Quando l'Europa aveva due leader

by Rollo


Quando l'Europa aveva due leader

Non so se ci avete mai fatto caso ma c'è un pattern che si ripete in Europa ogni mezzo secolo circa ed è inutile cercare di leggerlo attraverso le categorie politiche del momento. Cinque anni di crisi sovrapposte, governi nazionali in difficoltà strutturale, ondata populista che cresce alle estreme, perdita di centralità americana percepita, crisi monetaria, crisi energetica, terrorismo. Il primo ciclo fu 1973-1979, l'attuale è iniziato nel 2022 con l'invasione russa dell'Ucraina e siamo al quarto anno. La grammatica è quasi identica.

Quello che alla fine del primo ciclo produsse la risposta, il Sistema Monetario Europeo varato a Brema nel luglio 1978 e operativo dal marzo 1979, ovvero l'accordo che ancorò tra loro le valute europee preparando il terreno all'euro vent'anni dopo, non fu un'intuizione tecnica della Commissione né una pressione dei mercati ma fu il fatto contingente che in due capitali europee sedevano simultaneamente due leader con mandato politico solido, autorevolezza tecnica personale sui dossier monetari e relazione bilaterale costruita prima di salire al vertice.

Valéry Giscard d'Estaing all'Eliseo dal 1974 con maggioranza parlamentare rinnovata nel 1978, Helmut Schmidt alla cancelleria di Bonn dal 1974 con coalizione SPD-FDP stabile e popolarità rafforzata dopo Mogadiscio. Si conoscevano da quando erano entrambi ministri delle Finanze, Giscard d'Estaing sotto Pompidou e Schmidt sotto Brandt, tra il 1970 e il 1974: avevano già lavorato insieme tecnicamente sui dossier monetari prima ancora di essere capi di stato e di governo, e quando i due decisero a Brema nel luglio 1978 di lanciare lo SME, lo decisero da soli. La Bundesbank, custode storica della stabilità del marco e dotata di autonomia costituzionale, non era stata consultata nelle fasi preparatorie. I parlamenti nazionali furono messi davanti al fatto compiuto. La Commissione presieduta da Roy Jenkins ebbe ruolo di facilitazione tecnica, non di costruzione politica. Funzionò perché entrambi avevano legittimità interna per chiudere il dossier sopra le teste delle proprie burocrazie e delle proprie banche centrali, e perché tra loro due esisteva la fiducia tecnica accumulata negli anni precedenti.

Questo è il punto che la lettura italiana standard del 1979 non vede, perché è abituata a raccontare la storia attraverso le idee invece che attraverso le configurazioni umane che permettono alle idee di diventare operative. Lo SME non fu il risultato di un'idea che maturava da tempo, l'idea esisteva già dal piano Werner del 1970 e dal serpente monetario del 1972, entrambi falliti. Fu il risultato di una configurazione politica precisa che permise a quell'idea di passare dall'agenda tecnica all'agenda operativa.

A mio avviso questo è il punto che dobbiamo recuperare adesso, perché la geometria attuale è il contrario simmetrico di quella del 1978. La crisi strutturale c'è, e somiglia troppo a quella di mezzo secolo fa per non vederla. Shock energetico (Russia 2022, Hormuz dal febbraio 2026, replica esatta del doppio shock 1973-1979). Stagflazione tecnica e crisi del costo della vita. Crisi del dollaro come riserva globale, con Trump che attacca la Fed e i BRICS che sviluppano sistemi di pagamento alternativi, esattamente come la fine di Bretton Woods nel 1971 aveva aperto il decennio della crisi monetaria. Perdita di centralità americana percepita, con la NSS Trump che riclassifica l'Europa da partner a potenziale avversario, esattamente come Schmidt percepiva Carter come debole nel 1978. Ondata populista alle estreme, RN in Francia, Reform UK, AfD in Germania, replica strutturale del 34,4 per cento del PCI di Berlinguer nel 1976 e del compromesso storico italiano. Terrorismo strutturalmente diverso ma comparabile per impatto sulla percezione di sicurezza, jihadismo e instabilità nordafricana al posto degli Anni di piombo e della Baader-Meinhof.

