha pubblicato una scomposizione.
Il secondo livello riguarda le persone e qui la stessa logica produce un risultato più duro.
I 4.500 lavoratori di MHP non sono conteggiati nel piano di riduzione di Porsche. La scomposizione dei circa novemila posti annunciati è pubblica e non li contiene: 1.900 uscite più 2.000 contratti a termine non rinnovati dal piano del febbraio 2025, 5.000 dal Zukunftspaket firmato il 27 luglio 2026 con il consiglio generale di fabbrica, più circa 500 dalla chiusura di Cellforce, Porsche eBike Performance e Cetitec decisa a maggio.
Confrontiamo ora i due regimi, perché fino al closing hanno lo stesso proprietario ultimo. Chi resta dentro Porsche AG ha ottenuto la proroga della garanzia di occupazione e di sito fino alla fine del 2035, l'esclusione dei licenziamenti per motivi economici, 2,1 miliardi di investimenti vincolati su Zuffenhausen e Weissach, un comitato che estende la cogestione alle scelte strategiche. Lo ha pagato con il 3,5 per cento degli aumenti tariffari differito al 2035 e con la tredicesima volontaria che scende dal 100 al 60 per cento di una mensilità. In più il telelavoro passa da dodici a otto giorni al mese. Negoziato duro, esito leggibile.
Chi lavora in MHP cambia perimetro in tre o quattro mesi senza alcuna garanzia occupazionale pubblica e senza piano sociale. Sulla sede di Ludwigsburg, niente. L'operazione è strutturata come cessione di quote e non come trasferimento d'azienda, quindi il paragrafo 613a del codice civile tedesco non si applica e i dipendenti non hanno diritto di opposizione. Il datore di lavoro formale resta la stessa persona giuridica e cambia solo chi la possiede, il che sul piano giuridico è ineccepibile e sul piano sostanziale significa che 3.200 lavoratori tedeschi hanno cambiato destino senza che nessuno dovesse chiedere loro niente.
Ho cercato per giorni una reazione della IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, o dei consigli di fabbrica alla cessione, in tedesco, su tutti i canali sindacali. Non c'è. Sul Zukunftspaket di luglio ci sono comunicati e interviste sindacali ma su MHP silenzio.
Tremiladuecento posizioni tedesche valgono da sole quasi due terzi dell'effetto sull'organico che l'accordo sindacale distribuisce su dieci anni. Ottenuto in un trimestre. Del resto Krithivasan lo ha detto in chiaro nella stessa intervista: portando TCS dentro il quadro, aumenta la capacità di spostare servizi offshore.
Il terzo livello è quello dove la storia si morde la coda, perché Porsche sta scoprendo di essere MHP.
Guardate la sequenza. Luglio 2025, Michael Steiner lascia la guida della ricerca e sviluppo di gruppo, che passa a Werner Tietz. Settembre 2025, la piattaforma SSP Sport, quella che doveva ospitare le elettriche Porsche di prossima generazione, slitta "well into the 2030s". Primo gennaio 2026, con l'uscita di Oliver Blume dalla guida di Porsche AG, la funzione "Sport Luxury brand group" nel consiglio di gestione di Volkswagen AG resta senza titolare e viene assegnata all'intero consiglio, formula che il bilancio 2025 registra come "until further notice". Cinque luglio 2026, Porsche sopprime la divisione Car-IT del proprio consiglio, Sajjad Khan esce e il comunicato ufficiale scrive che contribuirà in futuro nell'ambito di un modello di partnership software. Dodici agosto, Porsche esce dal pool per le emissioni di CO2 del gruppo Volkswagen e ne forma uno con la cinese Xpeng. Ventiquattro agosto, TCS. Sette settimane separano la frase sul modello di partnership software dall'annuncio dell'accordo.
Letta come catena, la partnership con Tata non apre il distacco di Porsche dal gruppo. Lo registra. È un marchio quotato separatamente e con doveri fiduciari verso gli azionisti di minoranza, che in quattordici mesi ha perso la guida della ricerca di gruppo e il proprio seggio nel consiglio della capogruppo, poi a luglio anche la funzione software interna. Nel frattempo si è visto rinviare di un decennio la piattaforma comune su cui aveva impostato la propria roadmap. Aveva il movente e i mezzi per contrattare fuori. La struttura produce l'esito da sola.
MHP è partner di implementazione della Industrial Cloud del gruppo Volkswagen, la piattaforma di produzione condivisa che collega 43 dei 114 stabilimenti. Lo dichiara MHP stessa nelle proprie referenze. Porsche ha venduto a Tata un pezzo dell'infrastruttura industriale comune di gruppo e da nessuna parte risulta una dichiarazione di Wolfsburg sull'operazione.
Cosa guardare adesso, invece di commentare i comunicati?
Il primo marcatore è contabile ed è osservabile il 27 ottobre, quando Porsche pubblica la trimestrale. Se l'impegno da 1,25 miliardi è giuridicamente vincolante deve comparire tra gli altri impegni finanziari, voce che al 30 giugno valeva 3.190 milioni. Se non compare, quel numero è un obiettivo di spesa e non un contratto. Tutta la narrazione sulla partnership quinquennale andrà ridimensionata di conseguenza.
Il secondo è il valore di carico. MHP entra nella classificazione IFRS 5 dal terzo trimestre e a quel punto Porsche dovrà dire se sulla cessione realizza una plusvalenza o una perdita rispetto ai libri. Il valore contabile implicito nell'operazione lussemburghese del 2024 era intorno ai 265 milioni, quindi vicino al prezzo di vendita. I libri raccontavano da sempre una storia diversa da quella della perizia.
Il terzo marcatore sono i 3.200 tedeschi di Ludwigsburg tra ventiquattro mesi. Nel luglio 2025 MHP aveva già tagliato il cinque per cento dell'organico tedesco con uscite volontarie, sotto una strategia interna chiamata Turbo 2030. Il portavoce Benjamin Brodbeck dichiarò allora che per i lavoratori coinvolti non esisteva più possibilità di impiego. Quello era il proprietario che li aveva fondati come costola. Adesso il proprietario è un gruppo che nei sei mesi precedenti a questo accordo ha ridotto il proprio organico di trentamila persone.
Chi compra la tua capacità di consulenza mentre sta smantellando la propria ha in mente un altro uso per te. Quale, lo diranno i numeri di Ludwigsburg fra due anni.