L'allievo ha superato il maestro: Ep. II

Tre giorni fa ho pubblicato un post intitolato "L'allievo non ha superato il maestro, ha comprato la scuola". Raccontava cent'anni di storia dell'industria dei contenuti come un thriller con un finale a sorpresa: Netflix che acquista Warner Bros. per 82,7 miliardi di dollari. Il disruptor che compra il legacy. L'inversione totale della catena del valore. Il cigno nero.
Concludevo con una nota di umiltà : anche chi passa la vita a riconoscere pattern ogni tanto rimane spiazzato.
Non sapevo quanto sarebbe stata profetica quella frase.
Lunedì 8 dicembre, mentre il post circolava ancora, Paramount ha lanciato un'offerta ostile da 108,4 miliardi di dollari per strappare Warner dalle mani di Netflix. Non una controproposta educata. Un assalto frontale, direttamente agli azionisti, scavalcando il management.
Il film non era finito. E' diventato una serie e noi stavamo solo guardando il primo peisodio.
Il colpo di scena che nessuno aveva previsto...di nuovo
Mettiamo in ordine i fatti, perché la velocità degli eventi è vertiginosa.
Venerdì 5 dicembre: Netflix annuncia l'acquisizione di Warner Bros., inclusi HBO, HBO Max, DC Comics e l'intero catalogo, per 82,7 miliardi. Il mercato applaude. Gli analisti parlano di "nuovo capitolo per Hollywood". Io scrivo un post sulla vittoria dell'allievo che compra la scuola.
Lunedì 8 dicembre: Paramount lancia un'offerta ostile da 108,4 miliardi, tutto in cash, per l'intera Warner Bros. Discovery, incluse le reti televisive che Netflix non voleva. David Ellison, CEO di Paramount e figlio di Larry Ellison (fondatore di Oracle, secondo uomo più ricco del pianeta con 277 miliardi di patrimonio), annuncia: "Siamo qui per finire quello che abbiamo iniziato".
La differenza tra le due offerte è sostanziale. Netflix offriva 27,75 dollari per azione, di cui 23,25 in cash e 4,50 in azioni Netflix. Paramount offre 30 dollari per azione, tutto cash. Sono 18 miliardi in più, senza il rischio legato alla volatilità del titolo Netflix.
Ma la vera differenza non è nei numeri. È nella natura dell'operazione.
Segui i soldi e troverai il Golfo
Un'offerta da 108 miliardi non si improvvisa. Paramount, fino a ieri, era la major messa peggio finanziariamente tra tutte. Come può lanciare un'offerta del genere?
La risposta è nei documenti depositati alla SEC, e racconta una storia che va ben oltre Hollywood.
L'offerta è sostenuta da:
- La famiglia Ellison e RedBird Capital per 40,7 miliardi di equity
- 54 miliardi di debito da Bank of America, Citi e Apollo Global Management
- 24 miliardi dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi
- Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner, genero del Presidente Trump
Rileggete l'ultimo punto. Il fondo di investimento del genero del Presidente degli Stati Uniti è tra i finanziatori di un'offerta ostile per uno dei più grandi conglomerati media americani.
David Ellison era al Kennedy Center con Trump la sera del 7 dicembre, poche ore prima dell'annuncio. Larry Ellison, suo padre, ha legami documentati con l'amministrazione Trump. E Trump stesso, interpellato sulla questione, ha detto che l'accordo Netflix "could be a problem" per ragioni antitrust.
Non stiamo più parlando di streaming wars. Stiamo parlando di geopolitica dei contenuti.
Il pattern dei dinosauri che ballano
C'è un pattern ricorrente nelle industrie in declino strutturale: quando due aziende deboli si fondono, non creano un'azienda forte. Creano un dinosauro più grosso che affonda più lentamente.
Paramount più Warner Bros. Discovery sarebbe esattamente questo. Due servizi streaming in perdita (Paramount+ e Max) da unificare. Due cataloghi di reti via cavo in declino terminale (CNN, TNT, TBS, MTV, Nickelodeon) da "razionalizzare". Due montagne di debito da sommare.
David Ellison lo presenta come "la creazione di un vero competitore per Netflix e Amazon". Gli analisti più cinici lo vedono come il tentativo di costruire qualcosa di "too big to fail", troppo grande per fallire, nella speranza che le dimensioni da sole garantiscano la sopravvivenza.
Il problema è che le dimensioni non hanno salvato AOL-Time Warner. Non hanno salvato AT&T-Time Warner. Non salveranno Paramount-Warner.
Ma forse la salvezza non è l'obiettivo.
La vera partita: chi controlla la narrazione americana?
Fermiamoci un momento a guardare chi sono i veri attori in questa partita.
Da un lato, Netflix. Un'azienda tecnologica californiana, costruita sulla disruption, guidata da manager che hanno passato vent'anni a imparare il mestiere dei contenuti. Quando Netflix compra Warner, compra competenza che già possiede. È integrazione verticale classica: il distributore che acquisisce il fornitore per controllare l'intera catena.
Dall'altro lato, un consorzio che include il secondo uomo più ricco del mondo (Larry Ellison), tre fondi sovrani del Golfo Persico, il genero del Presidente degli Stati Uniti, e una major cinematografica usata come veicolo. Quando questo consorzio compra Warner, cosa compra esattamente?
