Il rompi-schemi e la sua trappola

by Rollo


Il rompi-schemi e la sua trappola

Quando Marcel Duchamp acquistò un orinatoio in porcellana dalla J. L. Mott Iron Works di New York nell'aprile del 1917, lo girò di novanta gradi sul fianco, lo firmò R. Mutt e lo sottomise alla prima esposizione della Society of Independent Artists, non stava facendo arte, stava facendo qualcosa di più sottile e di più consequenziale, dimostrando che la categoria "arte" era una convenzione difendibile solo attraverso atti di esclusione. La Society aveva dichiarato pubblicamente che non ci sarebbe stata giuria, che ogni opera sottomessa con la quota di sei dollari sarebbe stata esposta. Duchamp, che sedeva nel board dell'organizzazione, sapeva esattamente cosa stava facendo, con la precisa intenzione di costringere il sistema a rivelarsi.

Funzionò. Il board, dopo lunga discussione, sospese l'orinatoio dietro un divisorio per tutta la durata della mostra, Duchamp si dimise per protesta, Alfred Stieglitz fotografò l'opera per la rivista The Blind Man. L'originale andò perso, probabilmente buttato via come spazzatura, ma cento anni dopo, nel 2004, un sondaggio condotto su cinquecento artisti, curatori, critici e galleristi britannici lo avrebbe nominato l'opera più influente del ventesimo secolo.

La cosa interessante non è che Duchamp abbia rotto la categoria "arte" ma è che ne ha creata involontariamente un'altra dentro cui ogni artista successivo si è dovuto posizionare, da Warhol e le sue zuppe Campbell, Beuys e il grasso animale a Cattelan e la banana attaccata al muro e ancora Banksy e i suoi shredder o Hirst e lo squalo nella formaldeide. Nessuno di questi artisti opera "ignorando Duchamp" ma opera dentro la categoria-Duchamp, oppure opera contro di essa, ma in entrambi i casi la presuppongono. Anche chi è tornato alla pittura figurativa lo ha fatto come scelta nonostante Duchamp, mai come continuazione naturale di una tradizione che Duchamp aveva semplicemente saltato a piè pari.

Questo è il meccanismo che mi interessa. Chi rompe una categoria non libera lo spazio dietro di sé ma lo cattura e crea una nuova categoria, involontariamente, che vincola tutti i successori. L'unica differenza tra il vecchio vincolo e il nuovo è che il vecchio era visibile come tradizione, il nuovo si traveste da liberazione.

Ci vedo una certa eleganza crudele in questo meccanismo perché Il rompi-schemi crede di aver aperto un campo ma In realtà ha solo spostato i confini che sono spesso più stretti dei precedenti, perché operano in modo invisibile e perché si presentano come naturalezza acquisita anziché come convenzione. In altre parole una categoria che non sa di essere categoria è più potente di una che lo sa.

Considerate Margaret Thatcher, che è il caso politico più nitido del Novecento europeo per questo meccanismo. Da osservatore che ha sempre trovato in lei una figura di indubbia chiarezza analitica, posso dire che il suo capolavoro non è stato la privatizzazione delle British Telecom, né lo scontro con i minatori, non è stato il rapporto trasformativo con Reagan, no, il suo capolavoro è stato Tony Blair.

Quando le fu chiesto quale fosse stato il suo lascito più importante, Thatcher rispose: "New Labour" e non era una battuta ma la diagnosi più precisa che si potesse fare di quello che era accaduto al partito laburista britannico tra il 1979 e il 1997. Blair aveva vinto le elezioni con uno slogan che diceva "Time for a Change" e questo cambiamento consisteva, sostanzialmente, nell'aver accettato il TINA thatcheriano, "There Is No Alternative", come substrato condiviso del dibattito politico britannico. L'abbandono teatrale della Clause 4 della costituzione laburista, l'impegno formale al socialismo, fu il segnale pubblico che la guerra di classe era finita e che era finita perché un lato aveva vinto.

Thatcher non aveva semplicemente sconfitto la sinistra britannica ma aveva creato la categoria dentro cui la sinistra britannica si sarebbe dovuta ricostruire. Blair non era thatcheriano nel senso ideologico del termine, gestì il processo di pace in Irlanda del Nord che Thatcher non avrebbe mai gestito, equalizzò l'età del consenso che Thatcher aveva criminalizzato attraverso la Section 28, espanse massicciamente lo stato sociale attraverso gli investimenti in sanità e istruzione, eppure operava integralmente dentro il framework economico thatcheriano: deregulation finanziaria, flessibilizzazione del lavoro, primato del mercato, privatizzazione dei servizi come metodo, per citarne alcuni. La sintesi di Pat McFadden è precisa, Blair non premette il pulsante rewind sui diciotto anni precedenti, ma non era nemmeno continuazione di Thatcher. Era qualcos'altro. Era ciò che era diventato possibile dopo Thatcher.

