Il prigioniero di Canary Wharf

L'ho vista di nuovo ieri, da Wood Wharf, rientrando a casa per il Jubilee Park, con il sole basso che le batteva sullo scafo blu chiaro e le iconiche torri alle spalle, ll Phi è ancora lì, dove sta da più di tre anni e da lontano sembra ancora la barca più bella dell'acqua. Poi ti avvicini e vedi le impalcature montate sul ponte superiore, le coperture tirate sopra, l'aria di una cosa che non va da nessuna parte. Sembra un cantiere fermo, non una nave. Un cantiere da undici metri sotto i cinquantanove di lunghezza, il superyacht più lungo mai costruito sotto le cinquecento tonnellate di stazza, un capolavoro di ingegneria olandese che adesso prende ruggine e escrementi di gabbiano davanti agli uffici della City.
Il sequestro è del 28 marzo 2022, poche settimane dopo l'invasione dell'Ucraina. A fermarla è Grant Shapps, allora ministro dei Trasporti britannico, che si presenta sul molo con un telefono acceso in diretta e annuncia di aver trasformato un'icona della ricchezza russa in un avvertimento netto a Putin e ai suoi. Prima detenzione di un superyacht nelle acque britanniche, la scena è perfetta, lo skyline dietro e lo scafo lucido davanti, con il ministro che parla alla telecamera. È esattamente il punto, anche se allora non si capiva.
Perché il proprietario, un immobiliarista russo che vive in Russia e si chiama Sergei Naumenko, non era e non è in nessuna lista di sanzioni. Non lo sostengo io per simpatia, lo ha proprio messo a verbale la giustizia inglese: la Corte d'Appello ha scritto che era scorretto definirlo "connesso a Putin", come aveva fatto Shapps dal molo. La barca è stata trattenuta lo stesso, su una base diversa e più scivolosa, ovvero che un russo abbastanza ricco da possedere una cosa simile avrà pure tratto beneficio, in qualche modo, dal regime. La proposizione precisa è caduta e al suo posto ne è arrivata una che non si può né dimostrare né smentire ed è il modo in cui le istituzioni difendono un gesto quando la ragione originale del gesto non regge più.
Ed è qui che la storia smette di essere una notizia di cronaca e diventa qualcosa di più interessante, perché non è mai stata una confisca. Lo Stato non ha mai preso possesso del Phi, non lo ha mai messo all'asta, non voleva il suo valore ma voleva la barca visibile. Una confisca solitamente ha una fine: vendi, redistribuisci, chiudi. È quello che ha fatto Gibilterra con un altro yacht russo, l'Axioma, finito sotto il martello nel 2022. Qui no, qui non c'è mai stato uno stato finale previsto, perché l'oggetto serviva intero e fermo, nel South Dock non liquidato.
Allora a cosa serviva? Me lo sono chiesto ogni volta che gli sono passato davanti, cercando una logica strumentale, un effetto sul mondo e non l'ho trovata perché non c'è. La logica c'è, ma è di un altro tipo, espressivo e l'espressione si misura tutta nell'istante dell'atto, non nelle conseguenze. Il gesto era già completo quando finiva la diretta di Shapps, tutto quello che è venuto dopo, i tre anni, le corti fino alla Suprema, la ruggine, l'equipaggio ancora a bordo, semplicemente non rientrava nel calcolo, perché era fuori dall'inquadratura. Si ottimizza per la fotografia e si ferma l'orologio sulla fotografia. MI ricorda certi influencer su Instagram, ma questa è un'altra storia.
