La finestra di Overton infinita

by Rollo


La finestra di Overton infinita

Rachel Reeves, Cancelliera dello Scacchiere britannico, ha presentato ieri il suo secondo budget annuale. Ventisei miliardi di sterline di nuove tasse. Poi, nelle interviste del giorno dopo, ha respinto le critiche secondo cui avrebbe alzato le tasse per finanziare l'aumento della spesa sociale.

Il problema è che l'Office for Budget Responsibility, l'organismo indipendente che valuta i conti pubblici britannici, dice esattamente il contrario. Gli aumenti di spesa ammontano a undici miliardi entro il 2029, destinati principalmente a coprire le inversioni sui tagli al welfare e l'abolizione del limite dei due figli per i sussidi. Le tasse salgono per pagare questo, più un cuscinetto di sicurezza sui conti.

Reeves non mente tecnicamente. Dice che le tasse servono a coprire il buco di produttività lasciato dai Conservatori, sedici miliardi di entrate in meno secondo le nuove stime. Ma è un gioco di specchi contabili: la spesa welfare aumenta subito, le entrate fiscali arrivano verso fine decennio. Nel mezzo, debito.

Il meccanismo

Quello che sta accadendo nel Regno Unito è un caso da manuale di quella che potremmo chiamare la finestra di Overton infinita.

La finestra di Overton, nella formulazione originale, descrive lo spettro di idee politicamente accettabili in un dato momento. Le posizioni si muovono da impensabili a radicali, poi accettabili, poi sensate, poi popolari, e infine codificate in legge. Il movimento avviene gradualmente, attraverso il dibattito pubblico e il cambiamento culturale.

Ma esiste una versione degenerata di questo meccanismo, che opera non sulle idee ma sulle promesse. Funziona così: un partito promette qualcosa durante la campagna elettorale. Una volta al governo, scopre che mantenere quella promessa costa più del previsto, o che le circostanze sono cambiate, o che semplicemente non aveva fatto bene i conti. A quel punto ha due opzioni: ammettere l'errore, oppure spostare l'asticella.

La seconda opzione è quasi sempre quella scelta. L'asticella si sposta, ciò che era inaccettabile diventa necessario, ciò che era promesso diventa impossibile date le circostanze. E siccome le circostanze possono sempre essere invocate, il gioco può continuare all'infinito.

Il caso britannico

Il Labour di Keir Starmer ha vinto le elezioni del luglio 2024 con una promessa chiara: nessun aumento delle tasse sul reddito dei lavoratori. Quattordici mesi dopo, siamo al secondo budget consecutivo che alza le tasse in modo sostanziale.

Il primo budget, nell'ottobre 2024, ha introdotto quaranta miliardi di nuove tasse. Reeves disse che sarebbe stato l'unico grande budget fiscale della legislatura. Il secondo, presentato ieri, ne aggiunge altri ventisei. La giustificazione? L'eredità dei Conservatori era peggiore del previsto.

Ma c'è un dettaglio che rende il meccanismo ancora più evidente. Il Labour non ha tecnicamente alzato le aliquote dell'imposta sul reddito. Ha invece congelato le soglie fiscali fino al 2030, il che significa che con l'inflazione e gli aumenti salariali, sempre più persone finiranno per pagare aliquote più alte senza che nessuno abbia formalmente aumentato le tasse. È il cosiddetto fiscal drag, la tassazione per inerzia. Rispetta la lettera della promessa elettorale, ne viola completamente lo spirito.

Secondo le stime ufficiali, entro il 2029 ci saranno settecentottantamila nuovi contribuenti nella fascia base, novecentoventimila in quella alta, e quattromila in quella massima. Persone che pagheranno più tasse non perché qualcuno le abbia alzate, ma perché nessuno ha aggiornato le soglie.

La questione della colpa

Ogni sistema che sposta continuamente l'asticella ha bisogno di un capro espiatorio. Qualcuno a cui attribuire la responsabilità del fatto che le promesse non vengono mantenute.

Il Labour sta usando quello che potremmo chiamare un sistema a livelli progressivi di colpa.

Il primo livello, quello attualmente in uso, è l'eredità dei Conservatori. Quattordici anni di governo Tory hanno lasciato i conti pubblici in condizioni peggiori del previsto. È una narrativa che ha una base di verità, ma che ha una data di scadenza. Non puoi incolpare il governo precedente per sempre, specialmente quando sei tu a prendere le decisioni.

Il secondo livello, già parzialmente attivato, sono le previsioni degli esperti. Reeves cita continuamente l'Office for Budget Responsibility: sono loro a dire che la produttività è calata, sono loro a prevedere meno entrate. Il governo esegue semplicemente ciò che i numeri impongono. È una forma sofisticata di delega della responsabilità: non siamo noi a volere più tasse, sono le circostanze oggettive a richiederle.

