Londra rifornisce in volo i Typhoon sauditi e la gara per i prossimi 54

L'aereo è un Voyager della Royal Air Force, cioè un Airbus A330 trasformato in cisterna volante, che partirà dalla base britannica di Akrotiri, a Cipro, per una fase iniziale di qualche settimana con il compito di tenere più a lungo in volo i caccia Typhoon sauditi. La missione è limitata al supporto degli aerei che difendono il regno da droni e missili, quindi non riguarda gli attacchi contro gli Houthi. Burnham l'ha giustificata con la pressione sul costo della vita e con gli interessi della Gran Bretagna e della regione, dopo che gli Houthi avevano rivendicato attacchi con droni e missili balistici su Riad.
La stampa britannica l'ha liquidata in fretta, tant'è che l'analista Tim Ripley ha parlato di un aumento di capacità marginale mentre sul Telegraph lo spiegamento viene descritto come un segnale politico. Sul piano militare hanno ragione, ma conviene capire perché, dato che il perché porta da un'altra parte.
Un aereo si rifornisce in volo in due modi. Il primo è un'asta rigida, il boom, che l'operatore della cisterna infila in un ricettacolo sul dorso del caccia: è il sistema dell'aviazione americana e degli aerei progettati per lei, come gli F-15. Il secondo è un tubo flessibile che termina con un cestello, dentro cui il pilota del caccia infila la sonda che gli sporge dal muso, ed è quello che usano i caccia europei. Siccome il Voyager della RAF non ha il boom, in pratica può servire circa un terzo dei caccia sauditi e quel terzo sono i Typhoon. Pollard non l'ha nascosto quando ha detto che Londra ha accolto la richiesta saudita per tenere in aria più a lungo i Typhoon di costruzione britannica.
Poi c'è un dettaglio che nei commenti di questi due giorni non ho trovato, ovvero che l'aviazione saudita le cisterne ce le ha già. Tutti i suoi A330 dello stesso tipo montano sia i tubi sia il boom e il 24° squadrone ne opera sei dalla base Prince Sultan di Al Kharj, mentre altri quattro sono in conversione con consegne previste dal 2027. Una lettura operativa sensata esiste comunque, perché un Voyager britannico che si occupa dei Typhoon libera le aste saudite per gli F-15 e in una campagna lunga le ore di volo delle cisterne finiscono prima di quelle dei caccia, anche se resta un aereo in più su sei.
Per capire a cosa serve davvero bisogna guardare un fascicolo che non ha niente di militare.
Riad vola sui Typhoon dal 2008, da quando il contratto Salam firmato nel 2007 per 4,43 miliardi di sterline le ha portato 72 aerei. Nel marzo 2018, durante la visita di Mohammed bin Salman a Londra, BAE Systems annunciò una vendita provvisoria di 48 nuovi Typhoon dentro un accordo da oltre dieci miliardi, che però non si è mai chiuso. Per anni la Germania ha bloccato le consegne all'Arabia Saudita per la guerra in Yemen e per l'omicidio di Jamal Khashoggi, cosicché Riad nel 2023 ha chiesto un'offerta per 54 Rafale e Berlino ha cambiato posizione soltanto a gennaio 2024. Oggi il fabbisogno saudita è di 54 caccia e per coprirlo sono stati valutati anche il Boeing F-15EX e il Rafale di Dassault, mentre nell'estate 2026 un ordine fermo per i nuovi Typhoon ancora non c'era.
Dall'altra parte della trattativa c'è una linea di montaggio. Prima dell'ordine del Qatar del 2017 la produzione di Warton, nel Lancashire, avrebbe dovuto chiudere nel 2022 e oggi i sindacati temono che senza nuovi ordini l'assemblaggio finale resti senza lavoro negli anni Trenta. Warton sta sulla costa della Fylde, fra Preston e Blackpool, a una sessantina di chilometri da Manchester, la città di cui Burnham è stato sindaco metropolitano per quasi dieci anni prima di raccontare a Trump che vuole restituire alla Gran Bretagna fiducia in sé stessa con una direzione chiara e la reindustrializzazione.
A giugno era successa una cosa che va nella direzione opposta. Il 21 giugno 2026 BAE Systems Saudi Arabia ha annunciato che per la prima volta fuori dai paesi costruttori una revisione maggiore da 2.500 ore di volo di un Typhoon è stata completata in Arabia Saudita, dato che Riad sta portando in casa la manutenzione pesante per dipendere meno dai fornitori, come prova a fare ogni cliente di sistemi complessi appena può. Tre mesi dopo, con i droni sopra la capitale, ha dovuto comunque chiedere a Londra un pezzo di logistica che da sola non copriva.
In una gara fra tre caccia il cliente compra l'aereo e compra anche il comportamento del governo del venditore nel giorno in cui serve. Siccome finora gli Stati Uniti hanno respinto le richieste saudite di intervenire direttamente contro gli Houthi, nel settembre 2026 l'unico mezzo militare britannico che vola per Riad funziona soltanto con il caccia britannico. Nessuno ha dovuto scriverlo in una brochure.
Non serve immaginare che a Downing Street qualcuno abbia fatto questo calcolo, perché la struttura lo fa da sola: l'interesse dichiarato, cioè l'energia e le rotte, e quello industriale puntano nella stessa direzione mentre la decisione costa poco a chi la prende, ovvero un aereo per qualche settimana contro un contratto che nel 2018 valeva dieci miliardi. Il costo tuttavia non è zero per chi vola, dato che dopo una missione di sei ore o più gli equipaggi vengono di norma messi a riposo il giorno seguente e a marzo sei aviatori americani sono morti nello schianto di una cisterna KC-135 nell'Iraq occidentale, per cause che non risultano legate ad azioni nemiche. Le cisterne sono aerei grandi e lenti che volano sempre vicino a dove succedono le cose.
La tesi ha un difetto e va detto, perché si può smentire in una sola direzione. Se nei prossimi mesi i 54 caccia andranno all'F-15EX o al Rafale, il Voyager era quello che Pollard ha detto e niente di più. Se invece andranno al Typhoon nessuno potrà dimostrare che la cisterna abbia contato, visto che il Typhoon parte comunque con il vantaggio di infrastrutture, addestramento e supporto già presenti nel regno. Un segnale ben costruito è fatto così: se funziona non lascia prove.
Sul resto della settimana di Burnham basta poco. L'uomo che un tempo diceva che si sarebbe rifiutato di incontrare Trump ci ha parlato di Hormuz e di commercio, ha rifiutato di escludere un impegno a rientrare nell'Unione Europea nel prossimo manifesto laburista e ha scelto come primo atto militare un servizio a un cliente, tanto che dopo due mesi di Downing Street ogni sua mossa tiene aperte più opzioni di quante ne chiuda.
Il Voyager ha una durata dichiarata di qualche settimana, sotto revisione, mentre la richiesta saudita per 54 caccia non ha nessuna scadenza pubblica.