Lo ricordo bene quel decennio perché leggevo i giornali, e perché in casa la televisione era accesa la sera sui telegiornali e sulle tribune politiche che parlavano dello SME con un misto di interesse e apprensione. Avevo diciassette anni nel 1979, l'età in cui le prime pagine cominciano a non sembrarti più rumore lontano ma cose che riguardano direttamente il mondo in cui stai entrando e c'erano decine di programmi che spiegavano cosa stava succedendo, dalle tribune di Jader Jacobelli alle rubriche economiche del TG1, dalle inchieste della seconda rete agli speciali sul vertice di Brema. I miei genitori li guardavano con la consapevolezza di chi sa che lì si stava decidendo qualcosa di cui avremmo sentito le conseguenze per anni. Ricordo la sensazione che qualcosa stesse cambiando strutturalmente in Europa, ricordo le discussioni sullo SME come notizia di copertina, ricordo Berlinguer che parlava di compromesso storico e Andreotti che teneva insieme il sistema italiano con i suoi codici impenetrabili. Ricordo soprattutto la percezione che il quinquennio 1973-1978 fosse stato qualcosa di diverso dalle crisi singole degli anni precedenti, qualcosa di sistemico che richiedeva risposta sistemica. Lo SME arrivò esattamente nel momento in cui quella percezione era diventata insostenibile.

Oggi quella percezione esiste, ma manca la precondizione umana che permise allora la risposta. Macron al quindici per cento di approvazione, con due anni residui di mandato e impossibilità costituzionale di ricandidarsi, è anatra zoppa che non può impegnare la Francia su nessun trattato strutturale di magnitudo paragonabile allo SME. Merz è in carica da pochi mesi con coalizione fragile e ha il problema strutturale di tenere fuori l'AfD a costo di paralisi decisionale interna. I due non hanno costruito relazione tecnica prima di salire al vertice, vengono da percorsi politici diversi, non si sono incontrati come ministri delle Finanze prima della responsabilità di governo. Starmer è in situazione ancora peggiore, con novantasette deputati del proprio partito che hanno chiesto le sue dimissioni e il ministro della Sanità Streeting dimesso il quattordici maggio dichiarando di avere perso fiducia in lui. La geometria umana che permise lo SME nel 1979 non c'è, e questa, più di qualsiasi altra considerazione tecnica o ideologica, è la ragione strutturale per cui il quinquennio 2022-2026 non produrrà niente di paragonabile, e probabilmente non lo produrrà neppure il quinquennio successivo.

Si parla molto, in questi mesi, di quello che servirebbe. Mario Draghi nel rapporto presentato a settembre 2024 ha articolato con precisione gli strumenti necessari: debito comune europeo per investimenti strategici nella difesa e nella transizione tecnologica, integrazione fiscale parziale, unione dei mercati dei capitali completata, riforma della governance economica. Tutti questi strumenti sono tecnicamente disponibili, intellettualmente articolati, politicamente discussi. Eppure non si muovono, e non si muoveranno con governi delegittimati, perché tutti questi strumenti richiedono qualcuno che li imponga sopra le burocrazie nazionali e le opinioni pubbliche ostili, esattamente come Giscard e Schmidt imposero lo SME sopra la Bundesbank e i parlamenti nei mesi tra luglio 1978 e marzo 1979. Più clinicamente, la differenza tra avere lo strumento e averlo operativo è la stessa che esiste tra avere una pistola e avere qualcuno disposto a usarla. Lo SME del 1979 funzionò perché Giscard e Schmidt erano disposti a pagare il costo politico interno di imporlo. Il debito comune europeo del 2026, qualunque forma assuma, richiederà che due o tre leader nazionali siano disposti a pagare lo stesso tipo di costo, e adesso nessun leader europeo dei grandi paesi ha il capitale politico per farlo.