Il terzo livello, quello di riserva, sono i fattori esterni: volatilità dei mercati globali, guerre commerciali, frammentazione geopolitica. Quando l'eredità Tory e le previsioni degli esperti saranno esaurite come scuse, resterà sempre il mondo là fuori a cui dare la colpa.

Esiste anche un quarto livello, quello nucleare: i propri parlamentari ribelli. Se le cose vanno davvero male, il governo potrebbe iniziare a dire che voleva essere più prudente, ma la rivolta interna lo ha costretto a fare scelte diverse. È la colpa circolare perfetta: tutti responsabili, quindi nessuno responsabile.

Il punto di rottura

Il problema della finestra di Overton infinita è che presuppone un elettorato infinitamente paziente. Non lo è.

I sondaggi britannici raccontano una storia di collasso. Il Labour è al diciotto per cento, il minimo storico mai registrato da Ipsos per il partito, lo stesso livello del maggio 2009 dopo lo scandalo delle spese parlamentari. Reform UK, il partito di Nigel Farage, è al trentatré per cento con quindici punti di vantaggio.

Solo il tredici per cento degli elettori è soddisfatto di come Starmer sta svolgendo il suo ruolo di Primo Ministro. È il peggior indice di soddisfazione registrato per qualsiasi Primo Ministro britannico dal 1977. Rachel Reeves fa ancora peggio: undici per cento di soddisfazione, il minimo storico per qualsiasi Cancelliere, peggio persino di Kwasi Kwarteng dopo il disastroso mini budget di Liz Truss nel 2022.

Ma il dato più significativo è un altro. Metà degli elettori britannici pensa che Reeves avesse pianificato di alzare le tasse fin dall'inizio, che le promesse elettorali fossero false sin dal principio. Solo il venti per cento crede che le decisioni riflettano un reale peggioramento delle condizioni economiche dopo le elezioni.

Questo è il punto di rottura. Quando metà dell'elettorato pensa che tu stia mentendo da sempre, non importa più chi incolpi. Hai perso la credibilità necessaria per far funzionare qualsiasi narrativa futura. La finestra di Overton infinita smette di funzionare nel momento in cui la gente smette di credere che ci sia una finestra.

C'è chi potrebbe obiettare che il meccanismo può durare molto più a lungo. L'Italia della Prima Repubblica ne è la dimostrazione: quarantaquattro anni di promesse non mantenute, debito crescente, e colpe sempre attribuite ad altri. Democristiani e Socialisti hanno operato la finestra di Overton infinita con maestria per quasi mezzo secolo. Poi è arrivato il 1992. Tangentopoli non è stato solo uno scandalo giudiziario: è stato il momento in cui gli elettori italiani hanno deciso collettivamente che il sistema stesso era diventato impensabile. La finestra non si è spostata, si è frantumata. I partiti che avevano governato per decenni sono scomparsi nel giro di mesi.

Il caso italiano suggerisce due cose. La prima è che il punto di rottura può tardare molto ad arrivare, molto più di quanto qualsiasi analista possa prevedere. La seconda è che quando arriva, arriva tutto insieme. Non c'è un declino graduale, c'è un collasso. E quello che emerge dalle macerie non è necessariamente migliore di quello che c'era prima.

La domanda aperta

Il caso britannico solleva una questione più ampia. Il sistema politico moderno è strutturalmente costruito su questa dinamica? Le democrazie contemporanee possono funzionare solo attraverso promesse che non verranno mantenute e colpe che verranno sempre attribuite ad altri?

C'è chi sostiene di sì. Che la complessità delle società moderne rende impossibile fare previsioni accurate, che le promesse elettorali sono necessariamente approssimative, che gli elettori dovrebbero capirlo e accettarlo come parte del gioco democratico.

Ma i dati britannici suggeriscono il contrario. Suggeriscono che esiste un limite, che la pazienza si esaurisce, che il meccanismo della colpa perpetua ha una data di scadenza. Il problema è che quando quel limite viene raggiunto, quello che emerge non è necessariamente un sistema migliore. È spesso rabbia, frammentazione, e la ricerca di soluzioni radicali.

Reform UK al trentatré per cento ne è la dimostrazione. Metà dei britannici dice che il paese ha bisogno di un cambiamento radicale. Non moderato, non graduale: radicale.

La finestra di Overton infinita, alla fine, produce il suo opposto. A forza di spostare l'asticella di ciò che è accettabile chiedere, si finisce per rendere accettabile ciò che prima era impensabile. Solo che non è il governo a decidere cosa diventa impensabile. Sono gli elettori.

E quando gli elettori decidono che impensabile è il sistema stesso, la finestra non si sposta più. Si rompe.

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