Senza ctrl+Z

by Rollo


Senza ctrl+Z

C'è un negozio a Covent Garden, a Londra, che si chiama Choosing Keeping. Occupa un angolo di Tower Street dal 2012, proprio nell'anno in cui gli smartphone stavano divorando le ultime sacche di resistenza analogica. Vende carte giapponesi serigrafate, acquarelli toscani, portapennini torniti a mano, inchiostri di ogni colore. Quando ci entri la prima volta, la reazione istintiva è pensare che sia un museo, un residuato di un'epoca che non esiste più. E invece 142.000 persone seguono il suo profilo Instagram, i giovani adulti sono una fetta crescente della clientela, e il negozio non solo sopravvive ma prospera. Qualcosa non torna nella narrazione che davamo per scontata, quella della digitalizzazione inevitabile e senza ritorno.

Il fenomeno ha numeri che meritano attenzione. Il report Pinterest Predicts 2026, basato sui comportamenti di ricerca di una piattaforma dove la generazione Z rappresenta il 42% degli utenti, registra un aumento del 110% nelle ricerche legate alla posta tradizionale, del 105% per francobolli decorativi, del 45% per lettere scritte a mano e del 35% per corrispondenti epistolari. Un quarto degli utenti sotto i trent'anni dichiara di aver riscoperto la scrittura di lettere. Non stiamo parlando di un vezzo estetico marginale: Etsy riporta un aumento del 40% dei negozi a tema analogico, e il fenomeno è stato identificato come tendenza culturale principale nel Future 100 Report di VML per il 2025. Il mercato globale delle stilografiche, che qualsiasi analista avrebbe dato per morto dieci anni fa, cresce stabilmente e vale ormai circa un miliardo di dollari, con i giovani adulti tra i segmenti in espansione più rapida.

E qui emerge il paradosso che rende la cosa davvero interessante. Secondo uno studio dell'Università di Stavanger, circa il 40% della generazione Z ha difficoltà con competenze base di scrittura a mano. È la stessa generazione che ora sta cercando attivamente di riacquisire quella capacità. Non è nostalgia: la nostalgia presuppone un ricordo. Per molti di questi ventenni, la scrittura a mano non è qualcosa che hanno perso; è qualcosa che non hanno mai posseduto davvero. Stanno scoprendo, non riscoprendo. E questo cambia radicalmente la natura del fenomeno.

Per capire cosa sta succedendo serve guardare dove i giornalisti di tendenza non guardano, cioè dentro il cervello. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology dai ricercatori Van der Weel e Van der Meer dell'Università Norvegese di Scienza e Tecnologia ha monitorato l'attività cerebrale di 36 studenti universitari mentre scrivevano a mano e mentre battevano sulla tastiera. I risultati sono inequivocabili: la scrittura a mano attiva una rete cerebrale enormemente più ampia e interconnessa, coinvolgendo simultaneamente regioni motorie, visive, sensoriali e legate alla memoria. La tastiera, per confronto, produce un coinvolgimento cognitivo più passivo, più ristretto. Come spiega Van der Meer, quando scrivi a mano la lettera "A" il corpo vive un'esperienza completamente diversa dalla lettera "B"; quando batti sulla tastiera, è lo stesso movimento ripetitivo del dito indipendentemente da cosa stai scrivendo. Una rassegna sistematica del 2025 pubblicata sulla rivista Life conferma il quadro: la scrittura a mano attiva reti cerebrali più ampie coinvolte nell'elaborazione motoria, sensoriale e cognitiva, mentre la digitazione produce un coinvolgimento neurale più limitato.

Chi usa una stilografica a stantuffo, una Pelikan Souverän o una Pilot Custom 823 scelta con cognizione di causa e non la Montblanc da 800 euro che gli arricchiti di prima generazione esibiscono senza sapere nemmeno che pennino montano, conosce un'esperienza che questi studi cominciano a spiegare scientificamente. C'è qualcosa nel gesto di riempire il serbatoio, nell'attesa che l'inchiostro fluisca, nella pressione calibrata sul foglio, che costringe il pensiero a rallentare fino a coincidere con il movimento della mano. L'assenza di ctrl+Z non è un limite: è un vincolo progettuale che migliora la qualità del risultato. Se non puoi cancellare facilmente, devi pensare prima di scrivere. La frase deve formarsi nella mente prima di raggiungere la carta. È un principio che qualsiasi progettista di sistemi riconosce immediatamente: i vincoli giusti producono risultati superiori.