Nel frattempo qualcuno paga e non è chi si potrebbe pensare, no. Paga Naumenko che continua a pagare il personale dello yatch, versare le tariffe dell'ormeggio e a coprire la manutenzione, attraverso le licenze previste per i beni congelati. Il giudice lo ha detto quasi con sollievo che essere privato di un bene di lusso non incide in modo significativo sul suo tenore di vita, né si può sostenere che non possa permettersi i costi del mantenimento. Tradotto, la pena è proporzionata perché lui è ricco abbastanza da pagarsela. Solo che, mentre la paga, la barca muore lo stesso. Oggi il Phi è senza assicurazione e fuori classe, danneggiato dalle intemperie al punto che probabilmente non lascerà mai più quel molo con i propri motori. L'uomo paga per tenere in vita una cosa che intanto smette di esistere.
Ed eccolo il nodo, quello che mi fa arrabbiare più della politica; questa è una punizione senza destinatario, pensateci, davvero, dato che Il colpo non raggiunge Putin, che di uno yacht secondario di un signore qualunque non si accorge nemmeno, non tocca il proprietario, dichiarato dalla corte stessa abbastanza solido da non sentirlo e a nessuno arriva un pound di valore, perché lo Stato non incassa niente. Allora chi la sconta, la pena? La sconta l'oggetto. L'unica cosa in tutta questa vicenda che stia effettivamente in galera è una barca, che non ha colpa e non ha avuto parte in causa.
La sua bellezza ed eleganza, a questo punto, non sono un dettaglio sentimentale ma sono lo strumento che fa vedere la cosa per quello che è. Non bisogna provare simpatia per il russo, anzi, il personaggio è opaco e ricco quanto basta a renderlo antipatico per costruzione e proprio per questo lo scafo che marcisce ti porta dove un argomento di parte non arriverebbe. La freccia ha mancato l'uomo, non ha nemmeno sfiorato il nemico e ha colpito la statua. Resta la statua, ferita, sotto le finestre di chi va al lavoro la mattina e non la guarda quasi nemmeno più.
Si potrebbe pensare che sia stato l'errore isolato di un singolo ministro in un momento di foga ma non è così e si vede da un fatto semplice: il governo che ha sequestrato il Phi non è lo stesso che lo ha difeso fino in Corte Suprema nel 2025, eppure il nuovo governo non lo ha liberato, lo ha difeso e ha vinto all'unanimità . Cambiano le persone e il colore, la barca resta dov'è. Perché nessun governo entrante vuole passare alla storia come quello che ha lasciato salpare lo yacht del russo amico di Putin che non lo era davvero. L'incentivo è identico per chiunque tenga le chiavi ed è per questo che la trappola non ha un partito ma ha solo una direzione, verso il fondo del Suoth Dock, per tutti.
La diretta di Shapps, vista oggi, era un atto di impegno irreversibile e serviva a rendere impossibile il dietrofront, a piantare una bandiera. E ha funzionato fin troppo bene, perché adesso quella bandiera lega chi l'ha piantata e i suoi successori, più di quanto leghi la Russia. Una minaccia che non puoi più ritirare diventa un costo tuo, non del tuo avversario. C'è perfino una coda ancora aperta: la Corte Suprema ha lasciato in sospeso la questione se tutta l'operazione sia stata un'interferenza illegittima ed è da quella porta socchiusa che un domani potrebbe entrare una richiesta di risarcimento, pagata, alla fine, da chi le sanzioni non le ha mai decise: i contribuenti Britannici che di tasse ne pagano abbastanza da potersi incazzare quando si rendono conto di dove finiscono i loro soldi.
Il punto non è la Russia e non nemmeno sono i partiti, ma che esiste una categoria di atti dello Stato che scambia la visibilità per efficacia e che resta indifferente a quello che distrugge mentre posa per la foto. Il Phi è il caso limite, perché non ha colpito niente e non ha salvato niente, ha solo preso una cosa bellissima e l'ha messa a morire lentamente in mezzo all'acqua, per ricordarci quanto eravamo forti. L'ho guardata ancora un momento, ieri, prima di rientrare e non riesco proprio a non avere una lacrimucca davanti a tanto spreco di bellezza ed ai gabbiani non importa nulla di chi avesse ragione.
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