L'airbag chiesto sul rettilineo

by Rollo


L'airbag chiesto sul rettilineo

Felco vende il novantacinque per cento delle proprie forbici da potatura fuori dalla Svizzera e propone adesso un fondo mutualistico che risarcisca gli esportatori quando il franco sale oltre una soglia concordata contro il dollaro o l'euro. Lo schema si chiama Swiss Export Shield, il direttore generale Nabil Francis lo descrive come un airbag che attutisce l'urto; costerebbe meno delle coperture bancarie tradizionali perché mette in comune il rischio fra molte aziende e perché, dice lui, potrebbe appoggiarsi al rating tripla A della Confederazione per indebitarsi a buon mercato. La difficoltà non è politica ma attuariale e sta tutta dentro quella seconda condizione.

Un'assicurazione funziona quando l'evento assicurato è raro, imprevedibile nel singolo caso e soprattutto indipendente fra un assicurato e l'altro. È per questo che si può assicurare un incendio o una gamba rotta: la casa che brucia a Lugano non fa bruciare quella di Neuchâtel, quindi il premio pagato dai molti che non sinistrano copre i pochi che sinistrano. Il Franco Svizzero non si comporta così e quando si apprezza contro l'euro si apprezza per tutti nello stesso minuto, con la stessa intensità, sulla stessa direzione. Non esiste il partecipante fortunato che quel giorno paga il premio senza incassare nulla. Hans Gersbach del KOF (centro di ricerca congiunturale del Politecnico Federale di Zurigo) arriva sulla soglia di questa osservazione quando dice che molte aziende potrebbero reclamare nello stesso momento e che i pagamenti supererebbero le riserve, ma si ferma un passo prima della conclusione. Un insieme in cui tutti sinistrano insieme non è un pool assicurativo ma un elenco di beneficiari in attesa che qualcuno faccia il garante.

Aggiungo un dettaglio che nella discussione pubblica non compare e che peggiora sensibilmente il quadro e cioè che a un fondo del genere aderirebbe soltanto chi è esposto in modo secco, cioè chi incassa in valuta estera e paga i costi in franchi; chi ha già una copertura naturale, perché produce anche fuori o compra materie prime in euro, resterebbe fuori senza pensarci due volte. Il risultato è che il fondo si riempie esattamente dei profili più correlati fra loro, in una selezione avversa che nessun premio calcolato ex ante può correggere. Quindi più  il fondo funzionerebbe come promesso, più attirerebbe i casi che lo faranno saltare.

Chi è allora il garante? Francis lo dice con chiarezza ammirevole, senza nemmeno provare a nasconderlo, affermando che servirebbe il sostegno pubblico per prendere a prestito a costi bassi grazie alla tripla A svizzera, il che significa che il vantaggio di prezzo rispetto ai forward e alle opzioni delle banche non viene da una superiore efficienza organizzativa, viene dal fatto che una parte del rischio viene spostata su un bilancio che non fattura il servizio. La banca che vende una copertura valutaria mette a riserva capitale proprio e ci carica sopra un margine; il fondo che chiede la garanzia federale ottiene lo stesso servizio a un prezzo che non riflette il costo del rischio di coda, perché quel rischio è stato semplicemente trasferito altrove. Benjamin Muehlemann, Consigliere agli Stati del PLR, lo intuisce quando parla di falsi incentivi e chiede che il modello si regga da solo senza trasformare la Confederazione nell'assicuratore del cambio per l'intera industria d'esportazione, ma resta nel lessico prudente del comunicato. La formulazione precisa è che il modello si regge da solo soltanto finché non serve.

Il precedente di scala meriterebbe di stare sul tavolo di chiunque valuti la proposta. Nel gennaio del 2015 la Banca nazionale, che aveva promesso di difendere la soglia di un franco e venti per euro con risorse dichiarate illimitate, capitolò nel giro di una mattina, perché tenere quella linea era diventato più costoso di quanto valesse. Parliamo di un istituto con un bilancio superiore al prodotto interno lordo del proprio paese. Il fondo immaginato adesso avrebbe riserve inferiori di parecchi ordini di grandezza contro la stessa identica controparte, cioè la volontà aggregata del mondo di mettere i propri soldi dove non bruciano.

Ho lavorato per anni con i costi in una valuta e le fatture in un'altra ed ogni volta che il cambio girava storto la tentazione era sempre quella di considerarlo l'anomalia da neutralizzare, la variabile ingiusta che disturbava un modello altrimenti sano. Ci ho messo troppo a capire che il cambio non è quasi mai l'anomalia ma ne è la misurazione. Ti sta dicendo, con brutalità e senza margine di trattativa, quanto vale davvero quello che vendi rispetto a quanto costa produrlo dove hai scelto di produrlo. C'è però un livello sotto e che per me è quello che rende la vicenda interessante ben oltre il caso specifico.

