Ingegneria finanziaria da pizzeria

Ci sono domeniche d'estate in cui l'unica cosa ragionevole è restare all'ombra e rimandare tutto a settembre. Fa troppo caldo per pensare bene ed è forse per questo che oggi mi gira in testa una parola invece di un problema: ingegneria finanziaria. Fa venire in mente cose difficili, gente in giacca che sposta strumenti che nessuno capisce, relativi a cifre troppo grandi da pensare e proprio per questo funziona così bene quando la appiccichi addosso a qualcosa che difficile non è affatto.
Perché la cosa di cui parlo, quella che vende successo dai video e mette numeri grandi nella descrizione del profilo, di ingegneria non ne ha nemmeno un grammo e la capisci in mezzo minuto. Prendi un'attività vera, con clienti che pagano davvero e invece di tenerla in una società sola la spargi in tante piccole società, una per il locale, una per il prodotto, una per i servizi. Ognuna deposita il suo bilancio, minuscolo e in regola, poi in pubblico non nomini mai la singola società, parli sempre del gruppo, sommi a voce e ottieni una cifra che suona da grande azienda mentre ogni pezzo, preso da solo, resta una cosa piccola di provincia. Quel totale non sta scritto da nessuna parte, perché il documento che lo conterrebbe non sei obbligato a farlo e quindi non lo fai.
Fin qui uno sorride e pensa che sia furbizia da mercatino, roba trasparente ed è vero ma proprio il problema è che la trasparenza è la trappola, non il suo contrario. Quando una cosa sembra semplice, la diffidenza si spegne, perché non stai comprando derivati che non capisci, stai comprando un'idea che hai afferrato al volo e chi afferra al volo firma altrettanto al volo.
A firmare sono i ragazzi giovani, reclutati sui social, mostrando una vita "da ricchi", che metto tra virgolette perché è solitamente uno specchietto per le allodole. Entrano con la promessa che diventeranno soci, ci si costruisce insieme, si dice, come in America, chi arriva dal basso si prende la sua fetta e mettono anni, energia, spesso i loro risparmi, dentro le società che aprono palestre, quelle che firmano gli affitti e accendono i debiti in banca. È lì che vive il rischio, in fondo, sulle loro spalle, mentre chi sta in cima fa il movimento opposto, non mette il capitale nel punto esposto, raccoglie quote di cose costruite in buona parte con i soldi degli altri e quelle quote te le prezza sul valore del gruppo, cioè su quel numero che nessuno può controllare, il tutto postando storie dalla sua "Lambo".
Ed è qui che la parola grande, ingegneria finanziaria, mostra a cosa serviva. Non a gestire una complessità, che non c'è, ma a coprire la vecchia asimmetria di sempre, quella tra chi sa e chi non sa. Chi vende la quota sa due cose che chi la compra non sa precisamente sa che il totale di gruppo non è un dato ma una somma detta a voce e sa esattamente da che parte pende il pavimento, perché il rischio l'ha sistemato lui, in basso, nelle società operative dove il ragazzo abbagliato dal guadagno facile sta mettendo i risparmi. Il ragazzo vede la palestra piena la domenica mattina, vede scene da film, vede i numeri grandi e conclude che ha capito, quando invece ha capito solo la superficie. Il piano inclinato sotto la superficie non gli è stato mostrato e non perché fosse nascosto in un cavillo, ma perché nessuno gliel'ha detto e lui non aveva modo di saperlo da solo.
Chiamarla truffa sarebbe sbagliato e pure ingiusto e chi lo fa perde subito, gli basta uno che gli mostra la palestra piena. La roba c'è, la gente si allena, non è una scatola vuota, è una cosa peggiore da spiegare proprio perché non è vuota. È un rischio spostato con precisione su chi ha meno strumenti per pesarlo, vestito con un lessico che serve solo a far sembrare tecnico quello che è antico. Il gruppo, la valutazione, le quote a chi se le merita. Togli le parole grandi e resta un tale informato che vende a un tale disinformato al prezzo che conviene al primo. Si chiama asimmetria informativa che io preferisco definire tecnica da fuffaguru.
E tiene benissimo finché il caldo dura, finché entra gente nuova, gli abbonamenti pagati in anticipo, i corsi comprati prima; in quella fase sembra perfino generoso, uno che regala mesi e servizi perché può permetterselo. Poi un giorno, magari a settembre, il flusso rallenta e il totale che non esisteva torna a essere quello che era. Rimane il ragazzo con la percentuale in tasca, seduto anche lui all'ombra da qualche parte, sicuro di possedere un pezzo di qualcosa di grande. Non gli manca l'intelligenza. Gli mancava solo quello che sapeva l'altro.
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