La settimana in cui hanno provato a vendere tutto contemporaneamente

by Rollo


La settimana in cui hanno provato a vendere tutto contemporaneamente

C'è stato un momento, nella giornata di giovedì 19 febbraio 2026, in cui il mondo è diventato un mercato rionale dove tutti urlavano il prezzo della propria merce nello stesso istante. Un principe britannico arrestato per la prima volta nella storia moderna del Regno Unito. Un "Board of Peace" inaugurato a Washington con quaranta paesi e promesse per diciassette miliardi di dollari. Il Pentagono pronto a colpire l'Iran nel giro di ore. E per chiudere la serata, il presidente degli Stati Uniti che annuncia il rilascio dei file governativi sugli alieni. Tutto nello stesso giorno. Tutto reale. Tutto in competizione per lo stesso spazio nella testa di chi cerca di capire cosa stia succedendo.

Il meccanismo merita attenzione, perché non è nuovo e non è casuale. Quando troppe informazioni di massima rilevanza arrivano simultaneamente, il risultato non è un pubblico più informato; è un pubblico che non riesce a processare niente. L'economia dell'attenzione, quella che Herbert Simon descrisse già nel 1971 osservando che la ricchezza di informazione produce povertà di attenzione, non è mai stata così visibile come in questa settimana di febbraio.

Partiamo dai fatti, perché i fatti sono l'unica cosa che resiste quando il rumore diventa assordante.

L'arresto di Andrew Mountbatten-Windsor è un evento senza precedenti nella monarchia britannica. Thames Valley Police lo ha fermato con l'accusa di misconduct in public office, reato che prevede l'ergastolo come pena massima. Non si tratta più delle accuse di natura sessuale che per anni hanno dominato la narrativa pubblica: l'indagine riguarda la condivisione di documenti governativi riservati con Jeffrey Epstein durante il periodo in cui il principe serviva come inviato commerciale del Regno Unito, dal 2001 al 2011. È un cambio di registro significativo, perché sposta la questione dalla sfera privata a quella della sicurezza nazionale. Re Carlo ha dichiarato che "la legge deve fare il suo corso"; Buckingham Palace non era stata avvisata in anticipo. Andrew è stato rilasciato dopo dodici ore, sotto indagine.

Ma l'arresto del principe è solo l'ultimo tassello di una cascata che si è intensificata nelle settimane precedenti e che merita di essere osservata nella sua interezza per capirne il meccanismo. Il Dipartimento di Giustizia americano ha rilasciato finora circa 300 gigabyte di documenti relativi a Epstein. Sembra un numero enorme e lo è: tre milioni di pagine. Ma corrisponde, secondo le stime, al due per cento del totale. Il restante 98% è ancora nei server del governo federale. Quel due per cento è bastato a far crollare un sistema di protezione reciproca che aveva funzionato per decenni.

La lista delle cadute racconta una geografia del potere che attraversa settori, paesi e continenti. Kathryn Ruemmler, general counsel di Goldman Sachs ed ex consigliera legale della Casa Bianca sotto Obama, si è dimessa il 12 febbraio dopo che oltre diecimila documenti hanno rivelato una relazione con Epstein molto diversa da quella "strettamente professionale" che aveva dichiarato per anni. Nelle email lo chiamava "Uncle Jeffrey", firmava con "xoxo", gli chiedeva consigli su come gestire lo scandalo del Secret Service alla Casa Bianca. Goldman l'ha difesa per mesi; l'amministratore delegato David Solomon a dicembre la definiva ancora "un'eccellente avvocato". Poi il calcolo è cambiato, come sempre cambia. Brad Karp, presidente dello studio legale Paul Weiss, si è dimesso il 4 febbraio. Sultan Ahmed bin Sulayem, amministratore delegato di DP World Dubai, è stato sostituito il 13 febbraio dopo che le email hanno rivelato scambi con Epstein che includevano riferimenti a pornografia ed escort. Thomas Pritzker, presidente di Hyatt Hotels, si è dimesso il 16 febbraio. L'ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland è stato incriminato per corruzione aggravata. L'ambasciatrice norvegese Mona Juul ha scoperto che Epstein aveva lasciato cinque milioni di dollari a ciascuno dei suoi figli nel testamento. Jack Lang, ex ministro della cultura francese, si è dimesso dalla guida di un centro culturale parigino.

Il pattern è sempre lo stesso, in ogni caso: prima la negazione, poi la minimizzazione, poi la formula magica "è diventato una distrazione" o "metto gli interessi dell'azienda al primo posto". Mai "ho sbagliato". Mai "sapevo e non ho fatto niente". La decisione di andarsene non è mai etica; è il punto esatto in cui il costo reputazionale supera i benefici residui della posizione occupata. È lo stesso calcolo che per anni ha funzionato nella direzione opposta: tutti sapevano chi era Epstein dopo la condanna del 2008, nessuno ha interrotto i rapporti, perché i benefici del network superavano il costo di associazione con un condannato per reati sessuali su minori.

Mentre il domino Epstein accelerava, a Washington si inaugurava il Board of Peace. Il nome è già un esercizio di comunicazione strategica: chi può essere contro la pace? Trump ha convocato rappresentanti di oltre quaranta paesi, si è autonominato presidente a vita dell'organismo, ha annunciato un contributo americano di dieci miliardi di dollari senza che il Congresso abbia autorizzato la spesa né sia chiaro da dove arriveranno i fondi. Nove paesi hanno promesso altri sette miliardi. Marc Rowan, amministratore delegato di Apollo Global Management e membro del consiglio esecutivo del Board, ha stimato che la costa di Gaza vale almeno cinquanta miliardi di dollari e che nel territorio distrutto ci sono "115 miliardi di valore che devono solo essere sbloccati e finanziati". Tony Blair ha definito il piano di Trump "la migliore e in realtà l'unica speranza per Gaza". Ventimila soldati da paesi a maggioranza musulmana, Indonesia, Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania, formeranno una forza di stabilizzazione internazionale. Hamas ha sessanta giorni per consegnare tutte le armi, comprese le singole Kalashnikov, o Israele riprenderà le operazioni militari su larga scala.