CNN. HBO. DC Comics. Harry Potter. Il catalogo Warner Bros. Le news, l'intrattenimento premium, i supereroi, la magia. In altre parole: una fetta significativa dell'immaginario collettivo occidentale.
Non voglio scivolare nel complottismo. I fondi sovrani del Golfo investono in tutto, dai club di calcio ai grattacieli di Manhattan. Jared Kushner gestisce un fondo di investimento legittimo. Larry Ellison è un imprenditore che cerca rendimenti.
Ma quando la Casa Bianca ha opinioni pubbliche su quale azienda dovrebbe comprare quale studio cinematografico, siamo in un territorio nuovo. Quando fondi legati a governi stranieri finanziano l'acquisizione di macchine narrative americane, le domande sono legittime.
Il contenuto, come scrivevo nel post precedente, è paziente. Ma è anche potente. Chi lo controlla, controlla le storie che ci raccontiamo su noi stessi.
Lo scenario più probabile: il caos prolungato
Proviamo a tracciare le traiettorie possibili.
Scenario A: vince Netflix. Gli azionisti di Warner rifiutano l'offerta Paramount, il deal con Netflix procede, i regolatori approvano dopo 12-18 mesi di scrutinio. Netflix diventa il colosso indiscusso dello streaming globale con 400+ milioni di abbonati potenziali e un catalogo che va da Stranger Things a Harry Potter. Paramount resta sola, indebolita, probabilmente destinata a essere acquisita da qualcun altro.
Scenario B: vince Paramount. Gli azionisti di Warner accettano i 30 dollari cash, il board viene scavalcato, il deal con Netflix salta (con 5,8 miliardi di breakup fee pagati a Warner). Nasce un conglomerato media tradizionale gigantesco, carico di debito, con la sfida impossibile di integrare due culture aziendali, due piattaforme streaming, due reti di distribuzione. Netflix perde la partita ma resta dominante nel suo territorio.
Scenario C: il caos prolungato. È lo scenario più probabile. Mesi di battaglie legali. Indagini antitrust su entrambi i deal. Lobbying a Washington. Pressioni politiche. Incertezza per dipendenti, talenti, partner. Paralisi creativa mentre i manager sono impegnati in war room invece che a fare film e serie.
E mentre i dinosauri si scannano per il trono, chi ne beneficia?
Netflix, paradossalmente. Anche se perde Warner, i suoi concorrenti passeranno i prossimi due anni a litigare tra loro invece di competere con lei.
Amazon. Che ha già comprato MGM e può permettersi di aspettare.
Apple. Che ha le tasche più profonde di tutti e non ha fretta.
I veri vincitori della guerra dei dinosauri sono quelli che non partecipano alla guerra.
La lezione per chi osserva i sistemi
Torno al punto di partenza: i pattern.
Il post precedente identificava un pattern secolare (il contenuto che cambia padrone finché non trova qualcuno che lo capisce) e un cigno nero (il disruptor che compra il legacy). Era un'analisi corretta, ma incompleta.
Il pattern più profondo, che non avevo visto, è questo: quando un asset diventa abbastanza prezioso, attira attori che non appartengono al sistema originale.
Per cent'anni, Hollywood è stata comprata e venduta da conglomerati industriali, telco, fondi di investimento. Tutti attori economici con logiche economiche. Anche Netflix, per quanto disruptiva, è un attore economico con logiche economiche.
Ma quando entrano in gioco fondi sovrani, connessioni politiche dirette con la Casa Bianca, e la domanda implicita "chi controlla le storie che l'America racconta a se stessa", siamo in un territorio diverso.
Non è più solo business. È potere.
E il potere, a differenza del business, non segue pattern prevedibili. Il potere crea i propri pattern.
Come finisce il film?
Non lo so.
È la seconda volta in una settimana che ammetto di non saperlo, e comincio a pensare che questa sia la vera lezione.
Chi analizza sistemi per mestiere sviluppa una certa arroganza epistemica. Vedi abbastanza pattern, e inizi a credere che tutti gli eventi futuri siano variazioni di eventi passati. AOL-Time Warner è fallita, quindi Paramount-Warner fallirà . Netflix ha vinto la guerra dello streaming, quindi Netflix vincerà questa battaglia.
Ma ogni tanto il sistema produce qualcosa di genuinamente nuovo. Una configurazione di forze che non ha precedenti esatti. Un momento in cui troppi attori potenti vogliono la stessa cosa per ragioni diverse, e il risultato è imprevedibile.
Questo è uno di quei momenti.
Il contenuto è ancora il re. Ma la corte è diventata molto più affollata, e alcuni dei nuovi cortigiani giocano con regole che non conosciamo ancora.
Restate sintonizzati. L'Episodio III arriverà , che lo vogliamo o no.
Nota per chi ha letto il post precedente
Se tre giorni fa vi ho raccontato una storia con un finale, mi scuso. Non era il finale. Era solo il momento in cui i titoli di coda sembravano pronti a scorrere, prima che qualcuno accendesse le luci in sala e annunciasse: "C'è una scena post-credits. Anzi, c'è un altro episodio".
Continuate a seguire. La realtà sta scrivendo una sceneggiatura migliore di qualsiasi sceneggiatore.
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