Prima i nostri arriva a Redmond

by Rollo


Prima i nostri arriva a Redmond

Giovedì 8 ottobre il vicepresidente JD Vance ha annunciato che il Dipartimento del lavoro americano smette di accettare e di lavorare le domande PERM di otto aziende. Ci sono Microsoft e Adobe, poi sei grandi società di servizi informatici: Cognizant, Infosys, Tata, Wipro, HCL e Capgemini. Il PERM è la certificazione con cui un datore dimostra che per quel posto non c'è un americano disponibile ed è il primo passaggio obbligato per quasi tutte le green card ottenute attraverso il lavoro. Quanto durerà la sospensione? Finché serve, ha risposto Vance.

L'accusa a Microsoft sta in due numeri messi in colonna, cioè circa 6'000 dipendenti americani licenziati mentre l'azienda otteneva 6'300 visti H-1B. Microsoft ha replicato in poche ore che l'80% di quelle pratiche riguardava persone già in organico. Non sono in grado di dire chi abbia ragione e sospetto che fuori da Redmond per ora non lo sappia nessuno, dato che sulle indagini federali citate come motivo il ministro del lavoro Keith Sonderling non ha dato un solo dettaglio.

Da queste parti, in Svizzera, a ogni "prima i nostri" si risponde d'istinto che i locali quel mestiere non lo sanno o non lo vogliono fare. È la prima cosa che ho pensato anch'io ma in questo caso non funziona, perché i licenziati di Microsoft scrivevano software fino al giorno prima. Vance ha scelto il bersaglio per questo. Del resto la regola che invoca esisteva già, visto che il modulo PERM chiede al datore se nei sei mesi precedenti ha licenziato in quella mansione e in quel caso gli impone di considerare prima chi ha mandato via.

Conviene allora guardare che cosa viene bloccato di preciso. Il visto H-1B è temporaneo e lega il lavoratore all'azienda che lo ha chiesto. La green card fa l'opposto, perché chi diventa residente permanente può cambiare datore e trattare lo stipendio da pari quindi un'azienda che avvia il PERM per un dipendente sta quindi sta rinunciando a tenerlo legato, cosa che Microsoft fa più di ogni altra essendo il primo richiedente del paese. Infosys nel 2025 ha depositato 5'737 pratiche per visti temporanei e nessuna domanda di residenza, il che non è una novità visto che già nel 2013 Ron Hira della Howard University contava sette lavoratori sponsorizzati da Infosys e zero da Tata, che pure erano i due maggiori utilizzatori di H-1B. Cognizant fa eccezione perché di domande ne deposita parecchie. La sospensione chiude dunque il passaggio da temporaneo a stabile e lascia aperto il visto a rotazione, cioè proprio lo strumento che chi teme il lavoro straniero a basso costo dovrebbe guardare per primo.

Poi ci sono le durate. Un H-1B dura al massimo sei anni e oltre quella soglia si proroga soltanto se la pratica di residenza è partita da almeno 365 giorni. Chi ha la domanda già depositata dovrebbe restare coperto anche con la pratica ferma. Chi è stato assunto negli ultimi anni e la domanda non l'ha vista partire ha davanti una scadenza e due uscite, ovvero un concorrente che non sta nell'elenco oppure una sede della stessa Microsoft fuori dagli Stati Uniti.

Sulla seconda uscita esiste una misura. Britta Glennon, della Wharton School, ha incrociato i dati sui visti con quelli sulle filiali estere delle multinazionali americane. Quando nel 2004 il tetto degli H-1B fu abbassato, le aziende che dipendevano di più da quei lavoratori aumentarono l'occupazione nelle sedi estere del 27% in più rispetto alle altre. Le più internazionalizzate assumevano fuori 0,9 persone per ogni visto negato. I paesi erano Canada, India e Cina e l'esempio che lo studio cita è Microsoft a Vancouver, tre ore di macchina da Seattle. Glennon misura i tetti ai visti e non il PERM, quindi il suo lavoro dice qualcosa sul riflesso delle aziende davanti a un divieto. Niente di più.

Per inciso, la foto d'archivio con cui la canadese BNN Bloomberg ha illustrato la notizia mostra Vance che sale sull'Air Force Two alla base di Emmen, canton Lucerna, il 22 giugno scorso. Non c'entra niente ma è da lì che mi è venuto in mente il resto.

Ero in Ticino quando il "prima i nostri" originale andò alle urne e oggi abito nel mendrisiotto, a qualche minuto dalla dogana del Gaggiolo. Nel febbraio 2014 la Svizzera aveva approvato l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. L'attuazione arrivò il 1° luglio 2018 sotto forma di obbligo di annunciare i posti vacanti agli uffici di collocamento, con cinque giorni lavorativi di precedenza per i disoccupati iscritti, limitato ai mestieri con disoccupazione oltre una soglia che dal 2020 è il 5%. Nel 2024 quei mestieri coprivano il 3,2% degli occupati. In Ticino l'iniziativa cantonale passò il 25 settembre 2016 con il 58% dei voti mentre la legge che doveva applicarla fu bocciata dal Gran Consiglio il 21 febbraio 2018. I frontalieri erano 64'885 a fine 2017 e 74'199 nell'autunno del 2021. Da un paio d'anni calano di poco, per ragioni che a sentire i sindacati hanno a che fare col nuovo accordo fiscale con l'Italia.

Londra ha preso un'altra strada. Chiusa la libera circolazione con l'Europa ha allargato i visti per il resto del mondo, fino a un'immigrazione netta di 944'000 persone nell'anno finito a marzo 2023 che è il massimo mai registrato. Ha stretto solo dopo e nel 2024 il saldo è sceso a 345'000.

In tutti e due i paesi lo slogan ha vinto alle urne e poi la domanda di lavoro ha trovato un varco, che a Berna è stato una norma annacquata e a Londra un canale diverso. A Washington il varco per ora manca, a meno che "finché serve" sia il linguaggio di chi prepara una trattativa. Io penso di sì. Vance ha detto che vuole vedere quelle aziende cambiare modo di assumere, che somiglia più a una richiesta che a una sentenza. Se l'accordo arriva avremo il finale svizzero con la scenografia americana.

Chi guida un'azienda che vive di persone arrivate da fuori può ricavarne un'indicazione pratica. Quello che tiene qualcuno in un posto è il permesso stabile, per cui finché quel permesso dipende da un canale che si chiude in conferenza stampa l'ingegnere al quarto anno di visto fa i suoi conti senza aspettare l'esito delle indagini. Gli uffici di Vancouver ci sono già.