La tecnologia che uccide Hollywood...per la quarta volta

Ogni dieci anni circa arriva qualcuno a spiegarti che Hollywood è finita. Il meccanismo è preciso, quasi rituale: esce una nuova tecnologia, un gruppo di persone molto intelligenti produce analisi molto convincenti su come il cinema non sarà mai più lo stesso e poi il cinema rimane sostanzialmente lo stesso con qualche effetto speciale in più.
L'ho visto con il CGI puro negli anni Novanta. Quando Final Fantasy: The Spirits Within uscì nel 2001 con attori interamente generati al computer, sembrava la dimostrazione definitiva che la presenza umana sullo schermo fosse diventata opzionale. Il film costò 137 milioni di dollari, ne incassò 85 e portò alla chiusura di Square Pictures, la casa produttrice. Gli attori erano ancora lì.
Poi arrivò Robert Zemeckis con Beowulf nel 2007 e il tentativo si fece più ambizioso: non personaggi inventati ma cloni digitali di attori reali. Anthony Hopkins, Angelina Jolie, Ray Winstone ricreati fotogramma per fotogramma attraverso la motion capture. La tecnologia era impressionante. Il risultato era disturbante nel senso letterale: i personaggi erano abbastanza simili all'umano da creare disagio senza essere abbastanza umani da convincere. I teorici della percezione chiamano questo fenomeno uncanny valley, la valle perturbante in cui qualcosa di quasi-umano produce repulsione invece di empatia. Il film recuperò il budget per un soffio ma Zemeckis abbandonò quella strada e nessuno la riprese seriamente dopo di lui.
Ora tocca all'AI generativa e a Bollywood. L'articolo di Reuters di ieri documenta con precisione quello che sta succedendo negli studi di Bengaluru: costi ridotti a un quinto, tempi di produzione a un quarto, interi film mitologici generati senza set fisici. I numeri sono reali. La tecnologia funziona. E il mercato risponde, almeno inizialmente.
Il caso che vale la pena guardare da vicino è Raanjhanaa. Film del 2013, protagonista Dhanush, finale tragico: il personaggio muore. L'anno scorso Eros Media ha rilasciato una versione con il finale alterato dall'AI, il protagonista apre gli occhi, l'amante sorride tra le lacrime. Il 35% dei biglietti disponibili venduti nel mese di uscita. Dhanush ha protestato pubblicamente dicendo che avevano strappato l'anima al film. Su IMDb la serie AI di Mahabharat, prodotta con la stessa tecnologia, ha 1.4 su 10.
Il mercato ha comprato il biglietto per curiosità . Non ha comprato il film. È la stessa dinamica di Beowulf, stessa valle perturbante, stesso disagio che il pubblico fatica a nominare ma riconosce immediatamente.
Questo è il punto che i produttori di tecnologia tendono a non fare, o fingono di non fare, perché confonderlo è nell'interesse di chi vende gli strumenti. Il terrorismo mediatico che accompagna ogni disruption tecnologica nel cinema non è casuale: serve a creare urgenza negli acquirenti, a far sembrare chi non adotta immediatamente la tecnologia un dinosauro condannato. È una strategia di vendita travestita da analisi industriale. L'ho sentita tre volte già , con linguaggi diversi e tecnologie diverse, e la struttura della narrazione non cambia mai.
Il meccanismo sottostante però non cambia mai perché il pubblico non compra immagini. Compra relazione con una presenza specifica. Shah Rukh Khan vale quello che vale non per come recita ma per quello che è diventato nella testa di centinaia di milioni di persone nel corso di decenni. Quella funzione non è tecnica e non ha soluzione tecnica. Puoi generare un volto perfetto, sincronizzare le labbra in ventidue lingue, eliminare ogni imperfezione fisica. Non puoi generare la storia che un corpo specifico porta con sé, l'accumulo di aspettative e memorie che trasforma un attore in un simbolo culturale.
Bollywood sa il fatto suo, questo è indubbio. Sa come lavorare con budget ridotti, sa come costruire mercati linguistici frammentati, sa come produrre volume. L'AI gli darà strumenti reali per fare meglio quello che già fa, specialmente nel doppiaggio tra le ventidue lingue ufficiali del paese, che è il caso d'uso più solido dell'intero articolo. Ma Hollywood è Hollywood per ragioni che non hanno a che fare con i costi di produzione.
La memoria corta è la vera protagonista di questa storia. Ogni generazione riscopre per la prima volta che la tecnologia potrebbe rendere gli attori superflui e reagisce come se fosse una notizia. Non lo è. È lo stesso film, con effetti speciali diversi.
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