La paura come architettura

Questa settimana quattro astronauti stanno girando intorno alla luna. La prima missione umana oltre l'orbita terrestre dal 1972, cinquantaquattro anni fa. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, a bordo di Orion, hanno percorso una distanza che nessun essere umano percorreva da quando Nixon era presidente degli Stati Uniti. Ieri hanno fatto il flyby lunare. Oggi stanno tornando.Quasi nessuno lo sa.
Non perché la notizia sia stata censurata, nè perché qualche editore abbia deciso che non valesse la copertina. È sparita in un modo molto più interessante: è stata semplicemente sopraffatta dal peso specifico di tutto il resto. La guerra in Iran è alla sesta settimana. Ogni giorno porta aggiornamenti, piloti abbattuti, droni su Dubai, infrastrutture colpite, dichiarazioni di Trump alle tre di notte. Il ciclo non si ferma mai e il cervello umano, messo davanti a una scelta tra il pericolo e la meraviglia, sceglie sempre il pericolo. Lo ha sempre fatto perchè è quello per cui è stato progettato.
Il punto non è che la guerra oscuri le altre notizie. Questo lo vede chiunque. Il punto è che nessuno ha scelto che andasse così. I media contemporanei non sono redazioni che decidono cosa è importante, Sono piuttosto sistemi di cattura dell'attenzione ottimizzati per un parametro solo: il tempo di permanenza sulla piattaforma. La pubblicità programmatica, i social, le notifiche push, le metriche in tempo reale sulle aperture degli articoli, tutto questo remunera un tipo di contenuto con una precisione che nessun direttore editoriale del Novecento avrebbe potuto immaginare. E il contenuto che vince, sempre è quello che attiva la risposta al pericolo. Paura, minaccia, urgenza. Non perché i giornalisti siano diventati cinici o pigri ma perché il sistema di incentivi li spinge esattamente lì, senza che nessuno lo abbia deciso esplicitamente.
Il risultato è una forma di terrore strutturale. Non pianificato, non orchestrato. Prodotto automaticamente da un'architettura di mercato applicata all'attenzione umana. Mentre l'Iran occupa ogni colonna disponibile, la Corea del Sud ha attraversato una crisi costituzionale senza precedenti nella sua storia recente. Un presidente impeached, un paese bloccato per mesi, un nuovo governo che deve ricostruire l'alleanza con Washington in un momento in cui Washington guarda solo al Golfo Persico. La Corea del Sud è la quarta economia asiatica, produce quasi il 20% dei chip logici avanzati del pianeta, ha una frontiera attiva con uno stato nucleare. Non è una notizia marginale. Eppure se chiedete a qualsiasi persona mediamente informata cosa sa della situazione politica coreana nell'ultimo anno, la risposta sarà quasi certamente lacunosa.
Zelensky è sparito. Non dall'Ucraina, ovviamente, ma dallo spazio dell'attenzione collettiva. Trump lo ha oscurato nel senso più letterale: ha preso tutto l'ossigeno della narrativa geopolitica e lo ha concentrato su di sé, prima con i dazi, poi con l'Iran. L'Ucraina continua a esistere come conflitto, come tragedia, come problema diplomatico irrisolto. Ma non esiste più come notizia. E questo non è un dettaglio: un conflitto che smette di essere visibile smette anche di generare pressione politica, smette di pesare nelle negoziazioni, smette di costare qualcosa a chi lo lascia andare avanti.
C'è un meccanismo qui che vale la pena guardare da vicino. Gli attori politici che hanno capito come funziona l'architettura dell'attenzione mediatica possiedono uno strumento di potere che non ha precedenti storici. Non serve censurare, così come non serve controllare i giornali. Basta saturare il campo e produrre abbastanza rumore, abbastanza urgenza, abbastanza notizie ad alto voltaggio emotivo e tutto il resto scivola via da solo. La saturazione è più efficace della soppressione perché non lascia tracce, non genera opposizione, non può essere accusata di niente. È solo il mercato che funziona.
Non è difficile riconoscere lo schema. Negli anni Novanta, quando Internet stava ridisegnando il settore creativo in cui operavo, c'era la sensazione che la moltiplicazione dei canali avrebbe necessariamente prodotto più pluralismo, più voci, più attenzione distribuita. È successo esattamente il contrario, infatti la moltiplicazione dei canali ha concentrato il potere di cattura dell'attenzione nelle mani di chi sapeva produrre il contenuto più viscerale, più urgente, più difficile da ignorare. Non è una critica morale ma una semplicedescrizione di come funziona la fisica dell'attenzione quando viene organizzata come un mercato.
Il terrore strutturale che ne deriva non assomiglia al terrore che conosciamo dalla storia. Non è propaganda nel senso novecentesco e non ha un ministero o un'ideologia dichiarata, ha qualcosa di più subdolo; produce la sensazione continua che il mondo sia sempre in fiamme ovunque, che ogni giornata porti una nuova crisi impossibile da ignorare, che non abbia senso seguire la Corea del Sud perché domani ci sarà qualcos'altro di più urgente. La sensazione, alla fine, è di impotenza cognitiva. Non capisco abbastanza, non riesco a stare dietro, meglio concentrarsi su quello che è immediatamente davanti.
Questa impotenza non è un effetto collaterale accidentale ma è funzionale. Un pubblico cognitivamente sovraccarico e spaventato non costruisce modelli complessi della realtà . Reagisce premiando le narrazioni semplici, i nemici chiari, le soluzioni immediate. È il terreno ideale per certi tipi di politica, certi tipi di leadership e certi tipi di consenso. Non ho prove che qualcuno abbia progettato deliberatamente questo esito, ma nemmeno mi serve averle perchè questo meccanismo funziona indipendentemente dalle intenzioni. I sistemi producono conseguenze strutturali che vanno molto oltre le scelte individuali di chi li gestisce.
Artemis II torna a casa tra pochi giorni. Quattro esseri umani hanno visto la Terra da una distanza che nessuno vedeva da mezzo secolo. Hanno fotografato la faccia nascosta della luna, osservato la corona solare durante un'eclissi vista dallo spazio, chiamato la Stazione Spaziale Internazionale come si chiama un collega dall'altro capo del mondo. È una di quelle cose che, in un'altra settimana, avremmo guardato insieme con quella sensazione rara di appartenere tutti alla stessa specie. Invece stavamo guardando i droni sopra Dubai.
Non è colpa di nessuno. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato per funzionare. E questa, forse, è la cosa più inquietante di tutte.
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