Il franco è forte perché la Svizzera è ordinata e qui non c'è nessun mistero monetario da svelare: i capitali del mondo arrivano qui quando hanno paura perché trovano finanze pubbliche solide, inflazione che non morde, contratti che tengono, una pace sociale che nessun altro paese europeo riesce più a garantire con la stessa costanza. Ed è quella stessa architettura ciò di cui l'azienda di Les Geneveys-sur-Coffrane beneficia ogni singolo giorno: una manodopera formata, un sistema di apprendistato che funziona davvero, una fiscalità prevedibile a dieci anni, fornitori che consegnano quando dicono. Il franco forte è il conto di tutto questo e lo chiamerei il Premio della Stabilità, perché è esattamente quello, ovvero il prezzo che il paese versa al mercato in cambio di una polizza di affidabilità che nessun altro possiede. Chiedere di essere protetti dal franco forte significa chiedere di incassare il beneficio della polizza senza pagarne il premio. Non è ipocrisia e non è avidità, ma piuttosto ottimizzazione perfettamente razionale da parte di chi guarda il proprio conto economico. È solo che, guardata dal livello del sistema, l'operazione consiste nell'assicurarsi contro il costo della propria assicurazione.

E qui entra il dettaglio che ho trovato scavando nella storia dell'azienda, quello che mi ha fatto girare il post. Nel 1945 Félix Flisch, meccanico di origine appenzellese arrivato ragazzo nel Neuchâtel per imparare il francese, comprò a poco prezzo una fabbrica di quadranti per orologi in disuso a Les Geneveys-sur-Coffrane e ci mise dentro un'officina per fabbricare forbici da potatura. In disuso. Nel cuore della valle orologiera, dentro il guscio vuoto di un'industria che una selezione precedente aveva già svuotato, nasce la Felco che oggi produce più di un milione di attrezzi l'anno. La FELCO 2 esce nel 1948 e ne sono stati venduti diciannove milioni di esemplari, con lame intercambiabili e ricambi disponibili per decenni, il che vuol dire che nessuno al mondo compra quelle forbici perché costano poco. Nessuno.

Poi guardate cosa è successo intorno a quell'edificio. L'orologeria svizzera tocca il suo massimo alla fine degli anni Sessanta con quasi novantamila addetti in millecinquecento aziende. Arrivano il quarzo giapponese, le turbolenze petrolifere, oltre al rincaro del franco che la documentazione ufficiale della Confederazione elenca esplicitamente fra le cause: a metà degli anni Ottanta gli addetti sono trentamila in cinque o seicento aziende. Due terzi del settore cancellati in quindici anni, nella stessa regione, in molti casi negli stessi villaggi. Nessun airbag ammortizzò quell'urto.

Attenzione però, perché la lettura eroica sarebbe falsa e va tolta di mezzo subito. Un salvataggio ci fu, di dimensioni notevoli: UBS e SBS finanziarono la ricapitalizzazione di ASUAG e SSIH e chiamarono Nicolas Hayek a ristrutturare. Solo che quel denaro arrivò dopo la selezione e fu condizionato al cambio di modello, non prima e non per consentire a tutti di continuare a fare la stessa cosa di sempre. Le banche non attutirono l'urto, lo lasciarono avvenire e finanziarono ciò che restava in piedi a patto che diventasse un'altra industria. Da quella condizione nascono lo Swatch, la risalita di gamma, il meccanico venduto come oggetto di desiderio e non come strumento di misura; infine un settore che esporta valore altissimo su volumi bassi ed è largamente indifferente al cambio perché vende a clienti che non discutono il prezzo. La differenza fra capitale condizionato alla trasformazione e cuscinetto che consente di restare uguali è l'intera differenza fra i due esiti possibili.

Felco è figlia di quella logica, non nonostante il franco ma grazie a lui. Un'azienda con costi svizzeri che vende in centoventi paesi ha una sola strada percorribile, ed è costruire un oggetto che duri trent'anni, si ripari all'infinito e si compri per quello che è. Il tappeto perennemente in fiamme sotto i piedi di cui parla Jean-Philippe Kohl di Swissmem, con una metafora migliore di quanto lui stesso sospetti, non è la malattia. È il motore. È il dispositivo che ha impedito a mezzo secolo di manifattura svizzera di scivolare nella fascia media, dove si compete sul prezzo e si perde contro chiunque abbia costi inferiori, cioè contro tutti.

Poi c'è il momento scelto, che dice qualcosa da solo. L'euro sta attorno a novantatré centesimi di franco ed è sostanzialmente piatto sull'ultimo anno; la stessa Reuters annota che la salita è rallentata. L'airbag viene chiesto sul rettilineo, non in curva. Chi conosce il funzionamento delle istituzioni sa perfettamente perché: un dispositivo permanente si costruisce quando nessuno strilla, perché in emergenza si ottengono soltanto misure temporanee e nessuno le rinnova. Il momento è scelto bene. È scelto benissimo. Questa non è ingenuità di un fabbricante di forbici, è mestiere.

Resta la domanda che nessuno ha posto in questi termini. Non è se il fondo reggerà perchè il rischio serio è che funzioni. Un'assicurazione contro la pressione strutturale non produce aziende protette, produce aziende che smettono di dover essere eccezionali per sopravvivere; la degradazione di quella capacità non si vede nel trimestre né nell'anno. Si vede dopo dodici o quindici anni, quando la copertura viene meno per qualunque ragione politica e ci si accorge che nel frattempo il muscolo si è atrofizzato, che il posizionamento non è più difendibile, che la gamma è scivolata verso il basso mentre il franco continuava tranquillamente per la sua strada. A quel punto l'unica cosa ancora in piedi è il fondo. Che non taglia nemmeno un ramo.