Rubio vola a Roma con un mandato impossibile

Venerdì scorso il Pentagono ha confermato il ritiro di cinquemila soldati americani dalla Germania entro i prossimi sei-dodici mesi e la motivazione ufficiale parla di "thorough review of force posture in Europe", linguaggio asettico che evoca pianificazione strategica deliberata. Tuttavia la cronologia, per chi la sa leggere, racconta un'altra storia. Lunedì 28 aprile il cancelliere tedesco Friedrich Merz dichiara che gli Stati Uniti sono "umiliati" dalla leadership iraniana e che Washington non ha una strategia di uscita chiara dalla guerra in corso. Mercoledì Trump annuncia su Truth Social che sta valutando una riduzione della presenza militare in Germania e Venerdì il Pentagono formalizza la decisione. Tre giorni dal commento alla ritorsione; per chiunque osservi il sistema e in particolare per ogni cancelleria europea che potrebbe trovarsi nella posizione di dover criticare pubblicamente la Casa Bianca, il prezzo della voce critica è ora misurabile e immediato.
Il dato in sé non sarebbe nemmeno eccezionale, considerando che la riduzione lascia comunque oltre trentamila soldati americani in Germania, tuttavia diventa eccezionale per quello che rivela tra le righe. Per settantacinque anni l'alleanza atlantica ha funzionato come bene pubblico nel senso tecnico del termine, nel senso di protezione non escludibile e non condizionata al comportamento del singolo alleato in dossier specifici. Si pagavano costi politici di lungo periodo, certo, allineamento sostanziale alle priorità americane, basi sul proprio territorio, acquisti di sistemi d'arma, ma il rapporto restava strutturale, non transazionale. Ora quello a cui stiamo assistendo è la trasformazione di quel bene pubblico in scontrino: protezione contro compliance, ritirabile in caso di critica pubblica e riducibile se il fornitore decide unilateralmente che il prezzo della relazione è cambiato. Non è una sfumatura semantica ma un cambio di fisica del gioco.
Ho lavorato per quarant'anni in settori dove la stabilità delle relazioni di fornitura era il fondamento di tutto il resto e quando un fornitore strategico passa da contratto pluriennale a relazione transazionale revocabile, la prima cosa che fa qualunque cliente competente, anche se ha appena giurato che non lo farebbe mai, è cominciare a costruirsi opzioni. All'inizio costano di più, sono inferiori in qualità e generano frizione interna, ma si fanno comunque, perché il vero costo non è il prodotto sostitutivo: è la volatilità dell'asimmetria informativa. Quando non sai più se domani il fornitore deciderà che la tua ultima dichiarazione lo ha offeso, la sola minaccia diventa essa stessa un costo permanente che si capitalizza ogni giorno.
L'Europa è ora esattamente in quella posizione e la cosa interessante, che pochi commentatori stanno notando, è che gli Stati Uniti hanno passato gli ultimi tre presidenti a chiedere agli alleati europei di costruirsi capacità autonome di difesa, salvo poi scoraggiare attivamente ogni iniziativa concreta in quella direzione, dal fondo PESCO alla Defense Industrial Strategy europea. Adesso, attraverso la trasformazione punitiva del rapporto, stanno producendo esattamente il risultato che a parole desideravano con la differenza che lo stanno producendo nel modo più costoso possibile per entrambe le parti, perché il riarmo europeo che emergerà non sarà complementare ma sostitutivo, non integrato, ma sicuramente diffidente.
Trump ha dichiarato giovedì 30 aprile, riferendosi a Italia e Spagna, "yeah, I probably will, look, why shouldn't I?". Sull'Italia ha aggiunto che Roma "non c'è stata per noi" sul fronte iraniano, riferendosi al rifiuto italiano di concedere l'uso di una base in Sicilia per operazioni contro l'Iran. Per chi ha seguito le news, la motivazione tecnica fornita dal governo Meloni era che mancavano le autorizzazioni procedurali corrette, formula che nel linguaggio diplomatico significa "no" senza dirlo apertamente". Trump ha capito perfettamente e sui rapporti personali, dopo la difesa che Meloni ha fatto del Papa, il presidente americano ha detto a Corriere della Sera di trovare la premier italiana "unacceptable", aggiungendo che "non le importa se l'Iran ha l'arma nucleare". Per chi conosce i codici delle relazioni bilaterali, è un livello di attacco personale che non si registrava con un capo di governo italiano dai tempi di Berlusconi e mai con questi toni.
In questo contesto Marco Rubio atterra a Roma giovedì 7 maggio con una missione ufficiale che definirei impossibile: ricucire i rapporti col Vaticano dopo gli attacchi di Trump a Papa Leone XIV e parlare con Meloni il giorno successivo. Rubio è cattolico osservante, ha visitato il Vaticano almeno tre volte da quando è Segretario di Stato e si trova nella posizione paradossale di dover rappresentare un'amministrazione che ha appena definito "terribile" il primo Papa americano della storia, mentre tenta di calmare una premier italiana che è stata pubblicamente umiliata dal suo presidente e contemporaneamente minacciata di ritiro truppe. È diplomazia che si autocannibalizza in tempo reale, perché ogni messaggio rassicurante che Rubio porterà a Roma viene già contraddetto dai post che Trump pubblica mentre lui è in volo. A volte la realtà supera la fantasia e qui siamo ben oltre l'immaginazione di qualunque sceneggiatore di Hollywood.