E qui sta il punto che la cronaca di questa settimana rende drammaticamente visibile perché mentre scrivo, Sir Keir Starmer sta affrontando la peggiore crisi del suo mandato. Novantadue parlamentari laburisti che chiedono le sue dimissioni, quattro ministri dimessi nelle ultime quarantotto ore. Wes Streeting, suo ministro della Sanità, si sta preparando a sfidarlo per la leadership. Il primo ministro più impopolare nella storia britannica, con un indice di gradimento netto a meno cinquantasette, eguagliato soltanto da Liz Truss.

La diagnosi convenzionale è che Starmer abbia fallito tatticamente, abbia gestito male la comunicazione, abbia perso il contatto con l'elettorato laburista tradizionale, tutto vero ma anche tutto marginale poiché Il problema strutturale è un altro: Starmer sta perdendo perché opera dentro la categoria-Thatcher senza la consapevolezza che Blair aveva di starci dentro. E qui c'è una piccola beffa, oltre al danno, nel fatto che il leader laburista in difficoltà oggi sia un cavaliere dell'ordine del Bagno, un Sir che è anche il monumento vivente alla categoria consolidata, l'apice della normalizzazione thatcheriana dentro il partito che doveva esserne l'alternativa. Blair sapeva di stare dentro il perimetro thatcheriano e ne aveva fatto una virtù strategica, lo abitava da maestro. Sir Starmer ci sta dentro per inerzia, senza la stessa lucidità sulla natura del perimetro che abita e quando il perimetro thatcheriano scricchiola sotto la pressione di Reform e di un elettorato che vuole qualcosa di diverso, si trova senza strumenti per rinegoziarlo. È il prezzo di non aver capito quale categoria ti contiene. Perfino la Brexit, che si è presentata come ribellione contro l'establishment thatcheriano-blairiano, ha finito per riprodurre le strutture economiche fondamentali sotto forma diversa. Il rompi-schemi è ancora lì, sotto, a vincolare i successori, anche quando i successori non sanno più dove sono.

Io lo chiamo design sociale involontario, quando ogni atto di uscita da una categoria, se è sufficientemente potente da produrre cesura, non lascia spazio neutro dietro di sé ma lascia una nuova categoria che viene immediatamente popolata da chi viene dopo. Il rompi-schemi crede di aver liberato i successori, in realtà li ha vincolati a un nuovo perimetro, spesso senza che né lui né loro se ne rendano conto. La libertà del rompi-schemi è sempre relativa al sistema che ha rotto e la servitù dei successori è assoluta rispetto al sistema che il rompi-schemi ha creato.

C'è una via di uscita da questo meccanismo? Direi di no e questa è la parte più interessante, perché provare a uscire dalla categoria-Duchamp facendo arte tradizionale significa posizionarsi rispetto a Duchamp. Provare a uscire dalla categoria-Thatcher facendo politica socialdemocratica radicale significa posizionarsi rispetto a Thatcher. Il rompi-schemi cattura anche chi lo rifiuta, perché impone i termini del rifiuto. È un teorema, non una contingenza.

Quello che resta, allora, è una certa modestia epistemica, prendendo atto del fatto che quando qualcuno oggi si presenta come colui che esce dagli stereotipi, conviene chiedersi quale nuova categoria stia involontariamente fondando. Conviene chiedersi chi, fra dieci o vent'anni, si troverà a dover operare dentro il perimetro che oggi viene presentato come liberazione, perché quella categoria si formerà, lo si voglia o no. È nella struttura stessa del gesto di rottura.

L'unico modo di non creare categorie è non rompere niente, ma allora non si è il rompi-schemi, si è semplicemente uno dei tanti che operano dentro il perimetro vigente e tutto sommato è una posizione più onesta. Sapere di essere dentro una categoria, di qualunque categoria si tratti, è il primo passo per non illudersi di essere fuori. Duchamp lo sapeva, credo. Thatcher, sospetto, anche. Sir Starmer proprio no, ed è esattamente il suo problema.

I rompi-schemi più interessanti sono sempre stati quelli consapevoli che il loro gesto stava fondando un nuovo perimetro. Gli altri, quelli che credevano davvero di aver aperto uno spazio neutro, hanno prodotto i vincoli più feroci, proprio perché invisibili.

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