C'è un'eccezione apparente, ed è il caso del NextGenerationEU del 2020. Quello sì fu debito comune europeo, e fu approvato. Macron al cinquantasei per cento di approvazione nel 2020, Merkel al sessantotto per cento al suo quindicesimo anno di cancelleria, ebbero il capitale politico per imporlo sopra le resistenze dei "frugali" e delle proprie burocrazie nazionali. Era esattamente la configurazione Giscard-Schmidt: due leader popolari, autorevolezza tecnica costruita negli anni precedenti, relazione bilaterale strutturata. Funzionò per la stessa identica ragione. E va aggiunto che NextGenerationEU fu costruito nell'emergenza acuta della pandemia, mentre lo SME emerse alla fine di un ciclo di crisi cronicizzata. Il parallelismo strutturale è meno preciso, ma la precondizione umana è la stessa. Adesso nessuno dei tre grandi paesi europei ha leader paragonabili, e mentre i giornali italiani discutono se Meloni "guadagni terreno in Europa" o se Draghi tornerà, la domanda strutturale non viene articolata. Non si tratta di chi gestirà la prossima crisi acuta, si tratta di chi avrà capitale politico per imporre lo strumento strutturale necessario a uscirne, ed è chiaro che quella riserva di legittimità oggi semplicemente non esiste in nessuna capitale dei grandi paesi europei.

Resta la domanda di come il 1979 produsse i suoi Giscard e Schmidt, e che lezione se ne possa trarre. Entrambi erano emersi dall'esperienza di ministri delle Finanze durante la prima fase della crisi, 1969-1974. Avevano gestito tecnicamente i dossier monetari prima di assumere responsabilità politica generale. Quando salirono al vertice avevano già la competenza tecnica per capire cosa serviva, e avevano già la relazione bilaterale per costruirlo insieme. Non vennero da carriere politiche pure, vennero da percorsi di responsabilità tecnica sui dossier specifici della crisi. In Europa nel 2026, chi ha questo profilo? Pochi. Mario Draghi lo aveva, ed è stato presidente del Consiglio italiano dal 2021 al 2022, ma è uscito dalla politica attiva. Christine Lagarde è alla BCE e non può avere ruolo politico nazionale. Roberta Metsola è giovane, ma viene da Malta, paese strutturalmente troppo piccolo per produrre quel tipo di leadership bilaterale. Mark Rutte è alla NATO. Tutti i profili che combinerebbero competenza tecnica sui dossier strutturali e relazione bilaterale costruita nel tempo sono attualmente fuori dalla politica nazionale dei grandi paesi.

La cosa che colpisce, guardando indietro al 1979, è che Giscard e Schmidt furono prodotti dalla crisi stessa. Non erano figure tradizionali della politica francese e tedesca, erano emersi attraverso i dossier tecnici della crisi 1969-1974 e avevano costruito la propria autorità politica esattamente sulla competenza che il momento richiedeva. La crisi stessa selezionò i leader capaci di gestirla. La domanda clinica è se il ciclo 2022-2026 stia producendo, sotto la superficie della politica visibile, le figure equivalenti che emergeranno tra qualche anno. Non lo sappiamo. Probabilmente esistono, da qualche parte, persone che adesso stanno gestendo tecnicamente i dossier energetici, fiscali, difensivi, e che tra cinque o sette anni avranno costruito l'autorità politica per fare quello che Giscard e Schmidt fecero nel 1978. Ma sono fuori vista, e il momento in cui emergeranno coincide con una crisi peggiore di quella attuale, perché è quella la storia: i leader strutturali emergono quando la crisi è diventata tanto grave da non lasciare alternative.

Cosa significa questo per l'Europa nei prossimi tre o quattro anni? Probabilmente significa che la finestra di transizione politica simultanea dei tre grandi paesi continuerà a produrre paralisi sui dossier strutturali, e che gli strumenti tipo NextGenerationEU resteranno disponibili come concetto ma non saranno operativi. Significa che le risposte alle crisi attuali, Hormuz, Groenlandia, Ucraina, sanzioni, saranno tattiche e non strutturali. Significa che gli attori esterni con leva continueranno a imporre prezzi che governi delegittimati non possono rifiutare. E significa anche, però, che la crisi continuerà a generare le condizioni per produrre i nuovi Giscard e Schmidt, in qualche capitale o in qualche istituzione che adesso non guardiamo. Non li riconosceremo subito. Probabilmente staranno gestendo qualcosa che adesso ci sembra dossier secondario, e tra qualche anno scopriremo che quello era il vero apprendistato.

La domanda con cui chiudo non ha risposta sicura, ma è la domanda giusta da porre. Nel 1979 funzionò perché c'erano Giscard e Schmidt. Cosa stiamo facendo per produrre i due o tre nomi equivalenti per il 2030?

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