Papa Leone, dal canto suo, è americano, conosce perfettamente le dinamiche politiche interne agli Stati Uniti e sa che la sua voce ha peso elettorale specifico nel cattolicesimo americano. Le sue critiche alla guerra in Iran non sono state retorica generica ma sono state interventi calibrati che hanno costretto Trump a una risposta scomposta, regalando al Pontefice una posizione di leverage morale che pochi predecessori hanno avuto verso un'amministrazione USA. Quando Rubio entrerà nelle stanze vaticane, troverà un interlocutore che sa esattamente quanto vale la situazione e che non ha alcun incentivo a regalare assoluzioni gratuite per cui una tirata d'orecchie diplomatica in piena regola è non solo probabile ma strutturalmente prevedibile.
C'è poi un terzo elemento che cambia il quadro e che quasi nessun commentatore italiano sta valutando e cioè che il Pentagono ha comunicato in queste settimane a Regno Unito, Polonia e Lituania che le consegne di munizioni saranno ritardate. Il motivo: il consumo americano di intercettori Patriot e missili HIMARS nel Golfo Persico, in supporto alle operazioni contro l'Iran e alla difesa degli alleati del Golfo, ha raggiunto livelli che il Center for Strategic and International Studies definisce "staggering burn-rate". L'Ucraina, già in carenza cronica, peggiorerà , Polonia e Paesi baltici, che hanno costruito le loro postazioni di deterrenza anti-russa proprio sull'assunto della disponibilità americana di questi sistemi, scoprono adesso che la fabbrica USA non regge tre fronti simultanei.
Questo è il vincolo che rende il pattern strutturale e non solo politico. Anche se domani Trump cambiasse linea, anche se Rubio riuscisse miracolosamente a ricomporre tutti i dossier aperti, anche se Meloni e Sánchez accettassero qualsiasi condizione fosse imposta, la capacità industriale americana di proteggere simultaneamente Pacifico, Golfo e fronte est europeo non esiste più. La protezione si sta esaurendo per ragioni industriali prima che politiche e questo significa che ogni governo europeo, anche quelli più atlantisti, sta facendo i conti che farebbe qualunque amministratore delegato di fronte a un fornitore che annuncia simultaneamente di voler aumentare i prezzi e di non poter garantire le forniture: si comincia a diversificare, anche se costa, anche se la diversificazione è inferiore, magari rompendo le relazioni storiche.
Il riarmo europeo accelererà e ça va sans dire, lo farà nel modo più costoso, più frammentato e ridondante possibile, perché ogni Paese cercherà la propria autonomia industriale invece di costruire capacità integrate, dato che la lezione tedesca ha insegnato che dipendere da un fornitore esterno è ormai un rischio strategico. La Francia spingerà sulla propria filiera, Berlino accelererà su Rheinmetall e KNDS, l'Italia cercherà di valorizzare Leonardo, la Polonia diversificherà tra Corea del Sud e produzione domestica. Alla fine spenderà più del necessario per ottenere meno capacità di quella che si avrebbe con coordinamento, ma si farà lo stesso, perché l'alternativa, ovvero dipendere da un alleato che ha appena dimostrato di trattare la dipendenza come leva ricattatoria, non è più accettabile per nessuno.
Cosa osservare nei prossimi sessanta giorni per testare se questa lettura regge.
Primo: se gli annunci di spesa militare in Italia, Spagna e Germania accelerano oltre i piani già esistenti, il pattern è confermato.
Secondo: se aumentano significativamente gli ordini europei verso fornitori non americani, in particolare coreani, israeliani e giapponesi, si vedrà la diversificazione attiva.
Terzo: se nei summit NATO dei prossimi mesi emergono iniziative di "European pillar" sostanziali e non simboliche, anche contro la volontà americana, significa che la trasformazione dell'alleanza è entrata nella fase irreversibile.
Se invece nei prossimi mesi vedremo un ripiegamento, nuove rassicurazioni, ritiro silenzioso degli annunci punitivi, allora la lettura andrà rivista e l'episodio si rivelerà più tattico che strutturale.
Personalmente, da Italiano che conosce sia Roma sia Washington abbastanza bene, ho un sospetto e sono abbastanza sicuro che quando Rubio uscirà dall'incontro con Meloni venerdì 8 maggio, le dichiarazioni saranno calibrate per minimizzare la frattura, anche se la frattura è già avvenuta, qualche giorno fa, nel momento esatto in cui Trump ha trasformato un'alleanza strutturale in una relazione condizionale. Quello che vedremo nei prossimi mesi non è la riparazione, ma il lento consolidamento di un' Europa che si scopre, contro la propria volontà e con costi enormi, finalmente costretta a prendere sul serio la propria sicurezza.
Rubio è un buon diplomatico, cattolico osservante, abituato a navigare situazioni complesse, ma nessun diplomatico può ricomporre quello che il suo presidente continua a rompere mentre lui è in volo ed Il mandato che gli è stato dato non è impossibile per debolezza personale: è impossibile perché contiene una contraddizione strutturale che nessuna abilità individuale può risolvere.
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