Questo è il meccanismo che la narrazione dominante sulla disintossicazione digitale non riesce a catturare. Non si tratta di staccare dagli schermi per stare meglio, come se fosse una questione di igiene. Si tratta di un ricalibramento cognitivo che avviene attraverso la reintroduzione di attrito intenzionale. L'intero ecosistema digitale è progettato per eliminare l'attrito: scrivere è istantaneo, cancellare è istantaneo, inviare è istantaneo. Ma l'attrito, nel processo cognitivo, ha una funzione precisa. Costringe all'elaborazione profonda. Obbliga a scegliere le parole con più cura. Impone una sequenza temporale che il cervello utilizza per consolidare memoria e comprensione.

Lo schema è riconoscibile se si guarda altrove. Quando lo streaming musicale ha raggiunto la saturazione, il vinile è tornato; non come sostituto, ma come complemento cognitivo e sensoriale. Non si ascolta un disco in vinile per comodità; lo si ascolta perché il rituale della selezione, del posizionamento, dell'attesa che la puntina tocchi il solco, crea un'esperienza di ascolto che lo streaming per definizione non può produrre. Lo stesso meccanismo opera oggi con carta e penna rispetto alla scrittura digitale. E non è un caso che entrambe le rinascite coincidano con il momento di massima saturazione della rispettiva tecnologia sostitutiva. Lo streaming ha saturato con le playlist infinite generate dall'algoritmo; la scrittura digitale sta saturando ora con l'intelligenza artificiale che genera testo a comando. Più il testo digitale diventa facile, economico e onnipresente, più il testo scritto a mano acquisisce valore per scarsità e intenzionalità.

Un articolo del Boston Globe di gennaio 2026 documenta come comunità intere stiano nascendo intorno a questi rituali analogici. Esistono circoli di macchine da scrivere come Type Pals, comunità su Instagram come la Wax Seal Guild, fiere della stampa analogica, caffè dove si paga a ore per scrivere lettere in silenzio con macchine da scrivere e stilografiche a disposizione. I sigilli di ceralacca, che per secoli hanno garantito l'autenticità e la riservatezza della corrispondenza, stanno vivendo una seconda vita come pratica meditativa e creativa. Fortune riporta che su Instagram e TikTok prosperano comunità dedicate alla calligrafia e alla ceralacca, e che il fenomeno sta attraversando fasce d'età diverse. Come sintetizza una ventottenne canadese fondatrice di un circolo postale con migliaia di iscritti: "Le ragazze vanno in analogico nel 2026."

La cosa che colpisce, osservando il fenomeno dal punto di vista della progettazione dei sistemi, è che non si tratta di un rifiuto della tecnologia. È l'esatto contrario: è un utilizzo sofisticato della tecnologia precedente come strumento di potenziamento cognitivo. Chi scrive lettere a mano nel 2026 spesso le fotografa per condividerle su Instagram, usa TikTok per imparare tecniche di calligrafia, acquista inchiostri e carte su piattaforme di commercio elettronico. Il digitale non viene abbandonato; viene riposizionato. Passa da ambiente totale a strumento tra strumenti. E l'analogico, da residuato del passato, diventa tecnologia di pregio per il pensiero profondo.

C'è una lezione più ampia qui, per chi progetta sistemi o prende decisioni strategiche. Ogni volta che una tecnologia elimina completamente l'attrito da un processo, alla lunga produce due effetti: democratizza l'accesso al livello base di quel processo, e simultaneamente crea domanda per una versione ad alto attrito dello stesso processo, destinata a chi cerca qualità superiore. La posta elettronica ha reso la comunicazione scritta istantanea e gratuita per tutti; e proprio per questo una lettera scritta a mano con una stilografica su carta di qualità è diventata un segnale di investimento personale impossibile da replicare digitalmente. Più ChatGPT rende facile generare mille parole in tre secondi, più cento parole scritte lentamente a mano su un foglio acquistano peso specifico.

Se questo schema regge, e la storia suggerisce che regge piuttosto bene, quello che stiamo osservando non è una moda passeggera ma l'inizio di una riconfigurazione permanente del rapporto tra velocità e profondità, tra frizione e pensiero, tra mano e mente. L'economia dell'attenzione aveva scommesso tutto sulla velocità. La prossima fase potrebbe premiare chi sa rallentare deliberatamente, perché in un mondo dove tutti possono scrivere velocemente, saper pensare lentamente diventa il vero vantaggio competitivo.

Il che ci riporta a quel negozio d'angolo a Covent Garden, che nel 2012 sembrava un anacronismo e nel 2026 sembra una profezia. I fondatori di Choosing Keeping hanno spiegato il nome così: volevano che i clienti fossero "attenti e consapevoli nelle loro scelte, e che onorassero e custodissero i loro acquisti nel tempo, dunque scegliendo e conservando." In un'epoca che ottimizza tutto per il consumo rapido e lo scarto immediato, scegliere con cura e conservare con intenzione non è nostalgia. È la forma più radicale di resistenza cognitiva disponibile. E forse anche la più piacevole.

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