Quando il centro-sinistra abbandona la geografia, il populismo arriva a riempirla

I risultati delle elezioni locali britanniche di giovedì raccontano una storia che il commento italiano sta leggendo male. Reform UK ha conquistato Essex, Norfolk, Suffolk, ha ribaltato 47 anni di dominio laburista a Tameside, ha vinto 24 seggi su 25 a Wigan e Leigh. Il Labour, nove mesi dopo aver vinto le politiche con larga maggioranza, è crollato dal 35 percento del 2022 al 20 percento. La narrazione dominante, qui in Italia ancora più che in Gran Bretagna, è la solita: il populismo cavalca il malcontento, i partiti tradizionali devono fare di più, occorre intercettare la rabbia. Tutto questo è vero e tutto questo è inutile, perché descrive il sintomo come se fosse la causa.
Quello che è successo in Inghilterra non è un fenomeno di opinione, è un fenomeno di geografia, che è materia di design sociale, non di comunicazione politica.
Wigan e Leigh sono due ex città minerarie e negli anni cinquanta e sessanta avevano sezioni del partito laburista, circoli di lavoratori, cooperative, club sociali, sale prove sindacali, mutue, biblioteche di quartiere, sedi di patronato. Erano luoghi fisici dove la sinistra esisteva sette giorni su sette, non solo durante la campagna elettorale, tanto che quando un operaio aveva un problema con la pensione, sapeva dove andare, quando un giovane voleva discutere di politica, c'era una porta aperta in via dei Mestieri o equivalente. Quel sistema non era ideologia, era infrastruttura, di fatto era il tessuto fisico che traduceva l'astrazione "centro-sinistra" in qualcosa che il cittadino poteva toccare, varcare, frequentare.
Quel tessuto è stato smantellato in trent'anni, prima per ragioni economiche, poi per scelta strategica dato che Tony Blair, dal 1994 in poi, ha riorientato il Labour verso le classi medie suburbane e i centri urbani professionalizzati; il Partito Democratico italiano ha fatto la stessa cosa, con un decennio di ritardo, dopo le scissioni del 2009 e del 2017. Tra il 2016 e il 2022 il PD ha chiuso oltre mille circoli territoriali, principalmente per ragioni economiche, secondo i dati raccolti da Pagella Politica. Parliamo di mille luoghi fisici scomparsi in sei anni e non è un dettaglio gestionale: è una rinuncia strutturale alla presenza geografica.
Il punto che i commentatori italiani continuano a non vedere è che il populismo non vince perché ha argomenti migliori, vince perché c'è. Reform UK a Clacton ha aperto sedi, sportelli, gruppi WhatsApp di quartiere, eventi nei pub, banchetti al mercato del sabato. Fratelli d'Italia, in tutto il Mezzogiorno e in molte province del Centro, ha fatto la stessa cosa con metodo diverso, occupando lo spazio che il PD aveva lasciato vuoto vent'anni fa. La domanda da porsi non è se questi attori siano benefici o pericolosi; la domanda è perché lo spazio fosse libero.
Più clinicamente, qui opera un meccanismo che gli studiosi della governance dei beni comuni hanno descritto da quarant'anni in altri contesti. Quando un'infrastruttura collettiva viene abbandonata da chi l'aveva costruita, lo spazio non resta vuoto: viene rioccupato, da qualcun altro, con regole diverse. La piazza del paese, il bar dell'ex casa del popolo, il mercato settimanale, la festa patronale, lo stadio della squadra locale: questi non sono dettagli folcloristici, sono nodi di rete in cui si forma l'identità politica quotidiana, ben prima che il cittadino entri in cabina elettorale. Chi presidia quei nodi, vince. Chi li ignora pensando che bastino i talk show e i social, perde. È matematica della rete sociale, non sociologia da bar.
Il caso britannico è particolarmente istruttivo perché il sistema elettorale uninominale amplifica brutalmente questa dinamica. In Italia il proporzionale attutisce l'effetto immediato, ma trasferisce la stessa frattura dentro i partiti, sotto forma di tensione permanente tra l'apparato nazionale e i territori. Il PD vive questa tensione da quindici anni e non ha mai trovato risposta, perché continua a interpretarla come problema di linea politica quando è problema di presenza fisica. La domanda "spostarsi a sinistra o restare al centro" è la domanda sbagliata; la domanda giusta è "perché non siamo più nei posti dove la gente vive".
A questo punto, di solito, si propone la soluzione facile: riaprire le sezioni, tornare nei territori, ricostruire l'infrastruttura. Detto così è retorica che funziona solo se si capisce che cosa si è perso e perché si è perso. La sezione di partito degli anni cinquanta non era una stanza con qualche sedia, era un nodo multifunzionale: faceva consulenza burocratica, organizzava il tempo libero, mediava conflitti di vicinato, gestiva piccole solidarietà economiche, produceva sociabilità . Costava poco perché era sostenuto da una struttura sindacale e cooperativa parallela, da una vera e propria comunità . Quel sistema, nella sua forma originale, non è ricostruibile, perché è scomparso il contesto economico e sociale che lo rendeva possibile.
La domanda vera, allora, è un'altra. Quale forma contemporanea può assumere oggi un'infrastruttura territoriale di sinistra che faccia quello che la sezione faceva nel 1958, ovvero rendere la presenza politica un fatto della vita quotidiana di una comunità , non un evento mediatico? Su questa domanda né il Labour né il PD hanno risposte e finché non ne avranno il populismo continuerà a vincere, in Inghilterra come in Italia e questo indipendentemente dai contenuti delle sue proposte. Non perché sia migliore, ma perché esiste nei luoghi dove l'altra parte non esiste più.
Se questa lettura regge, dovremmo osservare nei prossimi tre anni un fenomeno preciso: anche dopo che gli scandali del governo Starmer si saranno consumati, anche se il Labour cambierà leader e linea politica, Reform consoliderà il voto rurale e delle ex aree industriali. Non lo perderà , perché ormai presidia fisicamente quei territori. Se invece, alle prossime amministrative, Reform crollerà non appena Labour ritrova credibilità nazionale, allora questa lettura è sbagliata e il fenomeno era congiunturale. È una previsione falsificabile e questo è il punto. Le diagnosi che non si possono falsificare sono ideologia. Quelle che si possono falsificare sono analisi.
Resta il dubbio per chiudere. Forse il centro-sinistra europeo non ha più, dentro di sé, le competenze culturali per fare del territorio qualcosa di diverso da una circoscrizione elettorale. Forse il problema non è strategico, è antropologico: una classe dirigente formata negli ultimi trent'anni in università , redazioni, ong, think tank, semplicemente non sa cosa fare quando varca il confine della sua bolla. Non è una colpa, è un dato, ma è il dato da cui qualunque ricostruzione dovrebbe partire, prima ancora di qualunque ragionamento sui temi.
Iscriviti alla newsletter The Clinical Substrate
Ogni venerdì, pattern recognition attraverso i layer che altri non vedono.