Secondo i dati delle autorità sanitarie palestinesi, più di seicento persone sono state uccise in attacchi israeliani a Gaza dall'inizio del cessate il fuoco. Trump ha definito questi episodi "piccole fiamme". Un padre palestinese intervistato dalla PBS durante il funerale di nove familiari uccisi nei raid del weekend ha detto: "Credete davvero che esista un Board of Peace? Credete che Trump venga a difenderci, lui che fornisce a Israele armi, soldi, protezione e un ombrello internazionale?"

Lo stesso giorno, in sottofondo ma con conseguenze potenzialmente più devastanti di tutto il resto, il Pentagono completava il più grande dispiegamento militare in Medio Oriente dai tempi dell'invasione dell'Iraq nel 2003. Due portaerei nella regione, sottomarini, difese antiaeree aggiuntive, cacciabombardieri. Il tutto in preparazione di un possibile attacco all'Iran che potrebbe scattare in qualsiasi momento, se Trump decide di premere il grilletto. Le opzioni sul tavolo, secondo fonti della CNN e di NBC News, vanno da strike limitati sui siti nucleari a operazioni prolungate di settimane, fino a tentativi di eliminare la leadership iraniana e provocare un cambio di regime. Trump non ha ancora deciso. Due suoi consiglieri hanno paragonato la situazione a quella che ha preceduto sia i bombardamenti sull'Iran di giugno sia la cattura di Maduro in Venezuela: in entrambi i casi, il presidente ha oscillato fino all'ultimo momento prima di dare l'ordine.

L'Iran nel frattempo fortifica i siti nucleari seppellendoli sotto cemento e terra, conduce esercitazioni navali congiunte con la Russia nel Mare di Oman e cerca di comunicare un messaggio preciso: un attacco avrà costi molto più alti di quello di giugno. Il Ramadan è iniziato mercoledì. Le Olimpiadi invernali finiscono domenica. Alcuni funzionari europei hanno detto alla stampa americana che non credono che un attacco avverrà prima della chiusura dei Giochi. Si è parlato di una possibile apparizione a sorpresa di Trump alla finale di hockey su ghiaccio, se gli Stati Uniti si qualificano. Il mondo reale e lo spettacolo si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.

E poi, giovedì sera, la ciliegina. Trump annuncia su Truth Social che ordinerà il rilascio di tutti i file governativi relativi a "vita aliena e extraterrestre, fenomeni aerei non identificati, oggetti volanti non identificati e qualsiasi altra informazione connessa a queste materie altamente complesse, ma estremamente interessanti e importanti". L'annuncio arriva poche ore dopo che Obama, in un podcast, ha detto che gli alieni esistono e che la vita extraterrestre è reale. Trump lo ha immediatamente accusato di aver rivelato informazioni classificate. Poi ha promesso di fare lui stesso quello che accusa Obama di aver fatto.

Il congresista repubblicano Thomas Massie ha commentato: "Hanno schierato l'arma di distrazione di massa definitiva, ma i file Epstein non spariranno nemmeno per gli alieni." Il comico Seth Meyers aveva previsto esattamente questa mossa sette mesi fa, quando aveva detto in diretta televisiva che Trump avrebbe tirato fuori gli UFO per distrarre dai file Epstein. Profezia realizzata con precisione quasi inquietante.

Il contrasto è chirurgico: i file sugli alieni li rilascia "overnight", su richiesta popolare. I file Epstein, tre milioni di pagine su un totale stimato di cinquanta terabyte, vengono centellinati da mesi con pesanti oscuramenti, al punto che un pannello di esperti indipendenti nominato dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha definito quanto emerso finora come una "impresa criminale globale" con atti che potrebbero raggiungere la soglia dei crimini contro l'umanità secondo il diritto internazionale.

Chi opera ai vertici delle decisioni, in qualsiasi settore, dovrebbe fermarsi a osservare quello che questa settimana rivela sulla struttura del potere contemporaneo. Il meccanismo non è la cospirazione; è la competizione per la risorsa più scarsa che esiste, l'attenzione pubblica. Non serve un piano orchestrato: basta che ogni attore persegua il proprio interesse nella stessa finestra temporale. Trump ha bisogno di distrarre dai file Epstein in cui compare il suo nome; Israele ha bisogno del Board of Peace per legittimare la ricostruzione di Gaza sotto i propri termini; l'Iran ha bisogno di mostrare forza per negoziare da una posizione migliore; il sistema giudiziario britannico ha bisogno di dimostrare che nessuno è al di sopra della legge. Ognuno vende la propria merce al mercato. Il risultato aggregato è che nessuna di queste storie riceve l'attenzione critica che meriterebbe.

La lezione non è nuova, ma raramente si manifesta con questa densità: quando tutto è urgente, niente lo è. Il cittadino informato, il decisore strategico, chiunque cerchi di capire cosa sta realmente accadendo, si trova di fronte a una scelta obbligata: selezionare, approfondire, ignorare il rumore. Oppure arrendersi al flusso e lasciare che ogni notizia cancelli quella precedente, come è progettato che accada. Il due per cento dei file Epstein ha già fatto cadere teste in tre continenti. Il restante 98% è ancora lì. Gli alieni, con tutta probabilità, possono aspettare.

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