La recinzione dell'incontro

Leggevo nei giorni scorsi su un quotidiano britannico una notizia che a prima vista sembra una di quelle storie di costume buone per riempire una pagina d'estate. Le app di incontri, in Regno Unito e a Londra in modo particolare, stanno perdendo terreno. I dati di Ofcom parlano di un calo intorno al sedici per cento sulle dieci piattaforme principali tra il 2023 e il 2024, con Tinder che lascia per strada quasi seicentomila utenti e Bumble che ne perde poco meno di quattrocentomila, ma nel frattempo riempiono i locali le serate dal vivo, lo speed dating, i mixer per single e a Londra perfino format come Date My Mate, dove un amico sale su un palco e presenta con due minuti di slide il proprio amico rimasto solo. Centocinquanta biglietti esauriti in cinque minuti.
La lettura immediata è già pronta e la troverete declinata in una ventina di varianti nei prossimi giorni con argomenti tipo stanchezza da swipe, ritorno all'autentico, la generazione cresciuta dentro lo schermo che riscopre il valore del guardarsi in faccia. Tutto vero e tutto inutile, perché è esattamente quello che chiunque penserebbe leggendo la notizia ed è il punto in cui la maggior parte dei commenti si ferma scambiando il pavimento per il soffitto.
Il dettaglio che ribalta la storia è un altro e di solito non viene collegato. Questi eventi dal vivo, raccontati come la fuga dalle piattaforme, in buona parte li stanno finanziando le piattaforme stesse. Hinge ha stanziato un milione di dollari per un fondo dedicato a eventi fisici tra New York, Los Angeles e Londra, Bumble gestisce una propria divisione di incontri dal vivo dal 2022, quindi quella che viene presentata come una correzione di mercato contro l'industria del digitale è, vista da vicino, un'estensione di prodotto di quella stessa industria.
Conviene allora cambiare metafora, perché quella del pendolo che ritorna all' inizio di un ciclo è rassicurante proprio nel punto in cui inganna. Il pendolo torna al punto da cui è partito e suggerisce che nulla si è davvero perso ma qui invece la parola esatta è un'altra: "recinzione". C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui conoscere qualcuno era un sottoprodotto gratuito del semplice vivere, tipo la festa, il bar sotto casa, l'amica che te ne presentava un'altra, la sala d'attesa del dentista, la palestra. Nessuno gestiva quel terreno, nessuno emetteva biglietti, nessuno tratteneva una percentuale sull'esito ma era un bene comune nel senso tecnico del termine, una risorsa condivisa a cui tutti accedevano senza che a nessuno venisse in mente di piantarci un cancello.
Gli inglesi questa storia la conoscono meglio di chiunque altro e non per modo di dire dato che tra il Cinquecento e l'Ottocento i terreni comuni del paese, i commons su cui i contadini avevano sempre pascolato e raccolto liberamente, vennero progressivamente cintati e trasformati in proprietà privata. Le chiamarono enclosures, le recinzioni e chi viveva di quella terra condivisa si trovò di colpo escluso da una risorsa che per secoli era stata di tutti e dovette comprare l'accesso a quello che prima era gratuito. Cambia il bene in gioco, dal pascolo all'incontro amoroso, ma il movimento è identico nella struttura. Prima si recinta il comune, poi si vende l'ingresso.
Le app, nel decennio in cui hanno dominato, non hanno aggiunto un canale accanto al terreno comune, anzi lo hanno prosciugato e non per caso ma per necessità del modello, infatti una piattaforma che vive del tempo che passi al suo interno ha bisogno che il modo gratuito e ambientale di conoscersi diventi residuale, altrimenti perde la ragione di esistere. Così hanno spostato la liturgia dell'incontro dentro un recinto privato e dopo qualche anno hanno reso socialmente goffo, quasi sospetto, l'approccio diretto fuori dal recinto. Provate a immaginare un ragazzo di venticinque anni che si avvicina a una sconosciuta in un locale senza l'alibi di un match: oggi è una scena che richiede una piccola dose di coraggio, mentre vent'anni fa era la normalità di un sabato sera qualunque. Oggi lo stesso gesto rischia di essere letto come un'intrusione, qualcosa di vagamente inopportuno quando non apertamente sospetto e spesso chi lo compie viene archiviato come il potenziale molestatore prima ancora di aprire bocca tanto che l'avvicinamento spontaneo scivola dal registro del corteggiamento a quello dell'allarme. Il terreno comune non è scomparso per decreto, è stato lasciato inaridire finché diventasse impraticabile.
E qui si chiude il cerchio. Adesso che il bene comune è degradato le stesse piattaforme che lo hanno degradato si presentano a rivenderne una versione recintata. L'incontro spontaneo, gratis perché ambientale, ritorna sul mercato come servizio, con un biglietto d'ingresso e un marchio stampato sopra, dunque il ciclo si chiude, si, ma non si chiude dove era cominciato. Si chiude un gradino più in alto sulla scala della mercificazione, e in quel gradino di differenza c'è un pedaggio che prima non esisteva.
La faccenda diventa più interessante e per certi versi più spietata, se la si guarda dal lato di chi ha vent'anni adesso perché per loro l'incontro fortuito senza schermo non è un ricordo da recuperare, perché non l'hanno mai conosciuto come impostazione predefinita. Quando sono diventati adulti il recinto c'era già , quindi quello che gli viene venduto non è nostalgia, sentimento che pretende una memoria, ma l'accesso a pagamento a qualcosa che avrebbero avuto in dote gratuitamente se fossero nati una generazione prima. Da boomer, cresciuto in un posto dove ci si conosceva in piazza senza che nessuno ci ricamasse sopra un format, trovo che questo sia il punto meno innocente di tutta la storia, ma è anche vero che non si rivende il passato a chi lo rimpiange; si vende per la prima volta, a prezzo pieno, a chi non sa nemmeno di esserne stato espropriato.
Mi interessa poco stabilire se le aziende lo facciano con cinismo calcolato o per semplice opportunismo di mercato, perché la questione morale è il dettaglio meno rilevante di tutti. Quello che conta è il meccanismo e questo meccanismo lo abbiamo già visto e lo rivedremo. Un settore costruisce la propria fortuna prosciugando una risorsa che prima era libera, poi rivende l'accesso alla scarsità che ha contribuito a creare. È accaduto con l'acqua e con l'attenzione e adesso accade con la più elementare delle attività umane, guardarsi negli occhi sperando che qualcosa scatti.
Chi legge la notizia come il lieto fine di una favola, il digitale che riconosce i propri limiti e cede il passo al calore umano, sta guardando il trucco e applaudendo il prestigiatore. Il digitale non cede niente. Apre soltanto un secondo sportello e su quello sportello c'è scritto reale, ma la cassa dietro è la stessa.
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